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Oltre il ponte, Genova.

DOSSIER VALPOLCEVERA

Oltre il ponte,
Genova.

DOSSIER VALPOLCEVERA

INTRODUZIONE

Oltre il ponte, Genova. Comprendere la città per ricostruirla.

A oltre due mesi dalla tragedia del Morandi, a Genova sono date poche rassicurazioni sulla immediata risoluzione della crisi, ancor meno sugli interventi di medio e lungo periodo. Da parte del governo Lega-M5S è stata grave, di per sé, la perdita di tempo, ma risulta tanto più grave l’incapacità di rispondere alle necessità, urgentissime, degli sfollati, dei quartieri colpiti, di tutta la città. Il decreto-legge in conversione ha la rara capacità di deludere tutti, senza recepire alcuna di quelle misure immediate richieste in modo unanime dai soggetti politici, economici e sociali della città.

La mancanza ancora più grave, secondo noi, riguarda però l’assenza di un ragionamento sul futuro della Valpolcevera e, quindi, di tutta la città. Non possiamo infatti illuderci che sia sufficiente ricostruire il ponte.

Il crollo del Morandi segna la fine, purtroppo non solo simbolica, di un modello di sviluppo avviato 50 anni fa. È anche la fine di una certa visione mitologica della nostra città, che vanta una storia ricca e complessa ma non si trova oggi in crisi per colpa di un oscuro destino, né per effetto di nascoste forze esterne che lavorano contro di noi. Se la generazione del dopoguerra ha saputo pensare e realizzare, con tutti i suoi difetti, una città con una precisa identità, inserita in un sistema produttivo, di sviluppo urbanistico e reti sociali, le successive non hanno saputo o non hanno voluto mettere in campo nulla di simile. Di fronte a segnali di crisi sempre più evidenti, che hanno iniziato a manifestarsi già dagli anni ’70, la classe dirigente cittadina è stata pigra, conservatrice, priva di volontà d’innovazione e curiosità.

Così dobbiamo essere consapevoli che la gestione della crisi sul Polcevera non può essere un fatto che interessa solo gli sfollati, nemmeno un problema solo dei quartieri dei municipi ponentini, né della sola città. E non può essere limitata alla gestione dell’emergenza. La posta in gioco è davvero alta e faremmo un grave errore se pensassimo che la più efficiente risposta amministrativa e la ricostruzione del ponte, risolverebbero ogni difficoltà.

Con frequenza allarmante nel tratto di città lungo il Polcevera, da Cornigliano-Sampierdarena fino a Pontedecimo, si verifica una crisi che ci mette di fronte a tutta la fragilità di quel territorio: l’alluvione, l’Iplom, la chiusura di una grande impresa. In quella parte di città, gli indicatori sullo stato di salute di Genova s’illuminano come le luci su un pannello di segnalazione impazzito. Se guardiamo la classifica composita che abbiamo presentato nel dossier povertà, che tiene dentro alcuni indicatori che possono individuare situazioni di difficoltà (indice vecchiaia, tasso di famiglie unipersonali, di anziani soli, incidenza di stranieri, scolarizzazione totale, reddito imponibile medio, disoccupazione e affluenza elettorale), 13 quartieri su 18 tra Pontedecimo, Cornigliano e Sampierdarena presentano una situazione di allarme.

Dobbiamo andare oltre il ponte, perché non possiamo accettare che un quarto della città resti ostaggio di una situazione compromessa, andando di anno in anno di crisi in crisi. Sapendo poi che il disastro stesso e gli anni di ricostruzione che abbiamo di fronte esigeranno un dazio pesante da quei quartieri. La logica della ricostruzione rischia di cancellare ogni spazio di riflessione democratica, di pensiero e ragionamento in prospettiva, di codecisione con gli abitanti rispetto a un necessario processo di trasformazione del territorio.

È il momento di guardarsi allo specchio e definire una strategia che ci porti a superare le radicate e profonde debolezze della città che trovano in quella “T” rovesciata lungo il Polcevera la loro peggiore espressione in termini di disuguaglianze, isolamento sociale, mancanza di prospettive e opportunità, scarsa vivibilità, servizi e collegamenti inadeguati.

Così è importante mobilitarsi per chiedere al governo impegni seri per la nostra città, è però altrettanto importante sapere che la ricostruzione vera non può prescindere da una riflessione su di noi e la nostra città, sulle cause della crisi e le soluzioni da mettere in campo nella prossima generazione. Allora chiediamoci come possiamo andare oltre il ponte. Come intendiamo riutilizzare l’immensa quantità di spazi industriali e residenziali abbandonati, che possono diventare luoghi di recupero per la città, di servizi e di opportunità. Come vogliamo strutturare una mobilità sostenibile, tramite interventi di riduzione del traffico privato e lo sviluppo di infrastrutture prioritarie in un disegno coerente. Come investire sui servizi sociali e sanitari e scolastici in quartieri tagliati da profonde divisioni per età, reddito, provenienza. Come promuovere esperienze di economia della condivisione e amministrazione condivisa dei beni comuni. Come recuperare spazi pubblici e vivibilità in quartieri che oggi offrono ben poco ai loro residenti e a quelli del resto della città.

Se abbiamo a cuore una trasformazione profonda della zona del Polcevera, che segni una svolta e la metta al sicuro da future crisi, non possiamo limitarci a ragionare sull’immediato. È invece necessario progettare un nuovo sistema cittadino e per farlo occorre partire dalla conoscenza della situazione in cui ci muoviamo e dei processi incorso. Questo dossier, che si inserisce nella più ampia ricerca che Genova che osa, l’Osservatorio sulle disuguaglianze del DISFOR e il centro studi “Danilo Ravera” di Legacoop stanno conducendo sul benessere a Genova, vuole fornire il primi spunti e dati per una riflessione che vada oltre il ponte, per trasformare quella quella zona di Genova oggi più in difficoltà e troppo a lungo abbandonata.


Stefano Gaggero e Lorenzo Azzolini, Centro Studi Genova che osa

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DOSSIER

settembre 2018

SINTESI DEI CONTENUTI

Il dossier raccoglie una serie di dati riferiti alla situazione sociale, economica e demografica della Valpolcevera e delle zone limitrofe. Di ogni misura è riportato il primo quarto della classifica rispetto ai 71 quartieri di genova e il posizionamento dei quartieri della Valpolcevera.

La mappa dei quartieri in difficoltà consente di individuare a colpo d'occhio come in Valpolcevera si concentrino molteplici elementi critici. In particolare vi si trovano 12 dei 25 quartieri in difficoltà di Genova. Ognuno ha caratteristiche specifiche però si possono evidenziare alcuni elementi comuni.

L'indice di vecchiaia è tra i più bassi della città, anche grazie alla presenza dei migranti. Il numero di famiglie unipersonali, cioè con un solo componente, si mantiene basso con le sole eccezioni di Angeli e Sampierdarena. Il numero di anziani con più di 75 anni che vivono soli desta preoccupazione in alcuni quartieri, in particolare Campasso e Pontedecimo.

I dati sulla scolarizzazione e sulla disoccupazione, due misure strettamente correlate, rappresentano il principale indicatore di difficoltà della Valpolcevera. Nel caso della disoccupazione 12 delle prime 17 posizioni della classifica genovese sono occupate da quartieri di questa zona. La misura del reddito imponibile medio è la diretta conseguenza e Campi, Cornigliano e Campasso sono tra i quartieri più poveri della città, preceduti solo da Ca' Nuova.

La partecipazione al voto è influenzata da moltissimi fattori e il comportamento degli elettori varia anche in relazione al tipo di elezioni, i quartieri di questa zona però restano quelli con l'affluenza più bassa. Dalle politiche 2013 a quelle del 2018 poco è cambiato, Morego in particolare resta il quartiere con l'affluenza più bassa dopo Ca' Nuova.

Anche secondo l'indice di disagio sociale (un indicatore composito e che tiene conto degli aspetti sopracitati) le difficoltà si concentrano in questa zona della città. 11 quartieri della Valpolcevera ricadono nelle prime 17 posizioni tra i quartieri di Genova.

Indice dei contenuti

MAPPA VALPOLCEVERA ->

MAPPA QUARTIERI IN DIFFICOLTA' ->

VECCHIAIA ->

FAMIGLIE UNIPERSONALI ->

ANZIANI SOLI ->

STRANIERI ->

SCOLARIZZAZIONE ->

DISOCCUPAZIONE ->

REDDITO ->

PARTECIPAZIONE AL VOTO ->

INDICE DISAGIO SOCIALE ->

INTERATTIVO

NAVIGA LA MAPPA

VALPOLCEVERA E QUARTIERI LIMITROFI

La mappa evidenzia l'area a cui sono riferiti i dati raccolti in questo dossier, ingrandendola si può notare la nuova viabilità con via della Superba, la rotonda Tenco e le vie chiuse intorno al Ponte Morandi.

INTERATTIVO

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I QUARTIERI IN DIFFICOLTA'

La mappa individua all’interno del comune quell’insieme di quartieri che figurano entro il primo quarto della classifica cittadina dei seguenti indicatori: indice vecchiaia (2014), tasso di famiglie unipersonali (2014), tasso di anziani soli (2014), tasso totale di stranieri (2014), tasso di scolarizzazione totale (2011), reddito imponibile medio (2011), tasso di disoccupazione (2011) e tasso affluenza alla Camera (2013). Si tratta di una classificazione piuttosto ampia che include 25 quartieri e situazioni di difficoltà naturalmente differenti. Quartieri come Ca’ Nuova, Campi, Cornigliano e Campasso, rientrano nell’insieme perché presentano indicatori negativi nel campo economico, viceversa la Foce nell’ambito demografico per la presenza di tanti anziani, anziani soli e famiglie uni personali.

VECCHIAIA

È il rapporto percentuale tra il numero degli anziani dai 65 anni in su e il numero dei giovani fino ai 14 anni. I quartieri con l’indice più equilibrato si trovano in Val Polcevera, Centro Ovest, Centro Est (Lagaccio e Centro storico) più Bavari; i quartieri più anziani si collocano nel Levante.

Nessun quartiere della Valpolcevera entra nel primo quarto della classifica genovese, anzi, la maggior parte si colloca nelle ultime posizioni.

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RANK QUARTIERE INDICE VECCHIAIA
1 Crevari 338,5
2 Foce 319,3
3 Borgoratti 313,6
4 Castagna 306,0
5 Quinto 300,7
6 Castelluccio 300,4
7 San Giovanni Battista 297,7
8 Marassi 292,3
9 Sant'Agata 289,7
10 Lido 287,8
11 San Fruttuoso 286,7
12 San Vincenzo 285,0
13 Chiappeto 283,5
14 Montesignano 276,3
15 Pegli 275,9
16 San Martino 275,3
17 Albaro 275,2
/// /// ///
27 San Bartolomeo 259,6
28 Begato 258,9
32 San Teodoro 256,7
36 Belvedere 249,3
38 Pontedecimo 244,9
52 Rivarolo 222,6
53 Bolzaneto 220,4
54 San Gaetano 211,8
56 Angeli 202,6
58 Borzoli Est 194,2
59 Cornigliano 190,9
62 Sampierdarena 178,2
63 Certosa 175,0
64 Campasso 164,2
65 Teglia 160,2
68 Campi 152,0
69 Morego 145,7
71 San Quirico 127,1

Fonte: UFFICIO STATISTICO COMUNALE 2014

Note: ///

LE FAMIGLIE UNIPERSONALI

Il tasso di famiglie unipersonali segue le dimensioni per componenti delle famiglie: il Centro storico, Angeli e San Vincenzo presentano le percentuali maggiori (64/65% nel Centro storico). Il tasso comunale di famiglie unipersonali è 45%, a Sampierdarena è poco sopra, al 46,8%.

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RANK QUARTIERE FAMIGLIE UNIPERSONALI
1 Molo 64,9%
2 Maddalena 64,3%
3 Prè 64,1%
4 San Vincenzo 52,4%
5 Angeli 52,1%
6 Sant'Agata 49,3%
7 Borgoratti 48,9%
8 Nervi 48,7%
9 Marassi 48,3%
10 Brignole 47,4%
11 Sturla 47,4%
12 Carignano 47,3%
13 Foce 47,3%
14 San Pantaleo 46,9%
15 Sampierdarena 46,8%
16 San Fruttuoso 46,5%
17 San Martino 46,2%
/// /// ///
18 San Bartolomeo 45,8%
19 Campasso 45,8%
27 Bolzaneto 44,4%
31 Pontedecimo 43,7%
36 Certosa 43,1%
38 Belvedere 43,1%
39 San Teodoro 43,1%
41 Campi 42,6%
44 Teglia 42,2%
47 Rivarolo 42,0%
48 San Gaetano 42,0%
51 Cornigliano 41,7%
58 San Quirico 41,1%
59 Borzoli Est 40,3%
66 Begato 38,5%
67 Morego 38,4%

Fonte: UFFICIO STATISTICO COMUNALE 2014

Note: tasso famiglie unipersonali

ANZIANI SOLI

A Genova il tasso di anziani con più di 75 anni che vivono da soli in casa è del 38,6%; il valore mediano è molto vicino, al 38,4%. La solitudine degli anziani insiste in particolare nei quartieri deprivati  , in una formula che accresce le situazioni di malessere.

Nella Valpolcevera incide soprattutto a Campasso, Pontedecimo, Bolzaneto, San Bartolomeo e Certosa.

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RANK QUARTIERE ANZIANI SOLI
1 Molo 46,9%
2 Campasso 45,3%
3 Pra' 44,7%
4 Maddalena 43,7%
5 Marassi 43,4%
6 Pontedecimo 43,2%
7 Voltri 43,0%
8 Crevari 42,7%
9 San Pantaleo 42,7%
10 Bolzaneto 42,6%
11 San Bartolomeo 42,3%
12 Certosa 42,3%
13 Palmaro 42,1%
14 Nervi 41,9%
15 Borgoratti 41,4%
16 Foce 40,7%
17 San Quirico 40,5%
/// /// ///
22 San Gaetano 39,9%
28 Morego 39,2%
31 Rivarolo 38,9%
36 Sampierdarena 38,4%
38 Angeli 38,2%
44 San Teodoro 37,6%
45 Belvedere 37,5%
50 Teglia 37,2%
55 Borzoli Est 36,4%
58 Cornigliano 36,0%
68 Begato 31,9%
69 Campi 31,5%

Fonte: UFFICIO STATISTICO COMUNALE 2014

Note: tasso anziani soli

STRANIERI

Il 9,5% dei residenti a Genova è costituito da migranti; il valore mediano dei quartieri si colloca ben più in basso al 5,6%, a segnalare una diffusione molto squilibrata in città. I quartieri ad altra incidenza di migranti disegnano tre zone urbane: la Val Polcevera, la medio-bassa Val Bisagno e il Centro storico.

In particolare Campasso e Sampierdarena hanno un tasso di residenti stranieri che supera il 30%, vicino a quello di Prè.

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RANK QUARTIERE PRESENZA DI STRANIERI
1 Prè 33,6%
2 Campasso 30,7%
3 Sampierdarena 30,5%
4 Campi 26,6%
5 Teglia 23,6%
6 Certosa 22,5%
7 Maddalena 20,2%
8 Cornigliano 19,9%
9 San Gaetano 17,8%
10 Molo 17,5%
11 Lagaccio 16,7%
12 San Bartolomeo 15,7%
13 Rivarolo 13,9%
14 Parenzo 13,8%
15 Angeli 13,0%
16 Marassi 12,9%
17 San Pantaleo 12,9%
/// /// ///
18 Bolzaneto 12,1%
19 Borzoli Est 11,4%
21 Belvedere 10,3%
24 San Quirico 8,8%
27 Pontedecimo 8,5%
30 San Teodoro 7,7%
39 Morego 5,4%
41 Begato 5,3%

Fonte: UFFICIO STATISTICO COMUNALE 2014

Note: ///

SCOLARIZZAZIONE

È la somma tra istruzione terziaria e superiore. Segue uno schema che individua la demarcazione dei quartieri più benestanti, lungo la stessa linea di distribuzione del reddito e del tasso di disoccupazione. Il tasso nel quartiere più istruito (Puggia) è più di due volte e mezzo il tasso del quartiere meno istruito (Ca’ Nuova).

Oltre Ca’ Nuova, gli altri tre quartieri con tasso inferiore al 40% si trovano tutti in Val Polcevera: Bolzaneto, Borzoli Est, Campi.

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RANK QUARTIERE SCOLARIZZAZIONE
1 Ca' Nuova 31,5%
2 Borzoli Est 38,3%
3 Campi 38,4%
4 Bolzaneto 39,7%
5 Teglia 40,7%
6 Cornigliano 40,9%
7 Begato 41,5%
8 Doria 43,5%
9 Montesignano 43,7%
10 Pra' 45,0%
11 Prato 45,0%
12 Morego 45,0%
13 San Quirico 45,1%
14 Quezzi 45,5%
15 Campasso 45,7%
16 Borzoli Ovest 45,8%
17 Molassana 45,8%
/// /// ///
18 Certosa 46,1%
20 Pontedecimo 46,6%
26 Rivarolo 48,6%
29 Angeli 49,4%
32 San Bartolomeo 50,0%
38 San Gaetano 54,4%
41 Sampierdarena 55,1%
44 San Teodoro 57,4%
45 Belvedere 59,0%

Fonte: ISTAT | CENSIMENTO 2011

Note: ///

DISOCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione tende anche a essere più alto dove è più basso il tasso di scolarizzazione secondo uno schema che evidenzia uno spartiacque tra i quartieri più benestanti e il resto della città.

La maggior parte dei quartieri della Valpolcevera si trova nel primo quarto di classifica.

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RANK QUARTIERE DISOCCUPAZIONE
1 Ca' Nuova 20,0%
2 Bolzaneto 12,5%
3 Begato 11,0%
4 Cornigliano 11,0%
5 San Eusebio 10,8%
6 Campi 10,6%
7 Pra' 10,4%
8 Prè 10,3%
9 Teglia 10,3%
10 Lagaccio 10,3%
11 Campasso 9,7%
12 Sampierdarena 9,3%
13 Angeli 9,2%
14 Certosa 9,2%
15 Morego 9,2%
16 San Quirico 9,2%
17 Pontedecimo 9,1%
/// /// ///
23 Rivarolo 8,7%
29 Borzoli Est 8,2%
31 San Teodoro 8,0%
38 San Gaetano 7,7%
43 San Bartolomeo 7,5%
55 Belvedere 6,1%

Fonte: ISTAT | CENSIMENTO 2011

Note: ///

REDDITO

Il reddito imponibile medio è distribuito in modo ineguale. Anche qui si evidenzia il divario tra costa est (più Pegli) e resto della città, ma pure nelle zone benestanti esiste un’ampia forbice. Il 52% dei dichiaranti ha un reddito inferiore a 20.000 € e il 10% inferiore a 4.767 €. Il 36% dei dichiaranti ha oltre 64 anni, il 33% oltre 45 (e dichiara oltre due quinti del reddito totale), il 30% ha meno di 45 anni.

Come nel caso della disoccupazione i quartieri della Valpolcevera si collocano nella parte alta della classifica, quella in cui il reddito è minore.

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RANK QUARTIERE REDDITO MEDIO
1 Ca' Nuova €16.446
2 Campi €16.738
3 Cornigliano €17.367
4 Campasso €17.369
5 Teglia €17.577
6 Borzoli Est €18.334
7 Bolzaneto €18.359
8 Certosa €18.569
9 Begato €18.640
10 Quezzi €18.982
11 Montesignano €19.050
12 Parenzo €19.069
13 Pra' €19.165
14 Angeli €19.524
15 Lagaccio €19.614
16 Doria €19.670
17 Calcinara €19.724
/// /// ///
18 Rivarolo €19.748
20 Morego €19.808
24 San Quirico €20.001
28 Sampierdarena €20.082
31 Pontedecimo €20.358
35 San Bartolomeo €20.756
36 San Gaetano €20.877
45 Belvedere €22.836
48 San Teodoro €23.407

Fonte: ISTAT | CENSIMENTO 2011

Note: ///

PARTECIPAZIONE AL VOTO

La partecipazione al voto è determinata da molti fattori e varia da una consultazione all'altra. Alle comunali, per esempio, è calata in modo costante dal 1997 ad oggi mentre alle politiche ha subito un andamento altalenante. Nei quartieri della Valpolcevera la partecipazione è comunque inferiore al resto della città.

Dalle politiche 2013 a quelle del 2018 Morego resta il quartiere che ha votato di meno, subito dopo Ca' Nuova. Sulla stessa scia anche Campasso, Campi e Cornigliano. Spunta l'eccezione di San Bartolomeo in cui è salita l'affluenza.

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RANK QUARTIERE AFFLUENZA 2013
1 Ca' Nuova 62,7%
2 Morego 66,0%
3 San Bartolomeo 66,6%
4 Campi 69,0%
5 Campasso 69,5%
6 Cornigliano 70,1%
7 Begato 70,1%
8 Bolzaneto 70,9%
9 Lagaccio 71,3%
10 Teglia 71,3%
11 Prè 71,8%
12 Pra' 71,9%
13 San Quirico 72,1%
14 Montesignano 72,1%
15 Parenzo 72,2%
16 Prato 72,4%
17 Marassi 72,5%
/// /// ///
21 Borzoli Est 72,9%
25 Sampierdarena 73,2%
26 Rivarolo 73,3%
29 Angeli 73,4%
32 Certosa 73,9%
34 San Gaetano 74,4%
36 Pontedecimo 74,6%
46 Belvedere 76,2%
53 San Teodoro 77,0%

Fonte: Ministero dell'interno 2013

Note: ///

RANK QUARTIERE AFFLUENZA 2018
1 Ca' Nuova 57,7%
2 Morego 60,3%
3 Molo 62,4%
4 Campi 62,9%
5 Campasso 63,5%
6 Cornigliano 64,3%
7 Bolzaneto 64,3%
8 Begato 65,1%
9 Lagaccio 66,0%
10 Teglia 67,1%
11 Sampierdarena 67,2%
12 Prè 67,2%
13 Palmaro 67,6%
14 Pra' 67,7%
15 Parenzo 68,1%
16 Angeli 68,2%
17 Oregina 68,6%
/// /// ///
18 Rivarolo 68,6%
20 Certosa 68,6%
25 San Bartolomeo 68,9%
27 Borzoli Est 69,1%
30 San Quirico 69,5%
35 Pontedecimo 70,2%
36 San Gaetano 70,3%
46 San Teodoro 72,2%
47 Belvedere 72,4%

Fonte: Ministero dell'Interno 2018

Note: ///

INDICE DISAGIO SOCIALE

È la media ponderata degli scostamenti dai valori nazionali degli indici di disoccupazione, occupazione, concentrazione giovanile e scolarizzazione al censimento 2011. Ventiquattro quartieri dove risiede un terzo della popolazione hanno un indice pari o inferiore a -4; per contro, undici quartieri dove risiede il 13% della popolazione hanno un indice positivo, quattro compreso tra 1 e 2, Bolzaneto pari a 3,09 e Ca’ Nuova a 9,05. La differenza tra Ca’ Nuova e San Vincenzo è uguale a 18,37.

Secondo questo indice Bolzaneto è il quartiere con il maggior disagio sociale, subito dopo Ca' Nuova. Seppur staccati seguono direttamente altri quartieri della Valpolcevera: Bolzaneto, Begato, Campi, Cornigliano.

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RANK QUARTIERE INDICE DISAGIO SOCIALE 2011
1 Ca' Nuova 9,05
2 Bolzaneto 3,09
3 Begato 1,81
4 Campi 1,67
5 Cornigliano 1,43
6 Teglia 1,07
7 San Eusebio 0,78
8 Pra' 0,66
9 Borzoli Est 0,48
10 Montesignano 0,04
11 Campasso 0,01
12 Borzoli Ovest -0,32
13 Morego -0,41
14 Pontedecimo -0,46
15 Voltri -0,49
16 Certosa -0,60
17 Rivarolo -0,67
/// /// ///
18 Angeli -0,86
23 San Quirico -1,24
31 San Bartolomeo -1,95
33 San Gaetano -2,29
37 Sampierdarena -2,58
40 San Teodoro -2,70
49 Belvedere -4,16

Fonte: ISTAT | CENSIMENTO 2011

Note: ///

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