Stefano Gaggero


Jan 20, 2018

Può davvero vincere la destra?

La nuova legge elettorale ha un impianto di base proporzionale, con una componente maggioritaria che non è prevalente ma neppure irrilevante. Proprio questa componente maggioritaria, quella dei collegi uninominali, può dare una spinta verso la maggioranza assoluta dei seggi a quello schieramento capace di distanziare gli altri due di una percentuale significativa di voti. Secondo l’insieme dei sondaggi, dalle elezioni amministrative dello scorso anno il Centrodestra ha iniziato a macinare punti percentuali di vantaggio sia sul centrosinistra sia sul M5S: da novembre dello scorso anno la coalizione di Berlusconi e Salvini ha un vantaggio non inferiore ai 5 punti.

Berlusconi e i suoi alleati, secondo il nostro modello, allo stato attuale distanziano di quasi 8 punti percentuali la coalizione di Renzi e di quasi 9 la lista di Di Maio: con questi numeri possono contare su 252 seggi alla Camera, di cui 142 nella parte plurinominale delle liste di candidati e ben 110 dai collegi uninominali. Questo significa che, in ragione del suo vantaggio sugli altri due schieramenti, con meno del 36% dei voti il Centrodestra può vincere di sicuro o con probabilità il 47% dei seggi uninominali. La coalizione conservatrice otterrebbe il 40% dei seggi alla Camera, trovandosi 64 seggi sotto la maggioranza assoluta. Il PD e i suoi alleati, con 141 seggi, e il partito di Grillo, con 117, sono al momento molto indietro.

In questo scenario, la maggioranza assoluta non è affatto una chimera per i partiti di Berlusconi, Salvini e Meloni, che potrebbero trovare i seggi mancanti nei tanti—82 su 232—collegi uninominali in bilico. La situazione è tanto incerta che più di un collegio uninominale su tre vede almeno due degli schieramenti principali, se non tutti e tre, stretti in scarto non superiore ai 5 punti percentuali; il Centrodestra è in vantaggio oppure competitivo in 75 di questi collegi, un numero che sarebbe più che sufficiente per ottenere il controllo della Camera.

Se la coalizione di Centrodestra dovesse incrementare ancora il proprio vantaggio nelle prossime settimane, tanti dei seggi in bilico slitterebbero nella categoria delle vittorie probabili per i conservatori: tuttavia già nella situazione attuale, anche senza sensibili fluttuazioni negli orientamenti di voto nazionali, un’efficace campagna elettorale locale nei giusti territori potrebbe fare la differenza. Dal punto di vista di chi, per adesso, rincorre, cioè centrosinistra e M5S, quegli 82 seggi rappresentano un baluardo da tenere per impedire al centrodestra di ottenere da solo la maggioranza assoluta alla Camera.

È perciò interessante indagare quali siano e dove si trovino questi collegi incerti.

I collegi in bilico dove il Centrodestra è in vantaggio o competitivo sono variamente distribuiti in tutto il Paese, con alcune concentrazioni. In quelle aree del Lombardo-Veneto dove per tradizione il centrodestra è meno dominante, cioè i comuni di Milano, Mantova, Venezia e Gorizia e Trieste, se ne collocano 11: se riuscisse a vincere questi collegi, la coalizione di Centrodestra otterrebbe tutti i seggi uninominali disponibili tra Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Nella città metropolitana di Torino si trovano altri 7 collegi in bilico, a riprova della forza dello schieramento di centrodestra nel Nord del Paese, a fronte anche dell’arretramento del PD. Nel Lazio si contano altri 13 seggi incerti, di cui 7 insistono su Roma. La Sicilia, che un tempo era un solido feudo conservatore, oggi ospita 10 seggi incerti.

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Il Centrosinistra risulta in vantaggio o competitivo in 42 dei seggi incerti dove anche il Centrodestra è in pista per ottenere seggi. Si tratta di un numero più che sufficiente, qualora dovessero essere vinti tutti dalla coalizione di Renzi, a negare la maggioranza assoluta a Berlusconi e i suoi alleati. Metà di questi collegi—21—si trova in aree metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Roma e Napoli.

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La situazione a oggi è così liquida che in 23 collegi incerti la gara per il seggio è tra tutti e tre i poli; quattro nell’area metropolitana torinese e altri quattro nel comune di Roma.

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La scelta dei candidati, quindi, e la qualità della loro campagna elettorale sul territorio sono due elementi che giocheranno un ruolo importante nel decidere se il Centrodestra tornerà a governare il Paese o se il Centrosinistra e il M5S potranno fermare o addirittura invertire l’ascesa di Berlusconi e dei suoi alleati.

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