Stefano Gaggero


Mar 06, 2018

I sondaggi hanno sbagliato ancora?

Come è andato Duetredue alla prova delle elezioni? Inauguriamo una serie di articoli di analisi sui risultati delle elezioni con un check-up del nostro modello. Abbiano inaugurato l’esperimento Duetredue per dare un servizio chiaro e accessibile, una guida agli elettori in elezioni complicate per lo scenario politico e il nuovo sistema elettorale. Con l’intenzione di proseguire e migliorare il nostro lavoro, intendiamo dedicarci a una revisione di quanto realizzato fino adesso.

Abbiamo basato il modello di Duetredue su due componenti: l’andamento complessivo di tutti i sondaggi nazionali pubblicati sul sito della Presidenza del Consiglio e un sistema di valutazione della forza degli schieramenti nei collegi uninominali in base ai risultati storici del 2013 (le precedenti elezioni della Camera) e 2014 (le ultime europee). Assumendo un principio di variazione uniforme del consenso verso le forze politiche da un’elezione all’altra (se il partito P cresce di 5 punti percentuali a livello nazionale crescerà all’incirca di 5 punti in tutti i collegi), il modello di Duetredue ha stimato di aggiornamento in aggiornamento i risultati in base all’andamento complessivo dei sondaggi.

Per prima cosa, guardiamo cosa dicevano i sondaggi nell’andamento misurato sul nostro sito, raffrontandoli col risultato finale.

CAMERA

Sondaggi al 16 febbraio

Risultati

Cdx

37,1%

37,0%

M5S

27,4%

32,7%

Csx

27,1%

22,9%

LeU

6,4%

3,4%

La pubblicazione delle rilevazioni si è interrotta al 16 febbraio, due settimane prima del voto, perché così vuole la legge in materia di campagna elettorale. Questo, tra le altre cose, impedisce di valutare seriamente l’accuratezza dei dati.

Il Centrodestra era sul 37% e ha vinto col 37%, ma il dato è congruo solo perché lo schieramento è stato chiaramente in testa almeno dal giugno 2017. Nei sondaggi, infatti, il Centrodestra ha mantenuto una crescita costante che si è apparentemente interrotta nelle ultime due settimane. Inoltre, il consenso delle rilevazioni dava Forza Italia davanti alla Lega, con vantaggi anche molto stretti e generalmente ricompresi nel margine d’errore, ma quello che rileva è come sia necessario risalire al 4 dicembre scorso per trovare un sondaggio in cui Lega e FI fossero almeno appaiati. Una situazione come quella che si è verificata, con la Lega davanti di circa 3 punti percentuali, può dare ben luogo a un certo numero di rilevazioni in cui Forza Italia risulta in testa, ma dovrebbe condurre ad altri sondaggi in cui la Lega risulta davanti per effetto del margine d’errore. Tutti i più recenti sondaggi per almeno un trimestre hanno invece sempre dato il partito di Berlusconi primo nel Centrodestra, una serie di risultati che sarebbe stata coerente con l’effettiva vittoria di Forza Italia anche se per un pugno di voti.

Per il Centrosinistra e il Movimento Cinque Stelle il problema è più macroscopico. Se guardiamo alla situazione del Centrosinistra potremmo essere clementi verso i sondaggi e ritenere che fossero corrette fotografie del momento. Infatti, il Centrosinistra stava proseguendo su una curva discendente nei consensi sin dal giugno 2017, divenuta sempre più ripida con l’avvio della campagna elettorale: potremmo pensare che lo slittamento sia proseguito accelerando nelle ultime giornate. Il M5S al contrario non risultava sopra il 29% sin dall’inizio della scorsa estate e sembrava essersi attestato senza fluttuazioni tra il 27 e il 28% sin da allora. Solo i sondaggi Piepoli nel mese di febbraio hanno misurato il M5S al 29,8%.

I risultati del 4 marzo non sono una sorpresa per lo scostamento dei sondaggi a due settimane dalla chiusura delle urne, ricordano molto il voto del 2013. È di nuovo è necessario chiedersi se i sondaggi abbiano preso un abbaglio oppure se il quadro sia mutato negli ultimi giorni oppure se siano parzialmente vere entrambe le ipotesi. L’ultima rilevazione di EMG stimava nel 13% il numero d’indecisi, possiamo immaginare che Lega e M5S, che hanno efficacemente dominato la campagna elettorale con i loro temi, abbiano potuto spostare una parte predominante d’incerti per arrivare al risultato del 4 marzo. Questa è, però, solo un’ipotesi; va confermata con ulteriori indagini. Per noi di Duetredue sarà interessante studiare i risultati completi dell’exit poll per verificare la tesi. Se si rivelasse corretta o in parte corretta, vorrebbe dire che lo spostamento degli elettori indecisi negli ultimi giorni è stato capace di invertire tendenze consolidate da mesi nei sondaggi (in particolare quella che vedeva FI davanti alla Lega e quella che dava il M5S stazionario). Se si rivelasse in parte o del tutto sconfessata, significherebbe che i sondaggi hanno preso un abbaglio per mesi e richiederebbe degli aggiustamenti.

Il risultato di Liberi e Uguali merita una nota separata perché è un dato coerente con lo storico sin dal 2008, in cui la forza a sinistra del PD risulta sovrastimata nelle rilevazioni demoscopiche. È un dato che si è verificato con la sinistra Arcobaleno, con la lista di Ingroia, ma anche a livello regionale a esempio con Luca Pastorino in Liguria; un fattore così consolidato che ne avevamo già scritto. O siamo davanti a una consolidata difficoltà nel misurare correttamente il consenso a sinistra del PD oppure a un problema differente. È possibile che l’adesione ideale verso queste diverse formazioni politiche, dichiarata nelle settimane prima del voto, sia in genere debole in termini di affiliazione, tale da condurre a ripensamenti magari proprio in cabina elettorale?

Anche questo elemento, per parte nostra, possiamo tentare d’indagarlo approfondendo i risultati del nostro exit poll nei prossimi giorni.

Commenta per primo

Controlla la tua email, ti è stato mandato un link per attivare il tuo account.