Stefano Gaggero


Dec 23, 2017

Proposte contro il declino

Ha ragione Luca Borzani quando scrive come per la sinistra sia difficile (impossibile) fare opposizione senza un disegno di città. L’afasia è nata nel momento in cui, per ignavia o negligenza della classe dirigente in senso lato—partitica, associativa, sindacale, imprenditoriale—, abbiamo smesso di confrontarci coi cambiamenti.

Come ha ricordato Marianna Pederzolli, non tutti a sinistra sono rassegnati all’assenza di contenuti. Il nostro gruppo, Genova che osa, ha sempre tentato di portare avanti proposte articolate. Riprendendo questo lavoro, provo a indicare tre suggestioni rispetto a quelle che ritengo siano le tre priorità cittadine.

L'articolo è stato pubblicato su la Repubblica.

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Alcune proposte contro il declino

Ha ragione Luca Borzani quando scrive come per la sinistra sia difficile (impossibile) fare opposizione senza un disegno di città. L’afasia è nata nel momento in cui, per ignavia o negligenza della classe dirigente in senso lato—partitica, associativa, sindacale, imprenditoriale—, abbiamo smesso di confrontarci coi cambiamenti.

Per fortuna l’opposizione è precisamente lo spazio per chi vuole costruire un progetto di governo, immaginare un disegno innovativo e costruirci intorno delle alleanze ampie e vincenti. La proposta che serve non può consistere di una qualunque lista interminabile. È necessario partire da un puntuale riconoscimento delle trasformazioni in corso, che devono essere governate con una visione strategica e una prospettiva di medio e lungo periodo, lavorando sulle questioni principali senza disperdere energie in mille rivoli con l’obiettivo di restituire a tutti noi una città vivibile e sicura del suo sviluppo. Sia la polverosa nostalgia della sinistra per un ciclo socio-economico chiuso da decenni, sia la dispersiva e posticcia narrazione entusiasta di Bucci hanno la sola utilità di non mettere in discussione alcuno dei problemi essenziali e di alimentare lo scoramento degli elettori.

Come ha ricordato Marianna Pederzolli, non tutti a sinistra sono rassegnati all’assenza di contenuti. Il nostro gruppo, Genova che osa, ha sempre tentato di portare avanti proposte articolate. Riprendendo questo lavoro, provo a indicare tre suggestioni rispetto a quelle che ritengo siano le tre priorità cittadine.

Genova è una città vecchia. Fuori del luogo comune, significa 50 mila residenti con almeno 75 anni in più dal 1971; saranno altri 30 mila nei prossimi 35 anni applicando a Genova le proiezioni regionali dell’ISTAT. La crisi demografica sta nell’incapacità di reagire. La spesa per il welfare (troppo bassa: metà del valore mediano dei grandi comuni) ha bisogno di essere riqualificata, spostando sulla prevenzione, con programmi per accompagnare a un invecchiamento in salute e attivo senza dimenticare chi ha bisogno di assistenza. Gli anni della pensione sono un’occasione per abitare i quartieri, viaggiare, studiare, realizzare nuove esperienze, vivere indipendenti e non abbandonati. Per gestire la transizione demografica come un’occasione per attivare nuove energie ed evitare il collasso, il Governo francese ha adottato una strategia globale che tiene assieme la salute e i servizi domiciliari, i luoghi di vita, il tempo libero, le comunicazioni e i trasporti, la tecnologia. Il nostro comune dovrebbe fare altrettanto.

All’invecchiamento corrisponde la riduzione della popolazione giovane: 180 mila under 35enni in meno dal 1971, ulteriori 15 mila di qui a 35 anni. È un fenomeno globale e forse Genova ha solo anticipato una tendenza. La soluzione non è invitare paternalisticamente i giovani a far figli, ma dargli l’opportunità di vivere a Genova anche solo un pezzo della loro vita. Accoglienza e diversità sono le cifre condivise delle città europee che hanno contrastato il declino demografico e la nostra città ha bisogno di un saldo demografico migliore del dato nazionale. Creare opportunità per i giovani può coniugarsi col lavoro su un’altra grande fragilità cittadina cioè l’incremento degli spazi vuoti, abbandonati per effetto del declino demografico e industriale (in centro storico un appartamento su tre è vuoto). Quello di cui abbiamo bisogno è un piano di mappatura e recupero di luoghi, con lo scopo mirato di restituirli ad attività imprenditoriali e creative giovanili. È uno sforzo che il comune non può affrontare solo e richiede una forma di partecipazione civica per rimettere in circolazione quei tanti immobili dalla proprietà frazionata che costellano la nostra città. È anche uno sforzo che qualificherebbe in modo strategico i tanti interventi di recupero urbanistico immaginati nel tempo con una prospettiva che vada oltre la speculazione residenziale.

Legata ai temi precedenti è l’idea d’introdurre un reddito minimo cittadino. In una città sempre più stanca e povera aumentano le disuguaglianze e le situazioni di emarginazione: 13 mila contribuenti con un reddito oltre i 75 mila euro posseggono quasi una volta e mezzo la ricchezza dei 177 mila sotto i 15 mila euro. Il nuovo reddito d’inclusione (REI) non è adeguato a sostenere percorsi di vita autonomi, in particolare per i giovani che dovrebbero lasciare casa e avviare un’attività, ma il comune può approfittare della sua introduzione per completarlo con risorse economiche e servizi diretti in questo senso.

Senza allargare il discorso a ogni ambito—significherebbe non parlare di priorità—possiamo identificare altri temi. Dobbiamo guardare in faccia la realtà di Genova per quello che è, non quello che era o che raccontiamo, e programmare pochi, strategici e mirati interventi su cui lavorare in una generazione, che trasformino le fragilità in punti di forza prima che la crisi diventi irreversibile e riduca la nostra bella città a un paesotto di provincia.

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  • Franco Ta
    commented 2017-12-24 13:29:23 +0100
    Si dovrebbe assumere nella pubblica amministrazione con contratti a tempo determinato.
    I vantaggi sarebbero molteplici:
    - non sono necessari concorsi;
    - il personale non avrebbe lo stato giuridico di dipendente pubblico e tutti i privilegi connessi;
    - permette di coprire i buchi dell’organico in tutti i settori: sanita’, scuola, polizia con personale comunque abilitato (guardie giurate, medici, ecc.)
    - consente un reddito a chi non e’ occupato:
    - ecc. ecc.

    24/12/2017