Cosa è successo alle comunali?

Una seria analisi del voto è necessaria per ripartire imparando dagli errori commessi. In questa pagina pubblichiamo i primi dati che abbiamo raccolto e presentato lunedì 17 luglio, nelle prossime settimane la arricchieremo con altri dati e ci concentreremo su altri aspetti del voto. Puoi partecipare alla discussione, anche online, commentando e fornendo spunti qui > Partecipa

 

Elezioni comunali dal 1993

Bucci, con 89 mila voti al 1º turno e 112 mila 2º, è il sindaco meno votato di Genova dall’introduzione dell’elezione diretta, oltreché il primo di centrodestra. Guardando alle percentuali (39% in prima battuta e 55 al ballottaggio), solo Pericu nel 1997 fece peggio (34 e 52%) ma con il fronte del centrosinistra diviso in tre grandi blocchi, mentre Vincenzi nel 2002 fu eletta immediatamente col 51%. Il risultato è un miglioramento su quello di Musso–Vinai–Rixi, divisi, nel 2012, il minimo storico per il centrodestra in città: 3 mila voti in più al 1º turno e, soprattutto, 35 mila in più sul ballottaggio. Oltre il capitombolo del 2012, il centrodestra, unito o diviso che fosse, non è mai sceso sotto il 35% dei consensi; nel 2002 a fronte dell’exploit di Pericu lo schieramento diviso tra Magnani e Castellaneta raggiunse il 36% pari a 125 mila suffragi. L’unico altro candidato unitario del centrodestra che si sia presentato alle comunali genovesi in una generazione, parliamo ancora di Musso ma nel 2007 (da notare, prima dell’arrivo del M5S), raggiunse 142 mila voti, oltre una volta e mezzo i consensi di Bucci per 53 mila suffragi in più. Ben più serio il discorso per Crivello e il centrosinistra, sia i voti ottenuti al 1º turno sia quelli del ballottaggio sono due minimi storici. Abbiamo già citato il 34% di Pericu venti anni fa, che però con 130 mila voti fece fronte a un blocco di centrosinistra diviso in tre che pesava complessivamente il 57% e arrivò primo con 15 punti percentuali di distacco su Castellaneta; oggi il centrosinistra in città ha a malapena raggiunto il 40%, sommando Putti e Merella. I voti di Crivello al 1º turno pesano il 60% dei consensi di Doria nel 2012 (51 mila voti in meno), il 48% di quelli di Vincenzi dieci anni fa (82 mila voti in meno), il 36% del risultato di Pericu nel 2002 (134 mila voti in meno). Pure considerando che i tre predecessori di Bucci hanno schierato una coalizione di centrosinistra unita, la somma Crivello–Putti–Meralla non tiene il passo: sono 36 mila, 67 mila e 119 mila i voti persi rispettivamente.

I voti possono essere letti anche in rapporto al totale degli elettori. Scopriamo così che nessuno degli ultimi cinque sindaci è stato votato al primo turno da più del 40% degli aventi diritto. Solo Sansa è stato in grado di raggiungere il 41% grazie al ballottaggio, nel 1993.

L’ultimo dato numerico interessante riguarda il ricambio di primi cittadini nella nostra città, benché la coalizione non sia cambiata solo adesso. In sei elezioni i Genovesi hanno eletto cinque sindaci differenti, solo Pericu è stato riconfermato. Sansa fu sostituito dalla sua coalizione e perse le elezioni arrivando 4º, Vincenzi perse le primarie interne contro Doria e quest’ultimo si è ritirato.

 

Affluenza

La contrazione dei consensi in numero assoluto per il sindaco eletto e i due schieramenti principali è senza dubbio imputabile al calo degli elettori nel complesso. Di elezione in elezione sono venuti meno dalle liste elettorali almeno 20 mila iscritti, nel 2017 per la prima volta il calo è stato contenuto sotto questa soglia, a 13 mila elettori in meno. Nell’arco di una generazione parliamo di 107 mila elettori persi, quasi un quinto del numero del 1993. La contrazione degli elettori peraltro non è compensata dal fenomeno migratorio, quindi è più drastica rispetto all’andamento della popolazione complessiva.

In aggiunta è costantemente calata l’affluenza: nel 1997 quasi 10 punti percentuali in meno sul ’93, poi dopo un rallentamento una costante diminuzione di 5-7 punti alla volta dal 2007. È un fenomeno che sembra del tutto immune al contesto cittadino. Non rileva che si candidino persone popolari, che il sindaco in carica polarizzi in positivo o in negativo il consenso, che la competizione sia aperta e i toni della campagna accesi: l’affluenza scende in ogni caso. Un lieve sussulto forse lo abbiamo visto al ballottaggio del 2017, dove hanno votato più persone rispetto al 2012 (43 contro 39%) e il calo dal 1º turno è stato contenuto nei 6 punti percentuali (quasi come nel 1993, quando fu di 5 punti), a fronte dei 10 del ballottaggio del 1997 e dei 16 del 2012 (che però era in effetti possibile considerare una partita chiusa di fatto, con Doria che aveva oltre il triplo dei voti del suo concorrente).  

Sapendo che la propensione a votare è scesa in Italia per ogni genere di consultazione, possiamo chiederci se il calo dell’affluenza alle comunali genovesi sia particolarmente più acuto. Confrontando il dato nelle ultime sei consultazioni con alcuni grandi comuni del Centro-Nord (Padova per il Veneto, perché a sostanziale parità di abitanti con il capoluogo dal 2017 vota appaiata con Genova ed ha un tessuto politico più simile a quello della nostra città rispetto a Verona) vediamo che la risposta è affermativa. Nel corso del ciclo, Genova è l’unico comune dove l’affluenza sia sempre scesa (tenendo presente che nel 2001 Torino e Milano hanno votato con le elezioni nazionali) e si ritrova oggi con un dato di 31 punti inferiore al 1993: a Bologna la percentuale è calata di 20 punti, a Bologna di 27.

Il valore potrebbe scendere ancora: all’elezione del sindaco di Los Angeles nel 2017 ha partecipato l’11% degli aventi diritto. Un sondaggio USC Dornsife/California Community Foundation/Los Angeles Times svolto nella Contea di Los Angeles nell’Ottobre 2015 aveva indicato come il 67% delle persone sarebbe mossa a coinvolgersi di più se sapesse di poter determinare una differenza. Non solo negli USA le elezioni comunali richiamano meno elettori, in questo incide sicuramente una minore presenza di elettori militanti comune alle democrazie occidentali oggi, ma sarebbe interessante scoprire in quale misura, in particolare a Genova, mancanza di fiducia nelle istituzioni locali e nelle possibilità d’incidere nelle scelte a livello comunale contribuiscano al più brusco calo di votanti. A livello di quartiere, la propensione al voto è abbastanza statica e non segue la demarcazione dei quartieri più e meno benestanti.

Risultati nei quartieri Il primo dato è che Bucci e Crivello sono gli unici ad aver vinto nei quartieri, Bucci nella maggioranza di questi dal Centro Ovest verso il Levante. A parte i tre quartieri del Centro storico e Pegli, Bucci vince in tutti i quartieri dove il tasso d’istruzione totale supera il 50%. Bucci vince anche in quattro (Ca’ Nuova, Cornigliano, Campi e Campasso) quartieri dove il reddito imponibile medio non supera i 18 mila euro, lasciando solo il quinto (Teglia, in Valpolcevera) a Crivello. Nei ventuno quartieri dove il tasso di stranieri supera il dato comunale (dal 10% in su), Bucci vince in dieci (Centro Ovest e Valbisagno) e Crivello in undici (Centro storico e Valpolcevera).

Tra i risultati di liste degni di considerazione, i 28 mila voti della Lega Nord. Non è il massimo storico del partito in città (oltre 100 mila voti alle comunali del 1993), ma è il massimo nell’ultimo decennio, e la quarta occasione in questo periodo in cui la Lega ha superato i 20 mila voti (22 nel 2009 alle europee, 23 mila nel 2010 alle regionali, 33 mila nel 2015 alle regionali). In 9 quartieri il partito di Rixi ha migliorato il risultato sul 2009, il 2010 e il 2015 e sono quasi tutti concentrati lungo la costa di Ponente: San Desiderio, Campi, Voltri, Calcinara, Sampierdarena, Crevari, Oregina, Sestri e Cornigliano; nei primi due la Lega è risultato il primo partito in assoluto con un record del 25% dei voti. San Desiderio è una zona di forza storica della Lega in città.

 

Consiglio comunale

Il numero di preferenze complessivamente espresse è sceso nelle ultime quattro elezioni, tenendo conto del passaggio da 50 consiglieri a 40 nel 2012 e dell’introduzione della doppia preferenza nel 2017. Il numero è però cresciuto in relazione ai voti validi per le liste fino a circa il 30%. Tra i segni di difficoltà della politica cittadina, con le ultime votazioni sia sceso il numero di candidati capace di raccogliere almeno 500 voti di preferenza, sia in modo rilevante il livello mediano di preferenze ottenute dai consiglieri eletti, da oltre 600 nelle tre elezioni precedenti a meno di 500.

La composizione del consiglio nelle ultime elezioni è anche divenuta progressivamente meno proporzionale, come misurato dall’indice di Gallagher (per il quale zero rappresenterebbe la massima proporzionalità rispetto al voto).

I risultati vengono dall'ufficio elettorale del comune, la comparazione con gli altri comuni dall'archivio storico del ministero. I dati elettorali riferiti al 2002 e 2007 sono non ufficiali.