Niccolò Iurilli


Mar 10, 2018

L'affluenza a Cinque Stelle

È un dato di fatto che i due grandi vincitori delle ultime elezioni politiche siano il Movimento Cinque Stelle e la Lega.

Il Movimento era ritenuto penalizzato in partenza dalla legge elettorale per quanto riguarda la parte dei seggi parlamentari assegnati grazie al meccanismo dei collegi uninominali, ove storicamente il Centrosinistra era ritenuto più forte perché più radicato. Dunque si pensava al classico scontro tra coalizioni di Centrosinistra e di Centrodestra.

Tuttavia, il Movimento è il partito che ha ottenuto più collegi uninominali: 93 alla Camera (sui 227 ottenuti) e 44 al Senato (per un totale di 112 senatori “gialli”). Addirittura, in Sicilia, il M5S ha ottenuto un numero di seggi maggiore dei candidati stessi (per approfondire: Il Post, 8 marzo). Confrontato con altri partiti in Europa, inoltre, è l’unico che è stato capace di crescere (+6,7 punti percentuali) rispetto alla precedente tornata elettorale (si veda quanto elaborato dal Centro Italiano Studi Elettorali della LUISS il 5 marzo). 

 

 

Una rapida occhiata alla nuova geografia politica italiana ci mostra a colpo d’occhio la profonda spaccatura tra Nord e Sud. L’immagine mostra chiaramente come, mentre il Nord è a trazione Centrodestra, il Sud è dominato dai Pentastellati, nella pressoché irrilevanza del Centrosinistra guidato dal Partito Democratico e la totale assenza della sinistra di Liberi e Uguali.   

Il già citato CISE-LUISS, in un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 6 marzo, imputa il risultato del Movimento, che ha ottenuto nel Mezzogiorno complessivamente il 43,4% dei voti (con punte di quasi 49% in Campania), alla questione economica, principalmente alla disoccupazione - insomma, una nuova (o irrisolta) questione meridionale.

Noi di Duetredue ci siamo interrogati sul rapporto tra affluenza e voto al Movimento 5 Stelle. Esiste una correlazione? Possiamo definire uno schema di crescita o decrescita tendenziale? 

 

 

Ipsos, nell’analisi dei flussi, evidenzia come il M5S sia il partito che più abbia intercettato il voto di chi, nel 2013, era rimasto a casa: mentre il 79% degli astenuti di cinque anni fa ha scelto nuovamente di non votare, il 7% si è spostato sul Movimento (si tratta di una percentuale considerevole: basti pensare che il 4% degli astenuti ha cambiato idea e votato Lega, il 3% PD, altro 3% per Forza Italia).

Se, invece, ci concentriamo sui dati provenienti dalle regioni, come mostra la nostra tabella, possiamo notare alcuni trend interessanti.

 

 

In poco più di un anno dal referendum del famoso o famigerato 4 dicembre 2016, l’affluenza è cresciuta ovunque, ma in modo particolare in alcune regioni: sostanzialmente tutte quelle del Centro-Sud Italia, eccettuate le Marche (comunque +4,5). Solamente in esse, infatti, i votanti sono aumentati di oltre 5 punti percentuali. In testa vediamo Calabria e Campania (entrambe +9,3), seguite da Basilicata (+8,2), Molise (+7,7), Puglia (+7,3), Abruzzo (+6,6) e Sicilia (+6,1).

Tra le circoscrizioni elettorali rimaste invariate (ossia quelle che corrispondono all’intero territorio regionale), nel Meridione salta all’occhio l’aumento dei voti al M5S. Così, in Abruzzo si passa dal 29,9% al 39,9%; in Basilicata dal 24,3% al 44,4%; in Calabria dal 24,9% al 43,4%; in Molise dal 27,7% al 44,8%; in Puglia dal 25,5% al 44,9%. 

Calcolando l’aumento regionale sulle due regioni divise in più circoscrizioni, otteniamo che in Campania il Movimento passa dal 22,1% al 49,4%, mentre in Sicilia dal 33,6% al 48,8%.

Sono cifre elevate per un solo partito: a questa notevole crescita è per forza legato l’aumento dell’affluenza alle urne. Ciò risulta coerente con le analisi che attribuiscono agli astenuti del 2013 buona parte del merito del risultato dei pentastellati.

Se costruiamo un grafico di dispersione, notiamo perfettamente come affluenza e voto al Movimento Cinque Stelle siano legati. 

 

 

Esiste dunque un trend: le regioni in cui l’affluenza è cresciuta in maggior misura sono quelle in cui più persone hanno espresso la loro preferenza per il partito guidato da Di Maio.

Le ragioni di questo collegamento sono molteplici, soprattutto di ordine politico ed economico. Sulla base dei dati che abbiamo analizzato, ogni forza politica tragga le proprie conclusioni.

 

 

 

 

 

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