Andrea Massera


Feb 07, 2018

Pietro Grasso in una Palermo in bilico

Il collegio uninominale del Senato Palermo-Capaci (o Palermo-San Lorenzo) è il più piccolo della Sicilia e uno dei più incerti della regione. I due principali contendenti per la vittoria, come è peraltro emerso dalle recenti elezioni regionali, sono la coalizione di Centrodestra e il Movimento Cinque Stelle. Il Partito Democratico insegue, a una decina di punti di distanza, e potrebbe perdere altro terreno con la complicità dell’ingombrante candidatura a sinistra di Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali.

Pietro Grasso ha vissuto gran parte della sua vita a Palermo, dove ha trascorso non solo l’infanzia, durante la quale ha visto con i suoi occhi gli eccidi mafiosi, ma soprattutto la sua carriera da magistrato. All’inizio degli anni ’90 è stato uno dei protagonisti dei maxi processi contro Cosa Nostra, prima di diventare Capo della Direzione Nazionale Antimafia. Qualche mese fa, l’ex Presidente del Senato aveva rifiutato la candidatura a Governatore della Sicilia propostagli dal Partito Democratico, affermando di “avere doveri istituzionali da svolgere”. Oggi, la sua discesa in capo come leader di Liberi e Uguali, e come candidato in questo collegio uninominale, mette in seria difficoltà il Centrosinistra a Palermo.

 

Quanto contribuirà alla sconfitta del Partito Democratico a Palermo?

 

Dal più classico dei suicidi della sinistra italiana, sembra poter trarre vantaggio Steni di Piazza, candidato del Movimento Cinque Stelle. Se il Centrosinistra in Sicilia non ha mai ottenuto buoni risultati, lo stesso non si può dire per la compagine pentastellata. Il favorito di questo collegio, seppur con poco scarto sul contendente del Centrodestra, è direttore della filiale di Banca Etica di Palermo, e da anni è molto impegnato nel sociale. Nel 1999 diede vita ad un incredibile progetto di microcredito per le famiglie di immigrati a Palermo: grazie ad un accordo con il Comune furono erogati più di tre miliardi di lire.

 

A pochissimi punti percentuali troviamo Giulio Tantillo, candidato del Centrodestra, ex-consigliere comunale di Palermo dal 2001. L’ex capogruppo palermitano di Forza Italia, con un passato giovanile tra le fila del Partito Comunista e Socialista, è diventato deputato a gennaio 2018 e lo rimarrà fino al 22 marzo. Un’investitura quasi “a sua insaputa”, dovuta all’elezione di Riccardo Gallo, suo predecessore deputato, nell’assemblea regionale siciliana. Tantillo dovrà sperare nella conferma del suo storico bacino di voti (più di quattromila preferenze alle scorse comunali): il noto quartiere dell’Uditore di Palermo.

 

Rassegnata a rincorrere, la palermitana Teresa Piccione, laureata in lettere, insegnante di liceo, ed ex-deputata del Partito Democratico. Secondo le proiezioni di Duetredue le sue possibilità di scamparla sono decisamente scarse, distante circa 12 punti percentuali dal candidato del Movimento Cinque Stelle. Dell’aspirante senatrice si ricorda la querelle del 2015 sul suo doppio incarico - deputata e al contempo consigliera comunale a Palermo - al quale si era inizialmente rifiutata di rinunciare, prima di dimettersi dalla carica cittadina. Complice la presenza di Pietro Grasso come avversario, le sue speranze sembrano effettivamente poche, schiacciata a sinistra dalla figura autorevole dell’ex-magistrato e dal profilo pentastellato, e a destra dal campione di preferenze di Forza Italia.

 

Palermo e la Sicilia saranno teatro della debacle di Matteo Renzi, anche per mano di Pietro Grasso?

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