Reddito di Cittadinanza

Dossier
La povertà non è solo mancanza di denaro
è non avere la capacità di realizzare il proprio pieno potenziale come persona.
Amartya Sen Lo sviluppo è libertà. Perché non c'è crescita senza democrazia
Il Reddito di Cittadinanza del Movimento 5 Stelle non è solo insufficiente sul piano economico perché non copre tutte le persone in condizione di povertà assoluta né arriva a lambire quelle, molte di più, a rischio di povertà, ma è gravemente inadeguato e, anzi, sbagliato, sotto il profilo culturale e politico.
Conte e Di Maio presentano la carta del reddito di cittadinanza
Cos'è il reddito di cittadinanza
Il decreto-legge numero 4/2019, che lo introduce—e, al momento, è in discussione alle Camere per essere convertito in legge—ne dà un’ambiziosa definizione per obiettivi. Il reddito di cittadinanza, “r.d.c.”, istituito «dal mese di aprile 2019», è «misura fondamentale» di «politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro» e «contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale». L’R.d.c. ha un’ampia vocazione universale e quindi è anche diretto a favorire «il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro». Per paragone, il precedente reddito d’inclusione, “Re.i.”, che era stato istituito a partire dal 1º gennaio 2018 dal decreto legislativo numero 147/2017, veniva definito «misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale», con «carattere universale» ma «condizionata».
L'analisi del decreto

Come funziona il reddito, chi può accedere e a quali condizioni?

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Molti restano indietro: tetti massimi troppo bassi e poche risorse.
L’R.d.c. ancora non raggiunge, perché i tetti massimi sono troppo bassi e mancano risorse, quel livello che servirebbe almeno in teoria a portare tutte le persone in condizione di povertà assoluta oltre la soglia. Sul piano della copertura, le famiglie in povertà assoluta al 2017 sono infatti un milione e 778 mila, le singole persone sono cinque milioni e 58 mila. Per quanto riguarda invece l’importo erogato, il massimo mensile di 780 € supera la soglia di povertà assoluta per una persona che vive da sola, tra i 18 e i 59 anni, in un piccolo comune del Mezzogiorno (pari a 560,82 euro nel 2017), ma si avvicina solamente alla soglia per la stessa persona che viva in un’area metropolitana del Nord (826,73 euro). Di conseguenza, e per ragioni attinenti all’impianto della misura, la distribuzione delle potenziali famiglie beneficiarie stimata dall’ISTAT non segue esattamente la distribuzione delle famiglie in condizione di povertà assoluta, ma è sbilanciata verso il Mezzogiorno. Addirittura, al Nord sarebbe coperta solo metà delle famiglie in condizione di povertà assoluta.
Chi resta indietro

ISTAT, relazione all11ª Commissione del Senato in sede di conversione del decreto-legge 4/2019 – Confronto tra l’incidenza di potenziali famiglie beneficiarie dell’R.d.c. sul totale di famiglie residenti e l’incidenza di famgilie in condizione di povertà assoluta sul totale di famiglie residenti, dati in %, anno 2017.

Non è una buona notizia per la Liguria e per Genova. Come abbiamo descritto in questo dossier, la povertà nella nostra città, non solo la povertà estrema, la miseria, ma il rischio di povertà, è un problema sempre più ampio e diffuso.
La povertà a Genova

Una rassegna di indicatori per tratteggiare il fenomeno della povertà a Genova e in Liguria.

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La povertà non è un dato solo di reddito.
Con l’R.d.c. costruito in questo modo, siamo ancora lontani dallo sradicare la povertà assoluta. Il problema non è, però, solo economico, anzi l’impostazione semplicemente economicistica dell’R.d.c. è un limite grave come la mancanza di fondi lo fu per il Re.i. precedente. Anzi, viene da dire, il Re.i. nell’ingiustificabile ristrettezza delle risorse si proponeva un approccio sociale alla povertà più adeguato di quello che ritroviamo nel provvedimento del governo M5S-Lega. Infatti, dobbiamo avere ben presente due elementi: il primo è che la povertà non è un dato meramente di reddito, il secondo è che stiamo attraversando una trasformazione irreversibile del lavoro.
La povertà è anche non realizzare il proprio potenziale.
La povertà è sempre stata, e oggi lo è più che mai, un fenomeno fluido e multidimensionale che consiste, oltre il dato economico, nella mancanza di opportunità e di prospettive. «La povertà non è solo mancanza di denaro», ha scritto Amartya Sen, è «non avere la capacità di realizzare il proprio pieno potenziale come persona». Così, l’R.d.c. non è solo insufficiente sul piano economico perché non copre tutte le persone in condizione di povertà assoluta né arriva a lambire quelle, molte di più, a rischio di povertà, ma è gravemente inadeguato e, anzi, sbagliato, sotto il profilo culturale e politico.
L'Italia sempre più fragile

Dati e indicatori del rischio povertà in Italia, divisi per macroregioni.

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Il lavoro è solo l'ultimo anello di un percorso di inclusione sociale.
L’R.d.c. non è chiaramente un vero reddito di cittadinanza, proprio perché non è universale né incondizionato, ma non è neppure una forma accettabile di reddito minimo volto a sostenere l’autonomia personale. Se nell’impianto di un reddito minimo è infatti ragionevole chiedere al beneficiario di accedere a dei servizi per la sua formazione e inclusione sociale e immaginare dei meccanismi di incentivi perché trovi un’occupazione adeguata, nell’R.d.c. del M5S e della Lega accade tutto il contrario. I servizi sono ai margini, ma si arriva a disporre il vincolo dei lavori socialmente utili. L’autonomia personale, che andrebbe sostenuta, è compressa se non cancellata, al punto che le spese (che devono essere “morali”) sono rigidamente regolate e controllate. Fioccano obblighi e divieti; l’adeguatezza del lavoro finisce del tutto in secondo piano, perché i burocratici e paradossali schematismi che definiscono la congruità delle offerte hanno la sola finalità, indubbiamente ricercata, di costringere i percettori dell’R.d.c. a barcamenarsi tra lavoretti e sussidio in un ciclo infinito. Peraltro, benché l’R.d.c. sia evidentemente tagliato, anche solo per le risorse stanziate, per intervenire esclusivamente sulla povertà assoluta, l’insistenza messa sull’occupazione a discapito dei percorsi di inclusione sociale, a differenza del pure limitato Re.i., ne dimostra l’assoluta inadeguatezza. Come ha notato la Comunità di Sant’Egidio: «il lavoro è un fattore decisivo nel recupero di una persona che versa in condizioni di marginalità e di povertà, ma spesso è l’ultimo anello di una catena più lunga e complessa».
Il lavoro è un fattore decisivo nel recupero di una persona che versa in condizioni di marginalità e di povertà, ma spesso è l’ultimo anello di una catena più lunga e complessa.
Comunità San Egidio
Il lavoro cambia: metà delle posizioni lavorative esistenti saranno automatizzate.
L’R.d.c. è pure del tutto ignaro delle trasformazioni del lavoro. Lo era anche il Re.i. che però, almeno, dichiarava delle intenzioni più oneste nel non preoccuparsene. È in corso una rapida transizione del lavoro. Secondo alcune stime, metà delle posizioni lavorative esistenti, le quali richiedono attività fisica in ambienti organizzati o il trattamento di dati, anche da parte di lavoratori mediamente qualificati, principalmente nel settore manifatturiero, dell’accoglienza, della ristorazione, del commercio, potrebbe essere automatizzata—o, con riferimento a questa transizione, sarebbe più preciso scrivere robotizzata—di qui al 2055, addirittura entro il 2035 al verificarsi delle giuste condizioni. Al contempo, il lavoro è sempre più polarizzato tra occupazioni altamente o per nulla qualificate: stanno riducendosi, principalmente per effetto dell’innovazione tecnologica, quelle posizioni intermedie che hanno sostenuto la classe media in occidente e un determinato percorso verso il benessere seguito dai nostri padri e nonni. Possiamo aspettarci che queste trasformazioni, com’è accaduto in altre epoche, trovino un equilibrio, ma è necessario capire quali prospettive diamo ai lavoratori, soprattutto giovani, adesso e come ci vogliamo confrontare con un sistema del lavoro mutato, sapendo che è anche possibile che un domani non ci siano più abbastanza occupazioni adeguate per tutti.
Gli incentivi alle imprese si sono sempre rivelati fallimetari: da Renzi a Berlusconi.
Ecco, l’R.d.c., che pure si propone di essere la «misura fondamentale» di «politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro», a proposito non dice nulla. Nel cercare di creare un po’ di occupazione di scarsa qualità ricorre ai soliti incentivi per le imprese già utilizzati dai governi precedenti, da Renzi a Berlusconi, con scarsa efficacia strutturale, forse con scarsa efficacia in assoluto. L’R.d.c. sembra anzi, ben oltre ogni altra riforma precedente, il più sistematico tentativo di alimentare il fabbisogno di lavoretti dell’attuale sistema occupazionale. Al pari del famoso Hartz IV vigente in Germania, un sussidio semplicemente economico, per quanto generoso—e l’R.d.c. è senza dubbio più generoso del Re.i., ma non supera il valore massimo della soglia di povertà assoluta—, sostenuto dall’obbligo di accettare un lavoro anche non adeguato non fa altro che rendere le persone fragili dipendenti dalle offerte di lavoretti. Dopo l’introduzione dell’Hartz IV, si stima che in Germania circa sette milioni di persone siano occupate nei cosiddetti minijob.
Il reddito di cittadinanza non è una misura anti-sistema ma una resa.
L’R.d.c. non è quindi una misura anti-sistema capace di contrastare le cause della crisi, né una riforma epocale che cancellerà la povertà. Nella migliore delle ipotesi è uno strumento che mitigherà un aspetto di uno degli effetti della crisi, cioè contrasterà la povertà assoluta sul piano economico. Nella peggiore delle ipotesi, invece, è il compimento di una resa definitiva a un sistema del lavoro sbagliato e ingiusto, che avvilisce le persone e frustra le ambizioni e l’autonomia personale: l’ennesimo caso in cui una forza populista si rivela agente delle peggiori degenerazioni della crisi, non strumento per eliminarle.



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