Diseguaglianze al tempo del coronavirus

Dossier

Nessuno sia
lasciato indietro

È davvero complesso dare una rappresentazione della difficoltà in cui possono trovarsi oggi le famiglie più fragili e le persone sole nella nostra città nel contesto della quarantena. Nel momento in cui i decreti del presidente del consiglio chiudono tutti a casa, salvo chi deve andare a lavorare comunque o girare per accudire i parenti, non tutti hanno allo stesso modo gli stessi strumenti per godere di spazio, ricevere un reddito, passare il tempo. Anche la compagnia e le relazioni, che apparentemente sembrerebbero scontate pure rinchiusi in casa con la famiglia, non sono garantite, soprattutto per gli anziani.

La misura del nostro progresso sta nella capacità di fornire ciò che serve a chi ha poco. L’emergenza mette in evidenza quanto siamo incapaci, come società, di aiutare tutti a soddisfare i loro bisogni.

Franklin Roosevelt, che ha affrontato serie crisi come la grande recessione e la seconda guerra mondiale, ha detto una volta che la misura del nostro progresso sta nella capacità di fornire ciò che serve a chi ha poco. L’emergenza mette in evidenza quanto siamo incapaci, come società, di aiutare tutti a soddisfare i loro bisogni. Anzi, l’emergenza mette in evidenza tutti i limiti di una società che lascia indietro larga parte dei suoi componenti, che di solito finiscono per diventare invisibili. Oggi assistiamo a tanti comportamenti poco responsabili di chi ha tenuto e continua a tenere comportamenti rischiosi che possono facilitare la propagazione del virus, ma dobbiamo anche fare uno sforzo di comprensione e immedesimazione prima di lanciare i nostri strali sulle persone che ancora girano per strada. Dietro chi ancora esce può esserci la figlia o il figlio che deve portare spesa e medicinali ai genitori anziani, un vedovo o una vedova che per anni nella passeggiatina lungo la strada sotto casa ha intrattenuto tutte le sue limitatissime relazioni sociali, la lavoratrice o il lavoratore che non può fare a meno di recarsi nella sua impresa.

È necessario e urgente iniziare adesso a ricostruire un sistema di welfare, proprio nel momento della crisi, affinché l’emergenza non lasci più indietro ancora chi già faticava a tenere il passo con gli altri.

L’emergenza e la quarantena rischiano di rendere ancora più soli tanti nostri concittadini e di allargare ancora di più le disuguaglianze che ci separano. Senza comprensione delle profonde divisioni che tagliano la nostra società e delle difficoltà, che possono sembrare banali, vissute quotidianamente da tante persone e accentuate nella crisi non ne usciremo come una comunità rafforzata, ma ancora più frammentata. È necessario costruire un sistema di welfare e di comunità che sia davvero capace di rimuovere quegli ostacoli che impediscono a tutti, ugualmente, di vivere una vita dignitosa e soddisfacente e di partecipare alla vita sociale. Ed è necessario e urgente iniziare adesso, proprio nel momento della crisi, affinché l’emergenza non lasci più indietro ancora chi già faticava a tenere il passo con gli altri.

Il confronto
tra i quartieri

Negli ultimi anni è costantemente aumentato il numero di persone che si trovano a rischio povertà, che vivono in condizioni variabili e sempre più complesse da descrivere ma che, di fronte a innumerevoli diverse difficoltà, possono scivolare in condizioni di bisogno. I fattori determinanti possono essere molteplici, dalla perdita o una riduzione dell’orario di lavoro, fino alla malattia o alla morte di un famigliare. Ma la povertà oggi non è solo legata alle condizioni economiche, che si sono fatte sempre più precarie. Oltre queste, infatti, dipende soprattutto da condizioni di fragilità riconducibili al ceto di appartenenza e allo stato socio-culturale individuale e familiare. Così oggi la povertà non ha più i tratti dell’eccezionalità, ma è fluida e trasversale. La nostra società è sempre più fragile ed è sempre più divisa. Lo è in particolare a Genova, in cui la presenza di persone fragili, tra cui anziani, è altissima e in cui esistono quartieri con molteplici caratteristiche di disagio sociale.

Il confronto tra i quartieri

Le diseguaglianze tagliano la città in due: da una parte i quartieri benestanti, dall'altra quelli fragili.

Il confronto tra alcuni quartieri evidenzia parte di queste differenze. Nonostante la struttura demografica sia simile, con tante persone che vivono sole ma anche tante famiglie numerose, la differenza di reddito e tra le abitazioni rende facilmente immaginabile quanto sia differente la quarantena nei quartieri.

Non si tratta di una situazione isolata ma di un divario che coinvolge moltissimi quartieri, tagliando la città in due, da una parte i quartieri benestanti e dall’altra quelli fragili. Negli ultimi anni tutti gli indicatori riportano come la situazione sociale sia andata peggiorando.

In Liguria il 23% delle persone è a rischio povertà, in base al reddito. A questo dato si somma l’aumento di chi vive in condizione di severa deprivazione materiale, cioè chi si trova in difficoltà, contemporaneamente, rispetto a soddisfare alcune esigenze essenziali come riscaldare adeguatamente la casa, affrontare qualche piccola spesa imprevista, potersi permettere un pasto proteico (sia carne, pesce o vegetariano) e pagare regolarmente bollette o affitto. Desta preoccupazione anche l’aumentare dell’indice di bassa qualità delle abitazioni, cioè quelle case in cui o ci sono gravi problemi strutturali o manca l’acqua corrente nel bagno o ci sono problemi di luminosità.

La differenza di reddito e tra le abitazioni rende facilmente immaginabile quanto sia differente la quarantena nei due quartieri.

Gli indicatori

Negli ultimi anni sempre più persone sono a rischio povertà.

Diseguaglianze
culturali

La difficoltà però non passa solo da una situazione gravissima da un punto di vista materiale ma è acuita da una enorme distanza in termini sociali e culturali. I livelli di istruzione evidenziano le differenze tra chi ha e chi non ha in modo piuttosto evidente. Il tasso d’istruzione è fortemente correlato e descrive per approssimazione i livelli di reddito, occupazione, dimensione e qualità delle abitazioni. In linea di massima, studia chi ha la possibilità di studiare e viene da famiglie e contesti che glielo permettono. Le disuguaglianze sul piano culturale, che condizionano fortemente e sono condizionate dalle disuguaglianze economiche, ci restituiscono una regione in cui l’indice di partecipazione culturale è del 30%. Si tratta di un valore che non è quasi variato in questi anni e racconta una regione in cui meno di un terzo degli abitanti nel corso di un intero anno, è andato almeno 4 volte al cinema, almeno una volta a un concerto o uno spettacolo e ha letto 4 libri. In una situazione come quella della quarantena, un dato simile deve fare riflettere sugli strumenti cui le persone hanno accesso per passare del tempo di qualità forzatamente chiusi in casa. In più, alle serie disuguaglianze culturali si aggiungono altrettanto gravi fratture sociali. Nella nostra città metà delle famiglie è composta di una sola persona e, in particolare, il 45% degli anziani over 75 vive solo a casa. Potremmo aggiungere che solo 2 liguri su 3 sono considerati in buona salute e 1 su 2 consuma farmaci.

Le difficoltà sono acuite da una enorme distanza in termini sociali e culturali.

Partecipazione culturale

Da più di 10 anni è ferma intorno al 30%.

Le mappe

Le mappe seguenti descrivono la situazione nei quartieri della città.

Abitazioni a Genova

Case sfitte, dimensioni medie delle abitazioni, superficie per abitante e proprietà degli alloggi nei quartieri di Genova.

Le famiglie

Quartiere per quartiere la composizione delle famiglie.

Scolarizzazione

Il tasso di scolarizzazione nei quartieri di Genova.

Valore degli immobili

Stima del valore degli immobili al mq quartiere per quartiere.

I contributi

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Diseguaglianze e coronavirus. Un commento a partire dalla condizione anziana
Paolo Giovannini

La pandemia, in contrasto con il suo senso semantico, presenta specifiche relazioni con i luoghi concreti in cui si sviluppa. Facciamo il caso di Genova. Una città in ormai pluridecennale declino demografico, con una relativa rarefazione della popolazione (vedi le cifre sulle case sfitte); una composizione per classi di età che vede primeggiare la componente anziana...

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Diseguaglianze e coronavirus. Osservazioni sulla cultura dei quartieri
Giuliano Carlini

La deindustrializzazione ha trasformato in pochi lustri il tessuto sociale che nasceva dall’ intreccio dei momenti di lavoro con i momenti di riposo e di pausa in ambienti vicini di insiemi di persone che continuavano a vivere in prossimità ma senza avere più legami sociali strutturati su progetti condivisibili, sia nelle cadenze del quotidiano sia nel lungo periodo...

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Fonte: Istat, Eurostat. Ultimo aggiornamento 14 marzo 2020.
A cura di: Stefano Gaggero, Lorenzo Azzolini




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