Davide Ghio


Feb 26, 2018

Il voto in Erasmus

Il 4 marzo il voto degli italiani all’estero selezionerà 12 deputati e 6 senatoriNel 2015 il diritto a votare dall’estero è stato esteso anche ai residenti all’estero temporaneamente, per motivi di lavoro, di studio o di salute da almeno 3 mesi: quindi anche agli studenti Erasmus.

Da quando e come si vota dall’estero?

Il voto dall’estero fu istituito durante il governo Berlusconi II, con l’approvazione, il 27 dicembre 2001, della legge n. 459, più nota col cognome del suo primo firmatario, il parlamentare di Alleanza Nazionale Mirko Tremaglia.

La legge, spesso bollata come un tentativo di Alleanza Nazionale di recuperare il voto degli italiani emigrati, nasceva in realtà da anni di richieste delle comunità italiane all’estero. 

Fin dalla nascita delle Repubblica infatti gli italiani all’estero potevano votare, ma solamente tornando fisicamente in Italia e presentandosi al seggio di competenza (tranne che nel caso delle elezioni per il parlamento europeo, dal 1979); la cosa risultava scomoda per i residenti nei paesi del Nord Europa o del bacino del Mediterraneo, ma quasi inaccessibile per le comunità negli Stati Uniti, in Argentina, in Brasile o in Australia, per citare le più numerose. 

La nota pellicola Bianco, rosso e Verdone diretta ed interpretata da Carlo Verdone nel 1981 presenta proprio la storia di un emigrato materano in Germania, Pasquale Amitrano, che affronta un periglioso viaggio da Monaco di Baviera a Matera per poter esprimere il proprio voto. 

In molti paesi erano già presenti forme rodate di voto per corrispondenza (primi tra tutti gli Stati Uniti), ed è in questo modo che si esercita il voto tramite la legge Tremaglia: coloro che sono iscritti all’AIRE (Associazione degli Italiani Residenti all’Estero) o ne fanno richiesta al consolato per tempo ricevono via posta un elenco dei candidati nel proprio collegio, le istruzioni su come votare e le schede elettorali sul quale esprimere il voto, da rispedire in Italia entro, nel caso delle politiche 2018, il 1 marzo. 

La circoscrizione Estero 

Questi voti vanno ad eleggere 12 deputati e 6 senatori della Circoscrizione Estero, istituita con una modifica del 2000 degli articoli 56 e 57 della Costituzione, divisa in 4 ripartizioni: Europa (compresa di Federazione Russa e Cipro), America del Nord e Centrale, America del Sud, ed una ripartizione che comprende tutto il resto (compreso l’Antartide, permettendo di votare anche ai ricercatori temporaneamente al Polo). Sono esclusi gli stati dove non sia garantita la privacy della corrispondenza.

Il numero dei deputati e senatori per ogni ripartizione è stabilito dalla distribuzione dei cittadini italiani iscritti all’AIRE, che può cambiare. 

Quest’anno, l’Europa eleggerà 5 deputati e 2 senatori, il Sudamerica 4 deputati e 2 senatori, il Nord e Centro America 2 deputati e 1 senatore, l’enorme ripartizione Africa, Asia, Oceania ed Antartide solo 1 deputato ed 1 senatore.

La ripartizione del voto non segue le regole del Rosatellum, ma è un proporzionale puro; la scheda elettorale per gli elettori all’estero sarà profondamente diversa, prevedendo la preferenza singola. 

Il problema del peso del voto 

Molte sono le critiche che sono state rivolte al voto per corrispondenza degli Italiani all’estero: le accuse di schede falsificate, la denunciata facilità di broglio, spesso ritardi nell’invio dei plichi con le schede da votare, la grande mole di burocrazia necessaria, la facilità di avere il diritto di voto per i figli degli emigrati un secolo fa che spesso non parlano neanche più italiano, l’alta quantità di schede nulle. la presunta violazione del principio di tassazione-diritto al voto ecc… Quello che vogliamo qui evidenziare è il problema del cosiddetto “peso” del voto. Per la Circoscrizione Estero è infatti minore che in Italia.

Prendiamo per esempio la Circoscrizione Campania 1 (l’intera città metropolitana di Napoli, con una popolazione di 3.128.339 abitanti): alle politiche 2013 ha presentato un numero di aventi diritto al voto pari a 2.375.411, ed eleggerà 32 deputati. La ripartizione Europa, con un numero quasi uguale di iscritti all’AIRE, 2.685.815, ne eleggerà solo 5. Anche considerando gli abitanti invece che gli aventi diritto, il risultato non cambia: la Circoscrizione Sicilia 2 (Catania, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa e comune di Niscemi), eleggerà 27 deputati, con una popolazione di 2.637.441. 

Al Senato il discorso è simile: la circoscrizione Veneto, con una popolazione di 4.855.904, elegge 24 senatori, mentre tutta la circoscrizione Estero, con 4.973.942 iscritti AIRE, solamente 6. Da notare che invece questa differenza non sussiste per le consultazioni referendarie, dove ogni voto dall’estero pesa esattamente come uno italiano. In risposta a questo si fa notare spesso che l’affluenza all’estero è molto più bassa che in Italia: nel 2013, con un affluenza generale del 75,20%, l’affluenza in circoscrizione Estero fu del 31,59%. 

Ma anche considerando i votanti, c’è una forte sproporzione: nelle 2013, i 34.005.755 elettori di tutta Italia (esclusa la Valle d’Aosta) per la Camera hanno eletto 617 deputati, i 982.327 italiani all’estero 12 (in Italia ne avrebbero eletti almeno 17). 

Quindi un deputato eletto in patria “pesa” 55mila elettori circa, uno all’estero 82mila circa (rendendo l’italiano all’estero quindi meno rappresentato democraticamente). 

Il voto in Erasmus

Questo discorso potrebbe essere percepito come legittimo pensando alle famiglie di italiani residenti a San Francisco o a Buenos Aires da generazioni, che da anni hanno poco a che fare con il nostro paese, e semplicemente ereditano di padre in figlio la cittadinanza dai parenti emigrati un secolo fa.

Il discorso però si complica se si considera la possibilità per gli studenti Erasmus di votare all’estero. Nel 2015/16 gli studenti italiani in Erasmus sono stati 21.915, e per il 2017/18 sono previsti essere oltre 41mila. Dal 2015 hanno la possibilità di votare dall’estero, ma i loro voti eleggono per la Circoscrizione Estero. 

Alla luce di quanto dimostrato prima, è evidente quindi che, indipendentemente da quale collegio provengano, il loro voto, se espresso all’estero, viene in qualche modo “declassato”, considerando il “peso” assoluto del singolo voto. Il discorso è anche politico: il deputato eletto nella ripartizione Europa sarà rappresentativo degli italiani residenti all’Estero, e non degli studenti momentaneamente fuori Italia, magari per un Erasmus di 3 mesi e che all’estero non andranno più nei 5 anni a venire. 

Il trasferimento temporaneo nella Circoscrizione Estero, che in assoluto è appunto un “declassamento”, può essere visto però anche come un vantaggio: l’affluenza della ripartizione Europa è infatti bassissima, ancor di più di quella dell’intera circoscrizione, ed all’estero di vota con la possibilità di esprimere una preferenza tra i candidati di ogni lista. 

L’aumento esponenziale degli studenti che aderiscono al progetto Erasmus in questi anni fa sì che il voto di questi ultimi in quella ripartizione assuma un peso non indifferente: nel 2013 votarono per la ripartizione Estero 577.672 elettori: se i 41mila studenti Erasmus, quelli previsti per il 2017/18, votassero tutti dall’estero costituirebbero una forza del 7% circa. Un’ipotetica “Lista Erasmus” potrebbe, coi resti, eleggere un deputato; se votassero tutti per una stessa lista tra quelle proposte, cambierebbero molto gli equilibri in gioco; se esprimessero delle preferenze per dei singoli candidati, quei candidati potrebbero essere facilmente eletti all’interno delle proprie liste. 

Gli studenti Erasmus che decidono di votare all’estero sono quindi esclusi dalla competizione nei propri collegi italiani di provenienza ed il proprio voto è “alleggerito” nel passaggio alla ripartizione Europa.

Ma se il Progetto Erasmus nei prossimi anni continuerà ad aumentare il proprio numero di partecipanti e la legge elettorale per i residenti all’estero non sarà modificata, gli studenti Erasmus potranno  diventare un bacino elettorale non indifferente, e determinante per la ripetizione Europa. Un’associazione studentesca,  ben radicata nelle università, o una giovanile di partito, potrebbe riuscire agilmente ad avere un proprio deputato, indirizzando su di lui le preferenze degli studenti in Erasmus.

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