Andrea Massera


Feb 07, 2018

Il compagno Pier Ferdinando Casini

Il collegio uninominale del Senato di Bologna è da sempre un territorio di elettorato sicuro per il Centrosinistra. Il 4 marzo è in arrivo e anche a questa tornata gli equilibri locali non sembrano essere mutati. Secondo le proiezioni di Duetredue la coalizione guidata dal Partito Democratico si assesta infatti intorno ai 42 punti percentuali, con più di 15 di vantaggio sul principale contendente della coalizione di Centrodestra. Paradossalmente, la scelta del candidato del PD, Pier Ferdinando Casini, potrebbe deludere le aspettative degli elettori di sinistra e apportare un più o meno considerevole calo percentuale a favore del candidato di Liberi e Uguali, Vasco Errani.

La carriera politica di Pier Ferdinando Casini non ha bisogno di eccessive presentazioni. Dalla Democrazia Cristiana, all’UDC, al considerevole e noto appoggio ai vari governi Berlusconi che si sono succeduti nel corso dei decenni. Nel 2014 l’UDC e il suo ex-leader aprono all’ala sinistra del Parlamento, sostenendo apertamente prima il governo Letta, poi l’ascesa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di Matteo Renzi. Il premio per l’UDC sarà il Ministero dell’Ambiente, conferito a Gian Luca Galletti. Nel 2016, prima dell’ormai celebre referendum costituzionale, Casini abbandona l’UDC per il mancato sostegno al comitato del SÌ, nel 2017 diventa Presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche, entrando a gamba tesa nell’ambito della polemica di Banca Etruria. Diventa quindi scontato il suo appoggio alla campagna elettorale di Matteo Renzi, tra le fila della lista Civica Popolare di Beatrice Lorenzin. Secondo Pier Ferdinando Casini le adozioni delle coppie gay sono “una violenza della natura sulla natura. È un'idea della società che abbrutisce, che non progredisce ma regredisce perché vuol dire che è più forte il desiderio di maternità che quello della tutela del bambino, e noi siamo dalla parte del bambino”. Sul nuovo appellativo a cui ironicamente è accompagnato il suo cognome ha detto: “Compagno Casini? Era un termine usato nell'antichità da qualcuno ben più importante di me”.

 

Quanto influirà la scelta dei vertici del Partito Democratico sul tradizionale elettorato bolognese?

 

La principale avversaria di Pier Ferdinando Casini, a sorpresa, dice lei, è Elisabetta Brunelli, presidente di Confedilizia Bologna. La consigliera comunale eletta tra le fila della lista civica La tua Bologna, vicina a Forza Italia, è indietro secondo le proiezioni di Duetredue, ma può sperare nel suo radicamento sul territorio e nei suoi contatti con il mondo dell’edilizia e dell’avvocatura. Di lei i suoi colleghi denunciano l’assenteismo consiliare, anzi il “gettonismo”: l’avvocato infatti è stato presente all’88% delle sedute, ma solo al 6,8% delle votazioni. Interrogata sulla questione dal quotidiano Repubblica ha risposto più volte “Non voglio rilasciare alcuna dichiarazione”.

 

A qualche punto percentuale insegue la candidata del Movimento Cinque Stelle, Michela Montevecchi. Già senatrice dal 2013, è diventata portavoce nella Camera Alta del M5S nel 2014. Insegnante, interprete e traduttrice, la 47enne laureatasi a Bologna rappresenta uno dei volti noti del Movimento in Emilia-Romagna, ma soprattutto una delle principali sostenitrici locali di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma fuoriuscito dalla realtà politica pensata da Beppe Grillo. Sulla figura controversa del fondatore di Effetto Parma, gruppo consiliare con cui ha ottenuto il suo secondo mandato, la candidata del Movimento ha detto: “L'addio di Pizzarotti? Rischiamo un effetto domino, altri abbandoni, soprattutto in Emilia-Romagna che è una regione complicata per il Movimento. Federico è un punto di riferimento per molti nostri attivisti”.

 

Quarto incomodo, ma con ottime possibilità di rompere le uova nel paniere al Partito Democratico e al suo candidato inedito, è Vasco Errani, per Liberi e Uguali. L’ex Presidente dell’Emilia-Romagna dal 1999 al 2014, nonostante la mancata possibilità di voto disgiunto, può ottenere un risultato percentuale considerevole, specie in una città come Bologna, notoriamente di orientamento di sinistra. L’esponente storico del Partito Comunista e dei DS nel 2016 è diventato Commissario di Governo alla Ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia e nel 2017 ha abbandonato il Partito Democratico insieme a Pier Luigi Bersani, per aderire a MDP. Tra i suoi (non) scheletri nell’armadio, un’indagine per falso ideologico, conclusasi nel 2016 con l’assoluzione.

 

Il do ut des concesso a Pier Ferdinando Casini può quindi complicare la vita del Partito Democratico in un collegio considerato “sicuro”?

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