Andrea Massera


Jan 31, 2018

L'eterno leader Massimo

Se il Meridione è quasi ovunque “blu dipinto di blu”, il collegio uninominale del Senato di Nardò, il numero 6 della Puglia, non fa eccezione. Dalle proiezioni elettorali di Duetredue risulta evidente il cospicuo vantaggio della coalizione di Centrodestra, che si assesta intorno a 12 punti percentuali. Ad inseguire il Movimento Cinque Stelle, seguito ad altri quattro punti dal Partito Democratico. Inesorabilmente escluso dalla bagarre per la vittoria nel collegio, il candidato di Liberi e Uguali: Massimo D’Alema.

Nel clamore nazionale scatenato dalle liste e dai listini, dalle spartizioni interne di Liberi e Uguali tra le anime partitiche che compongono la squadra di Pietro Grasso, si è mosso rapidamente e in silenzio Massimo D’Alema, che sin dagli albori di questa campagna elettorale ha annunciato la sua candidatura nel suo collegio storico, dove ha già trionfato in precedenti competizioni: Gallipoli e il tacco dello stivale italico. Le stime locali di Duetredue, che non tengono esplicito conto dell’impatto del candidato sul collegio di riferimento, assestano Liberi e Uguali intorno all’8%. Nella complessità di questa legge elettorale, che non permette ai cittadini di disgiungere il voto, anche l’eterno D’Alema non può ambire a risultati eclatanti, ma qualora riuscisse ad ergersi sopra la media nazionale dei suoi colleghi avrebbe una carta importante da giocarsi negli equilibri interni di Liberi e Uguali.

Il leader Massimo ha fagocitato l’attenzione mediatica sul suo collegio. Quanto peserà sul suo futuro e chi trionferà a Nardò, Puglia?

Il più accreditato per la vittoria è Luciano Cariddi, candidato tra le fila di Noi con l’Italia-UDC per la coalizione di Centrodestra. Dopo le polemiche sulla collocazione dei propri beniamini tra Fitto e Cesa, i due leader della “quarta gamba” a sostegno di Silvio Berlusconi, a spuntarla nel collegio pressoché sicuro di Nardò è stato l’ex-sindaco di Otranto. Di lui si ricorderanno certamente i concittadini pugliesi per l’insistenza nel voler realizzare il più grande gasdotto sottomarino del mondo e per un’accusa di abuso d’ufficio dalla quale, a fine 2017, è stato scagionato.

A 12 punti percentuali di distanza, ancora in corsa, ma in evidente svantaggio, si gioca le carte del suo secondo mandato in Senato Barbara Lezzi, per il Movimento Cinque Stelle. L’ormai ex senatrice leccese è tra i volti grillini più preparati, come ha saputo dimostrare spesso in comparsate e interviste televisive. Di lei si ricordano la gaffe di inizio mandato, nel 2013, quando assunse come portaborse la figlia del fidanzato; e i complimenti del giornalista Andrea Scanzi che la accreditavano, di fatto, tra le figure emergenti del Movimento.

È Teresa Bellanova a rappresentare la coalizione di Centrosinistra, ben distante dagli avversari filo-berlusconiani. Dal 2016 Viceministro dello Sviluppo Economico, l’ex sindacalista si è avvicinata con il passare degli anni al segretario Matteo Renzi, sopravvivendo alla rottamazione di coloro che l’avevano lanciata nella politica dei grandi, tra i quali spicca Pier Luigi Bersani. A lei il Partito Democratico ha affidato la partita del collegio di Nardò, che tuttavia pare probabile la vedrà sonoramente sconfitta, complice la non trascurabile incombenza di Massimo D’Alema, che tenderà a sottrarle voti fondamentali.

Il rottamato leader Massimo risorgerà definitivamente dalle sue ceneri?

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