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RESCUE ON MEDITERRANEAN
Darrin Zammit Lupi | Reuters

34.361 persone hanno perso la vita cercando di raggiungere le coste dell'Europa negli ultimi 25 anni.

La lista completa, pubblicata sul Guardian, è disponibile qui. Fonte: UNITED.

INTRODUZIONE

LA SOLUZIONE E' ACCOGLIERE

I numeri raccontano di persone, anche quando parliamo d’immigrazione e di stranieri: donne e uomini, giovani e vecchi. Di fronte a chi scappa dalla tirannia e dalle persecuzioni, dalla guerra, dalla fame e dalla miseria, di fronte a chi si muove alla ricerca di occasioni per migliorare la propria vita, spesso giocandosi quel poco che ha, non servono tante riflessioni: la soluzione è accogliere. Un profugo in fuga ha diritto di asilo. Uno straniero che lascia il proprio paese per cercare fortuna in Europa non è in nulla e per nulla diverso da un genovese che parte dalla sua città per costruirsi una vita a Londra, a Parigi, a Berlino, salvo che avrà un altro colore della pelle e sarà più povero. Il passaporto che ci capita casualmente in mano alla nascita non può essere una condanna a vita, né le frontiere possono essere muri invalicabili e barriere alla solidarietà tra persone.

Il passaporto che ci capita casualmente in mano alla nascita non può essere una condanna a vita, né le frontiere possono essere muri invalicabili e barriere alla solidarietà tra persone.

Certo, accogliere è difficile, il percorso per l’integrazione e la convivenza è lungo e impegnativo, ma, come diceva Don Gallo, «prima l’accoglienza e poi le difficoltà le affronteremo». La solidarietà non ci toglie nulla; non è retorico ricordare che ci arricchisce. Come dimostra anche il nostro dossier sulla povertà, le condizioni di emarginazione nel nostro Paese e a Genova non hanno nulla a che vedere con l’immigrazione. Anzi, contrapporre gli italiani più fragili ai migranti ha il solo effetto di indebolire gli uni e gli altri. Contro quelle forze politiche di destra che vogliono un mondo dove pochi ricchi diventano sempre più ricchi, tutti gli esclusi non dovrebbero accontentarsi nelle briciole ma fare fronte comune per chiedere uguaglianza e solidarietà.

Potrà sembrare scontato scriverlo, ma crediamo nella verità della dichiarazione dei diritti: «tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti» e «devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza». È un punto di valore, un dato di giustizia. Troppo a lungo la sinistra si è arresa al senso comune, anziché cercare di affermare le proprie idee e valori. Da qui, intendiamo partire a Genova: vogliamo studiare e andare parlare con le persone nella nostra città.

MIGRANT CRISIS
Yannis Behrakis | Reuters

DOSSIER

settembre 2018

MIGRANTI A GENOVA

Il dossier raccoglie tanti dati con l’ambizione di aiutare a conoscere meglio il contesto in cui viviamo. Siamo convinti che la conoscenza dei fatti sia imprescindibile per svolgere un discorso pubblico ragionato e consapevole. Senza conoscere la realtà, è inimmaginabile anche solo pensare di realizzare il cambiamento.

A cura di Stefano Gaggero e Lorenzo Azzolini, Centro Studi Genova che osa

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LA POPOLAZIONE MONDIALE

Nel 1960 eravamo 3 miliardi; su 100 persone 7 vivevano in America settentrionale, 7 in America latina e Caraibi, 14 nell’odierna Unione europea e 8 nel resto d’Europa e Asia centrale, 3 in Medio Oriente e Africa settentrionale, 8 nell’Africa sub-sahariana, 34 in Aria orientale e Pacifico e 19 in Asia meridionale.

Oggi, 58 anni dopo, siamo due volte e mezzo di più: 7 miliardi e 600 milioni di persone. Tra noi, 5 su 100 vivono in America settentrionale, 9 in America latina e Caraibi, solo 7 nell’Unione europea e 5 nel resto d’Europa e Asia centrale, 6 in Medio Oriente e Africa settentrionale, 14 nell’Africa sub-sahariana, 30 in Aria orientale e Pacifico e 24 in Asia meridionale.

Di qui al 2050 diventeremo 9 miliardi e 700 milioni, ma la crescita demografica non sarà uniforme. Ogni 100 esseri umani ne troveremo 4 in America settentrionale, 8 in America latina e Caraibi, appena 5 nell’Unione europea e 4 nel resto d’Europa e Asia centrale, 7 in Medio Oriente e Africa settentrionale, ben 23% nell’Africa sub-sahariana, 25% in Aria orientale e Pacifico, 24 in Asia meridionale.

Popolazione per macroregioni

Fonte: BANCA MONDIALE

Note: Il dato della popolazione per macroregioni include le previsioni demografiche fino al 2050.

Già oggi consumiamo risorse in quantità pari a 1,7 volte la capacità della terra di rigenerarle, cioè ci troviamo a vivere in debito di risorse dal 2 agosto fino al resto dell’anno: salvo radicali cambiamenti la situazione non migliorerà. Solo il 16% di noi vive in paesi ad alto livello di reddito, il 35 abita in paesi a reddito medio-alto, il 40 a reddito medio-basso e il 9 in paesi a reddito basso.

Solo il 16% della popolazione mondiale vive in paesi ad alto reddito. Non stupisce che le persone tendano ad andarsene dalle aree più povere (e più popolose) per andare in quelle più ricche (e meno abitate).

Popolazione per ricchezza

Fonte: BANCA MONDIALE

Non stupirà leggere che le persone tendono ad andarsene dalle aree più povere (e più popolose) per andare in quelle più ricche (e meno abitate). Peraltro non tutti si muovono, né tutti quelli che lo fanno vengono in Europa, tanto meno in Italia. Nel 2012 il saldo migratorio (la differenza tra gli emigrati che se ne vanno e gli immigrati che arrivano) dell’America settentrionale è stato positivo (quindi ha visto più immigrati di emigrati) fino ai 6 milioni di persone, quello dell’Unione europea i 3 milioni; allo stesso tempo quasi 7 milioni di persone hanno lasciato l’Asia meridionale, 2 l’Africa sub-sahariana e altre 2 l’America latina e i caraibi. Non solo i luoghi benestanti ricevono migranti: in Medio Oriente e Africa settentrionale il saldo migratorio è stato positivo per 1 milione.

Saldo migratorio

Fonte: BANCA MONDIALE

LA POVERTA' NEL MONDO

Nel mondo è radicata una miseria diffusa e di proporzioni difficili da figurare. Le disuguaglianze tra gli Stati ricchi e gli altri sono profonde. A parità di potere d’acquisto e a prezzi costanti, il prodotto interno lordo per abitante nei paesi più ricchi è quasi il triplo rispetto ai paesi con reddito medio-altro, è sette volte più grande rispetto ai paesi a reddito medio-basso e 27 volte e mezzo il PIL per abitante nei paesi a reddito basso. Non solo, la ricchezza per abitante nei paesi più poveri è pure cresciuta più lentamente rispetto a quella nei paesi più ricchi.

PIL pro capite

Fonte: BANCA MONDIALE

Note: Il PIL pro capite indica il prodotto interno lordo in dollari per abitante a parità di potere d'acquisto (PPA) a prezzi internazionali costanti del 2011. I dati sono riportati per insiemi di paesi secondo i livelli di reddito.

Il 47% degli abitanti nei paesi a reddito basso vive ogni giorno con meno di 1,90 dollari a parità di potere d’acquisto. Il 47% di quelli nei paesi a reddito medio-basso vive con meno di 3,20 dollari e il 29% degli abitanti degli stati con reddio medio-alto vive con meno di 5,50 dollari, contro l’1,8% nei paesi ricchi.

Povertà < 1,90$

Fonte: BANCA MONDIALE

Povertà < 3,20$

Fonte: BANCA MONDIALE

Povertà < 5,50$

Fonte: BANCA MONDIALE

Note: Il dato sulle persone che vivono in condizione di povertà riporta la percentuale della popolazione che vive, al giorno, con meno di 1,90, 3,20 e 5,50 dollari a parità di potere d'acquisto (PPA) a prezzi internazionali del 2011. I dati sono riportati per insiemi di paesi secondo i livelli di reddito.

Le baraccopoli sono casa di quasi un quarto delle persone negli stati con reddito medio-alto, del 32% nei paesi a reddito medio-basso e del 65% in quelli a reddito basso. Gli stati ricchi conoscono delle periferie con realtà di seria emarginazione ed estrema povertà, ma nessuno vive in baraccopoli nella nostra parte del mondo.

Popolazione nelle baraccopoli

Fonte: BANCA MONDIALE

Note: Il dato sulle persone che vivono nelle baraccopoli è calcolato in percentuale della popolazione urbana. I dati sono riportati per insiemi di paesi secondo i livelli di reddito.

I MIGRANTI NEL MONDO

Il numero d’immigrati nel mondo è andato crescendo col crescere della popolazione, ma è anche andato aumentando in rapporto al numero di abitanti della terra. Nel 1960, 72 milioni di persone sulla terra vivevano in un luogo dove non erano nate, 24 esseri umani ogni 1.000; mezzo secolo dopo il numero è più che triplicato a 243 milioni, cioè 34 persone ogni 1.000. Se fossero una nazione, gli immigrati sarebbero la quinta più popolosa della terra, dopo Cina, India, USA e Indonesia; per quanto numerosi, restano appena il 3% della popolazione mondiale.

Gli immigrati che vivono nell’Unione europea sono 54 milioni, circa l’11% della popolazione europea. È un numero certamente aumentato dagli 11 milioni di mezzo secolo fa, nel mezzo del miracolo economico post bellico, quando gli immigrati nell’UE erano il 3% della popolazione.

Oltre Atlantico, negli USA il numero d’immigrati raggiunge il 15% della popolazione complessiva: circa due immigrati su cinque nel mondo vivono o negli USA o nell’UE, cioè i due luoghi più ricchi del globo. Ciò non di meno, gli immigrati che vivono nell’Unione europea e negli USA sono appena l’1% di tutta la popolazione della terra.

Migranti nel mondo

Fonte: BANCA MONDIALE

Migranti nell'UE

Fonte: BANCA MONDIALE

Note: Il numero totale d'immigrati è calcolato sulle persone nate in un Paese diverso da quello dove vivono; include i rifugiati.

I RICHIEDENTI ASILO NELL'UE

Guerre civili, terrorismo e altri conflitti partecipano purtroppo ad alimentare il numero persone in fuga. Negli ultimi anni la situazione sull’altra sponda del Mediterraneo è andata deteriorandosi ed è cresciuto il numero di richiedenti asilo nell’Unione europea. Aumentando in Europa, naturalmente i numeri sono cresciuti anche in Italia, che come sappiamo si trova proprio al centro del bacino mediterraneo. Va però detto che, sia in rapporto alla popolazione, sia in numeri assoluti, il nostro Paese sia di recente sia storicamente è stato meno accogliente di altri, come la più grande Germania, la Svezia che è un paese di dimensioni medio-piccole, o Grecia, Malta e Cipro. Soprattutto nel 2015 il movimento di persone è stato significativo nell’area balcanica, tra Austria e Ungheria.

Richiedenti asilo nell'UE (totale)

Fonte: EUROSTAT

Note: Sono indicati individualmente gli Stati membri che nell'ultimo quinquennio (2013-2017) abbiano complessivamente accolto almeno 50 mila richiedenti asilo.

Al massimo, nel 2017, il numero di richiedenti asilo nel Bel Paese è stato pari al 2 per mille della popolazione, ovvero lo 0,2%. Nell’anno dove fino adesso, in tutta l’UE, sono arrivate più persone, cioè il 2015, il numero di richiedenti asilo in Italia è stato dell’1 per mille, contro il 18 per mille dell’Ungheria, il 17 della Svezia, il 10 dell’Austria, il 6 di Finlandia e Germania, il 4 di Lussemburgo, Belgio, Malta e Danimarca.

Richiedenti asilo nell'UE (per 1000 abitanti)

Fonte: EUROSTAT

Note: Sono indicati individualmente tutti gli Stati membri.

ACCOGLIENZA E RICCHEZZA

Si discute tanto di una riforma della normativa sull’accoglienza dei richiedenti asilo nell’Unione europea che stabilisca un principio di solidarietà tra gli Stati membri. In effetti, come si vede, gli Stati dell’Unione non si sono mai comportanti in maniera uniformemente generosa nell’accogliere, sia in rapporto ai loro livelli di benessere, sia in rapporto alle dimensioni. In un mondo ideale dove la solidarietà tra gli Stati membri fosse totale, la disposizione sul grafico seguirebbe una linea retta diagonale dall’angolo in basso a sinistra verso quello in alto a destra. Va evidenziato come, tranne nel 2017, l’Italia si sia sempre collocata a sinistra di questa diagonale virtuale, a significare un’accoglienza inferiore a quella che ci si potrebbe attendere in una situazione ideale, risultando poco solidale a confronto con la vicinissima, più piccola e un po’ meno ricca Repubblica di Malta.

Richiedenti asilo nei paesi UE (in rapporto al PIL)

Fonte: EUROSTAT

Note: Il diametro delle bolle è proporzionale al numero assoluto di richiedenti asilo anno per anno. Con PIL SPA pro capite s'intende il prodotto interno loro per abitante in standard di potere d'acquisto, cioè un'unità monetaria fittizia che elimina i diversi livelli di prezzo nei diversi Stati. Per il 2017 sono riportati i valori del PIL SPA pro capite riferiti al 2016.

LE MIGRAZIONI A GENOVA

In un mondo in movimento, anche la nostra Genova, storica ma stanca città portuale, ha vissuto cambiamenti. Oggi nella nostra città vivono 56 mila stranieri su 580 mila abitanti, mentre un trentennio fa eravamo 715 mila ma gli stranieri residenti appena 7 mila. In proporzione, la popolazione straniera di Genova è cresciuta dall’1% al 10%. È una trasformazione epocale, ma basta vedere il grafico per capire come questo movimento di persone abbia in qualche modo rallentato un drastico declino demografico. Oggi, senza gli stranieri Genova sarebbe ancora più vuota e più vecchia.

Popolazione residente

Fonte: Ufficio statistico Comune di Genova

Note: Il numero di residenti stranieri è tratto dalle risultanze dei registri anagrafici. I dati sui residenti stranieri non erano disponibili per gli anni 1991, 1992, 1993, 1994 e 2001, 2002, 2003.

Non è tuttavia la prima volta nella storia di Genova che si vedono movimenti migratori così importanti. Negli anni ’50 sono arrivate nel Capoluogo circa 17 mila persone in media all’anno, cresciute a 19 mila nel decennio seguente. I trasferimenti di residenza nella nostra città in questo decennio sono stati in media, fino al 2017, 15 mila all’anno.

Movimento migratorio

Fonte: Ufficio statistico Comune di Genova

Note: Il movimento migratorio della popolazione in generale è determinato sulle iscrizioni e cancellazioni di residenza, incluse quelle d'ufficio; le risultanze degli anni di censimento (1951, 1961, eccetera) tengono conto delle parifiche anagrafiche.

Tanti nuovi genovesi sono arrivati, ma tanti genovesi hanno sempre lasciato la nostra città: dal primo censimento post bellico del 1951 al 2017 i trasferimenti di residenza verso Genova sono stati in media 14 mila all’anno, i trasferimenti fuori Genova 12 mila. Nel 2017, 12.435 persone hanno trasferito la loro residenza a Genova e 12.265 hanno lasciato la città: se fosse un quartiere, l’insieme di emigrati ed immigrati solo nell’ultimo anno sarebbe grande come il principale della città, San Fruttuoso. Parliamo del 4% della popolazione che ha mosso la propria residenza dentro o fuori la città.

I più giovani tendono a muoversi di più: sia nel 2016, sia nel 2017 circa la metà del movimento migratorio in entrata e uscita dalla città ha visto protagonisti giovani fino a 34 anni, per la metà ragazze e ragazzi dai 25 ai 34.

Movimento migratorio under 35

Fonte: Ufficio statistico Comune di Genova

È un fenomeno non sorprendente, ma non è irrilevante per una città anziana come la nostra, dove meno del 30% dei residenti ha fino a 34 anni. In numeri assoluti, nel 2017 sono arrivati in città 6.700 ragazzi e bambini fino a 34 anni, mentre se ne sono andati 5.092. In media per periodo di cinque anni, sia il numero di giovani immigrati sia quello di giovani emigrati è cresciuto, ma quello di chi lascia la città si segnala per una crescita di un migliaio di persone in un solo anno, nel pieno della crisi, tra il 2011 e il 2012. Anche se il saldo migratorio resta positivo tra i più giovani, continuano ad arrivarne più di quanti se ne vanno, il segnale non è rassicurante per le prospettive demografiche di Genova.

All’esito di questi movimenti, solo poco più del 60% dei genovesi, circa 3 su 5, è nato in città. Scritta all’inverso, ogni 5 genovesi 2 sono arrivati da fuori nel corso del tempo, in parti grossomodo uguali dal Centro-Nord, dal Meridione e dall’Estero. In tutto questo, i richiedenti asilo a Genova risultano appena 2 mila.

LE MAPPE

I migranti a Genova

I quartieri d’immigrazione straniera si concentrano nella bassa Val Bisagno, Centro storico e nella medio-bassa Val Polcevera. Nei quartieri di Sampierdarena e Campasso e in quello di Prè i migranti stranieri costituiscono tra il 31 e il 34% dei residenti. Il dato cittadino è del 9,5%.

Guarda le mappe dettagliate per provenienza geografica ->

Fonte: Ufficio statistico Comune di Genova

I giovani migranti

La popolazione straniera è nettamente più giovane della media. Il tasso di concentrazione giovanile dei migranti è una volta e mezzo il tasso cittadino generale. Solo nei quartieri d’immigrazione dai Paesi più ricchi il tasso è coincidente o anche peggiore di quello complessivo.

Guarda le mappe dettagliate per fasce di età ->

Fonte: Ufficio statistico Comune di Genova

Le migrazioni interne

Le destinazioni dei migranti stranieri oggi sono in parte le medesime dei migranti da Sud e Isole, in particolare bassa Val Polcevera, Lagaccio e la zona di Staglieno-Marassi. I quartieri con la maggior concentrazione di nati nel Sud e nelle Isole sono Morego (28%), Ca’ Nuova (28%), Begato (22%) e Campi (21%), di cui solo quest’ultimo resta oggi destinazione di stranieri. Le persone nate nel Sud e nelle Isole sono il 12,5% dei residenti a livello cittadino.

Guarda le mappe dettagliate con i dati sui residenti provenienti dal resto d'Italia ->

Fonte: Ufficio statistico Comune di Genova

L'emigrazione: i giovani in fuga

La correlazione tra i livelli di reddito dei quartieri di origine e dei flussi in uscita verso l’estero è molto stretta, in un disegno dove scappa da Genova e dall’Italia chi può permetterselo. Un flusso in uscita che è cresciuto del 610% in dieci anni.

Leggi lo studio sulla mobilità degli under 35 ->

Fonte: Ufficio statistico Comune di Genova

Contributi

in aggiornamento