Le elezioni a Genova

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SCHIERAMENTI
E ASTENSIONE

LA LINEA DEL TEMPO

2022

DISASTRO CENTROSINISTRA: BUCCI RIELETTO AL PRIMO TURNO

Il centrodestra si consolida davanti al centrosinistra, compattando una base elettorale che pesa poco meno del 25% dell’elettorato (cioè ritornando sui minimi che segnava prima del 2012).
Invece, il centrosinistra, dopo 10 anni di stagnazione e nonostante abbia inglobato il M5S, scende al 16%: è un record minimo ed esattamente la metà di quanto prendeva 15 anni fa.
Il non-voto cresce ancora, in modo netto, e adesso riunisce il 58% (3 su 5) dell’elettorato.

Marco Bucci è rieletto sindaco al primo turno, con il 56% dei voti. In questa generazione, è appena il secondo sindaco della città a essere rieletto, dopo Giuseppe Pericu (che nel 2002 veniva rieletto al primo turno col 60%). Il centrodestra resta il primo schieramento, ma arresta la sua crescita: con 112 mila voti, pari al 23% dell’elettorato, si colloca su un valore medio rispetto ai due anni precedenti. È un progresso significativo di consensi sul primo turno delle comunali del 2012 e del 2017 (85 e 89 mila voti), che si collocavano in un periodo di ridotto consenso per il centrodestra, più o meno in linea con il minimo che il centrodestra raggiungeva prima del 2012. Il centrosinistra, invece, dopo quasi 10 anni di stagnazione sui 90 mila consensi, intorno al 20% dell’elettorato, nonostante l’allargamento dello schieramento al M5S, subisce un brusco arretramento scendendo a 77 mila voti, il 16% dell’elettorato. Sono 30 mila voti in meno sulle regionali di appena due anni prima, 15 mila voti in meno sulle comunali del 2017, 50 mila in meno sulle comunali del 2012, 80 mila voti in meno (oltre la metà) sulle comunali del 2007. Se il centrosinistra tocca un record negativo, lo schieramento del non-voto segna un altro record: riunisce 278 mila persone, cioè il 58% (3 su 5) dell’elettorato.

DELLO STROLOGO E I LEADER DEL CENTROSINISTRA

Dello Strologo e i leader del centrosinitra al townhall meeting organizzato da Genova che osa agli inizi della campagna elettorale.

ANALISI DEL VOTO 2022

LE ELEZIONI
COMUNALI

2020

TOTI RIELETTO: PROSEGUE LA CRISI DEL CENTROSINISTRA IN LIGURIA

Il centrodestra resta davanti al centrosinistra, con un vantaggio ancora più largo, mentre ricostruisce una base elettorale con le stesse dimensioni di 10 anni prima (27% dell’elettorato).
Da parte sua, invece, il centrosinistra assorbe il M5S, e progredisce (22% dell’elettorato), ma resta ben al di sotto del livello dei consensi che raggiungeva prima delle regionali del 2015 (quando superava il 25% dell’elettorato).

Giovanni Toti, di una coalizione di centrodestra, viene rieletto per la seconda volta presidente della giunta regionale, con il 56% dei voti in tutta la regione. Si ha una ricomposizione della struttura un tempo classica di due coalizioni una contro l’altra. Infatti, il M5S viene assorbito nella coalizione di centrosinistra guidata da Ferruccio Sansa. Ciò nonostante, a Genova prosegue ancora quanto già registrato nei cinque anni precedenti. Con l’allargamento al M5S, lo schieramento di centrosinistra registra una crescita: raccoglie 108 mila voti, pari al 22% dell’elettorato; nel 2015 erano 90 mila voti pari al 18% (ma lo schieramento degli altri in cui cadeva il M5S aveva 78 mila voti pari al 16% dell’elettorato). Tuttavia, il centrosinistra resta ben al di sotto del livello di consensi (circa 120 mila, superiori al 25% dell’elettorato) precedente alle regionali del 2015 (quando il M5S, poi, si collocava in un altro schieramento). Il centrodestra, da parte sua, resta il primo schieramento e prosegue il consolidamento della sua base elettorale; con la scomparsa del M5S quale terza forza, il centrodestra cresce a 129 mila voti, pari al 27%. Il centrodestra non otteneva un simile consenso dalle regionali del 2010 (solo 10 anni prima). Per paragone, alle regionali del 2010 il centrosinistra aveva 171 mila voti pari al 33% dell’elettorato (cioè ha perso 63 mila voti in 10 anni). Per quanto riguarda lo schieramento del non-voto, si conferma la macro-tendenza che lo vede primeggiare: raccoglie 234 mila persone pari al 49% dell’elettorato. Tuttavia, va notato come ci sia un rimbalzo positivo, ma piccolo, dei voti espressi in queste prime elezioni dopo la pandemia da Covid-19: nel 2015 il non-voto aveva riunito 249 mila persone, pari al 51% dell’elettorato.

ANALISI DEL VOTO 2020

LE ELEZIONI
REGIONALI

2019

SALVINI VINCE LE ELEZIONI EUROPEE

Prosegue una fase di recupero del centrodestra sul minimo del 2013, per cui ora è rimbalzato a rappresentare il 21% dell’elettorato, mentre il centrosinistra è bloccato sul 19%. A Genova, per la prima volta, il centrodestra supera il centrosinistra nonostante il PD resti il primo partito.

A livello nazionale la Lega di Matteo Salvini vince le elezioni col 34% dei voti, seguita dal PD al 23% e dal M5S al 17%. A Genova, per la prima volta, il centrodestra supera il centrosinistra. Questo accade perché prosegue la tendenza avviatasi con le regionali del 2015: il centrosinistra è bloccato su 90 mila voti, pari al 19% dell’elettorato; il centrodestra è invece ancora in recupero sul minimo delle elezioni nazionali del 2013, con 100 mila voti pari al 21% dell’elettorato; gli altri costituiscono sempre uno schieramento importante, ma anche molto variabile nella sua consistenza, che pesa il 13%; il non-voto, che raccoglie 220 mila persone, è lo schieramento che raccoglie quasi metà dell’elettorato, il 46% (un po’ meno delle precedenti comunali e regionali).

HOPE FEST: LA CAMPAGNA PER UNA EUROPA PIÙ EGUALE E SOLIDALE

La campagna organizzata da Genova che osa insieme a organizzazioni progressiste in tutta Europa contro i nazionalismi.

ANALISI DEL VOTO 2019

ELEZIONI
EUROPEE

2018

ITALIA SENZA MAGGIORANZE, PD E SINISTRA MAI COSI MALE

Lo schieramento del non-voto diventa il primo schieramento a Genova anche alle elezioni nazionali della camera, raccogliendo il 31% dell’elettorato.
Il centrosinistra non è più nettamente il primo schieramento della città, in particolare è appaiato col centrodestra (23% contro 22% dell’elettorato).

La coalizione del centrodestra vince le elezioni, ma non ottiene la maggioranza dei seggi in parlamento. Il M5S aumenta in modo importante voti e seggi; arriva secondo. Il centrosinistra è diviso tra due coalizioni e perde molto terreno. A Genova, lo schieramento del non-voto è il primo: da circa 125/130 mila persone riunite nelle due precedenti elezioni della camera, sale a 140 mila, cioè il 31% dell’elettorato. Il non-voto alle elezioni “nazionali” della camera è storicamente più contenuto, ed è cresciuto più lentamente, ma per la prima volta costituisce il primo schieramento in città. Con l’aumento dell’affluenza alle urne, il centrosinistra cresce leggermente a 103 mila voti, dai 90 mila registrati nelle due consultazioni precedenti, che erano però “locali”. Anche lo schieramento del centrodestra cresce, continuando una fase di recupero, raggiungendo i 99 mila voti. Con 112 mila voti lo schieramento degli altri, quasi solo composto del M5S, resta molto consistente, anche se in riduzione dai 162 mila voti del 2013. I tre schieramenti del voto espresso, in cui dividiamo l’elettorato per questa ricerca, sono quasi tutti appaiati, consolidando una tendenza che era iniziata con le elezioni nazionali del 2013 e confermata dalle regionali del 2015, per cui Genova non è più dominata dal centrosinistra. Infatti, gli altri raccolgono il 25% dell’elettorato, il centrosinistra il 23%, il centrodestra il 22%. Da notare come rispetto alle elezioni della camera di cinque anni prima, il centrosinistra abbia proseguito una fase discendente (dal 26% al 23% dell’elettorato: quasi 20 mila voti in meno), mentre il centrodestra ha proseguito una fase di recupero (dal 14% al 22% dell’elettorato: circa 35 mila voti in più). Ciò nondimeno, entrambi gli schieramenti sono ben al di sotto dei livelli di appena 10 anni fa, rispetto cui il centrosinistra ha precisamente la metà dei consensi (dal 39% al 23% dell’elettorato: quasi 100 mila voti in meno) e il centrodestra ha quasi la metà (dal 32% al 22% dell’elettorato: quasi 60 mila voti in meno).

Il leader del M5S guardano i risultati elettorali.

2017

BUCCI STRAPPA GENOVA AL CENTROSINISTRA

sono elezioni rilevanti perché il centrosinistra perde il governo di Genova e si attesta su un nuovo minimo di 90 mila voti (19% dell’elettorato). Anche il centrodestra rimane attestato su un minimo equivalente (18%). I due schieramenti sono al minimo, ma per la prima volta hanno anche la medesima consistenza in città.
Lo schieramento degli altri è sempre volatile, ma rilevante (10% dell’elettorato), mentre il non-voto cresce ancora (54%).

Marco Bucci, di una coalizione del centrodestra, diventa sindaco e sottrae al centrosinistra la città di Genova: è il primo sindaco di centrodestra della città eletto direttamente in una generazione. Per la prima volta, lo schieramento di centrosinistra e quello di centrodestra sono appaiati a Genova: entrambi sui 90 mila voti pari a poco meno del 20% dell’elettorato. Questo appaiamento è figlio del fatto che il centrodestra è riuscito a recuperare alcuni dei consensi persi nel 2013-2014, riportandosi sui valori (comunque bassi) del 2012, mentre il parallelo il centrosinistra ha perso ulteriori consensi sul periodo 2012-2014. Il centrosinistra quindi mobilita in città la metà dei consensi rispetto alle comunali del 2007, e quando allora già rappresentava solo il 30% dell’elettorato, nel 2017 fa meno del 20%. Con 262 mila voti il non-voto è ormai ben oltre la metà dell’elettorato, al 54%.

ANALISI DEL VOTO 2017

LE ELEZIONI
COMUNALI

2015

TOTI VINCE LE REGIONALI MA IL NON VOTO HA LA MAGGIORANZA ASSOLUTA

il centrosinistra avvia una nuova fase di perdita di consensi, scendendo sui 90 mila voti (18% dell’elettorato), mentre il centrodestra inizia una fase di recupero, salendo sui 76 mila voti (15%).
Entrambi gli schieramenti sono ormai ben al di sotto dei loro valori di una volta: il centrosinistra riunisce la metà dell’elettorato delle elezioni regionali del 2015 e un terzo delle elezioni della camera del 2006.
Mentre l’elettorato degli altri si conferma volatile, ma sempre rilevante (16%), lo schieramento del non-voto supera per la prima volta la metà dell’elettorato, con il 51%.

Giovanni Toti, di una coalizione del centrodestra, diventa presidente togliendo la Liguria al centrosinistra. Per la prima volta il non-voto ha la maggioranza assoluta dell’elettorato: 5 su 10 infatti scelgono il non-voto, mentre 2 su 10 il centrosinistra, altri 2 il centrodestra e altri 2 gli altri (il totale non fa 10 per via degli arrotondamenti!). Il centrosinistra inizia una nuova fase di perdita di consensi, scendendo a 90 mila, cioè il 18% dell’elettorato. È un calo rilevante: sono 35 mila consensi in meno rispetto ai 125 mila su cui si era attestato nelle elezioni 2012-2014 e 60 mila in meno dai 150 mila su cui si attestava alle elezioni “locali” nel 2007-2010. In due fasi di crollo, quindi, in meno di dieci anni, il centrosinistra dimezza i suoi voti nelle elezioni “locali” a Genova e passa dal 30% al 25% e poi al 18% dell’elettorato. Questo senza contare che 90 mila voti sono una frazione dei 252 mila raccolti alle elezioni nazionali del 2006 (162 voti in meno, dal 49% al 18% dell’elettorato!). Anche il centrodestra riunisce solo una parte dei voti che raccoglieva fino a pochi anni prima, ma in queste elezioni registra un passo in avanti rispetto al minimo del 2013-2014. Il non-voto, come si diceva, è scelto da 249 mila persone: per la prima volta, più della metà dell’elettorato, il 50,5%, sceglie questo schieramento; sono altre 30 mila persone nel non-voto rispetto al dato generalmente registrato alle elezioni “locali” tra il 2007 e il 2014.

2014

RENZI STRAVINCE LE EUROPEE

Nel nuovo quadro politico, il centrosinistra si stabilizza sui 120/130 mila voti (1 su 4 dell’elettorato), mentre il centrodestra scende al minimo e il non voto si attesta, nelle elezioni “non nazionali” quasi a metà dell’elettorato.

Grazie al 41% dei voti, il PD di Matteo Renzi è nettamente la prima lista a livello nazionale. A Genova, con 125 mila voti, il 26% dell’elettorato, il centrosinistra mantiene lo stesso numero di voti per la terza elezione consecutiva. Anche il non-voto si attesta sullo stesso numero di persone nelle elezioni “non nazionali”: 216 mila voti pari al 44% dell’elettorato. Il centrodestra scende al minimo di 53 mila voti (quasi un terzo dei voti ottenuti alle europee di cinque anni prima), pari all’11% dell’elettorato. Lo schieramento degli altri si mantiene rilevante: in occasione di queste elezioni riunisce 95 mila votanti pari al 19% dell’elettorato. Tuttavia gli “altri” costituiscono uno schieramento molto variabile per consistenza: il doppio delle comunali del 2012, la metà della elezioni della camera del 2013.

2013

BERSANI: "ABBIAMO NON VINTO"

sono le prime elezioni “nazionali” in cui prosegue il processo evidenziato alle comunali dell’anno prima; dunque il centrosinistra rimane sul 26% dell’elettorato (nel 2008 aveva il 39% e nel 2006 il 49%), il centrodestra scende in modo ulteriore al 14% dell’elettorato (meno della metà del 2006 e del 2008 quando aveva il 32%), il non-voto resta intorno a un rilevante 27% e gli altri (il M5S e la coalizione di Monti, soprattutto) mettono insieme il 34% dell’elettorato.

Pierluigi Bersani guida una coalizione di centrosinistra con la quale ottiene la maggioranza dei seggi alla camera, ma non al senato. Berlusconi guida di nuovo una coalizione di destra, che arriva seconda a poca distanza. Il sistema bipolare è messo in crisi dall’incremento dell’astensione (che sale di cinque punti percentuali a livello nazionale) e dall’emergere di rilevanti coalizioni alternative: il M5S di Beppe Grillo e un’area centrista di Mario Monti. A Genova, nel voto della camera, lo schieramento di centrosinistra mantiene i voti del 2012, in un voto che però non è locale: 123 mila pari al 26% dell’elettorato. Questi 123 mila voti sono la metà quasi esatta dei 252 mila voti ottenuti solo sette anni prima, nel 2006. Sono 126 mila le persone che optano per il non-voto, cioè il 27% dell’elettorato, e 162 mila quelle che vanno a comporre lo schieramento degli altri, cioè il 34% dell’elettorato.

Il leader del PD Pierluigi Bersani

2012

DORIA VINCE. METÀ DEI GENOVESI NON VOTA

Sono elezioni “non nazionali” importanti perché gli equilibri iniziano a cambiare; lo schieramento del non-voto cresce al 48% dell’elettorato (metà dell’elettorato, mentre prima oscillava sul 40%), il centrosinistra scende al 25% (mentre prima oscillava sul 30%) e il centrodestra scende al 17% (mentre prima oscillava sul 25%), gli altri raccolgono il 10% dell’elettorato.

Marco Doria, di una coalizione di centrosinistra, viene eletto sindaco al secondo turno, contro diverse coalizioni e liste di centrodestra, divise, e una lista del M5S. Queste sono le prime elezioni dell’attuale fase politica, in cui il bipolarismo si è rotto: le coalizioni tradizionali di centrodestra e centrosinistra non hanno più forme stabili e altre emergono (innanzitutto, il M5S) cercando di rompere le divisioni tradizionali. In termini percentuali sui voti espressi, Doria vince nettamente al primo turno e anche al ballottaggio. Tuttavia, i voti reali espressi si sono ridotti di molto. Al primo turno, il non-voto è di gran lunga il primo schieramento con il record (fino a questo momento) di 240 mila persone. Il 48% dell’elettorato, quasi la metà, ha optato per il non-voto. Lo schieramento di centrosinistra raccoglie quasi la metà dei consensi: 127 mila, pari al 25%. Solo rispetto alle regionali di appena due anni prima sono 44 mila voti di meno. Lo schieramento di centrodestra, diviso in molte coalizioni, perde, per parte sua, altrettanti 42 mila voti: si ferma infatti a 85 mila voti, che sono appena il 17% dell’elettorato. Lo schieramento degli altri, che in larga consiste del M5S, mette assieme il voto del 10% dell’elettorato.

2010

BURLANDO BATTE BIASOTTI. IL NON-VOTO IL PRIMO PARTITO

altre elezioni “non nazionali” nelle quali, a Genova, il non-voto è il primo schieramento con il 42% dell’elettorato, il centrosinistra segue con il 33% e il centrodestra chiude con il 25% (da notare come, fino a qui, nelle elezioni “non nazionali” il peso dei vari schieramenti sull’elettorato è stabile: circa 4 su 10 per il non-voto, 3 su 10 per il centrosinistra, 2 su 10 per il centrodestra).

Claudio Burlando, di una coalizione di centrosinistra, è rieletto presidente della giunta regionale. Contro di lui Sandro Biasotti, per una coalizione di centrodestra: gli schieramenti dello schema bipolare sono ricostruiti in via temporanea. Il non-voto è, però, ancora una volta, lo schieramento di gran lunga più ampio: si colloca sempre intorno allo stesso livello, con 213 mila voti pari al 42% dell’elettorato. Con 171 mila voti (33% dell’elettorato) il centrosinistra di Burlando migliora rispetto alle altre elezioni “non nazionali” viste fino a qui (quelle elezioni diverse dalla camera, cioè europee, comunali e regionali, appunto, dove l’astensionismo è sempre più alto): ottiene circa 20 mila voti in più sia sul 2009, sia sul 2007. Viceversa, il centrodestra di Biasotti con 128 mila voti fa un po’ meglio delle europee del 2009 ma un po’ peggio delle comunali del 2007. Nel periodo considerato, per tirare le somme, cioè l’ultimo lustro del periodo del bipolarismo “centrosinistra vs Berlusconi”, alle elezioni “minori” (europee, regionali, comunali), il centrosinistra di Genova si attesta sul consenso del 30% dell’elettorato, il centrodestra del 25% e il non-voto rappresentava lo schieramento più ampio, oltre il 40%. Il centrosinistra, in particolare, conta su un consenso di partenza ben più largo, che nel 2006 raggiunge il 49% di tutto l’elettorato, ma questo consenso sembra in rapida riduzione, andando ad alimentare il crescente schieramento del non-voto.

2009

ELEZIONI EUROPEE: IL PDL SI CONFERMA PRIMO PARTITO

In queste elezioni “non nazionali”, a Genova, il non-voto è ancora il primo schieramento con il 43% dell’elettorato, mentre il centrosinistra è davanti al centrodestra, ma solo con il 30% dell’elettorato.

Le elezioni del parlamento europeo hanno cadenza quinquennale e si svolgono con un sistema proporzionale (cioè, ogni partito ottiene tanti seggi in proporzione ai suoi voti), per questa ragione gli schieramenti sono suddivisi in varie liste in competizione tra loro e non ci sono coalizioni. A livello nazionale, col 35% dei voti il Popolo della libertà (un partito promosso da Silvio Berlusconi, in una fase di congelamento di Forza Italia) è la prima lista, seguita dal PD al 26% e dalla Lega nord al 10%. Le elezioni europee, a Genova, registrano in genere lo stesso livello di astensionismo delle comunali. Infatti, come nel 2017, lo schieramente principale è quello del non-voto, che riunisce gli stessi numeri di due anni prima: 217 mila persone pari al 43% dell’elettorato. Rispetto alle comunali del 2007, il centrosinistra si colloca di nuovo intorno al 30% dell’elettorato, con 154 mila voti. Il centrodestra è sempre in coda al centrosinistra, con 121 mila voti pari al 24% dell’elettorato.

2008

BERLUSCONI VINCE. LA SINISTRA SI DIVIDE TRA VELTRONI E BERTINOTTI

Sono di nuovo elezioni “nazionali” e il non-voto a Genova si restringe al 26% dell’elettorato (ma va notata la crescita: era il 19% appena due anni prima); il centrosinistra torna il primo schieramento in città, ma raccoglie un ridotto 39% dell’elettorato (ma va notata la riduzione: era il 49% di due anni prima).

Il governo Prodi cade in anticipo e si vota di nuovo per il parlamento nazionale. Lo schema bipolare scricchiola: il centrosinistra è diviso tra una coalizione di liste per Walter Veltroni (PD) e una per Fausto Bertinotti (rifondazione comunista); il centrodestra tra una di Berlusconi, Pierferdinando Casini (centro) e Daniela Santanchè (destra). In Italia, Berlusconi vince nettamente. A Genova, nel voto per la camera, lo schieramento di centrosinistra risulta comunque il primo schieramento. Tuttavia, l’erosione di consensi per lo schieramento di centrosinistra è rilevante: 197 mila voti sono 55 mila in meno rispetto a solo due anni prima; rappresentano il 39% dell’elettorato cioè 10 punti percentuali in meno dal 2006. Lo schieramento del centrodestra, invece, riunisce pressoché gli stessi voti del 2006: 159 mila ovvero il 32% dell’elettorato. Con l’erosione del centrosinistra, lo schieramento del non-voto fa un significativo passo in avanti: 129 mila persone, cioè ben il 26% dell’elettorato.

2007

MARTA VINCENZI È LA PRIMA DONNA SINDACA DI GENOVA

poiché sono elezioni “non nazionali” il non-voto si ampia e, con il 41% dell’elettorato, diventa lo schieramento più largo, mentre il centrosinistra resta davanti al centrodestra ma ha solo il 30% dei consensi dell’elettorato.

Marta Vincenzi, di una coalizione di centrosinistra, diventa sindaca al primo turno, contro Enrico Musso di una coalizione di centrodestra. Si mantiene lo schema bipolare: le altre candidature raccolgono poco. Tuttavia, i numeri delle coalizioni cambiano molto rispetto alle elezioni della camera di appena un anno prima. Con 158 mila voti (appena il 30% dell’elettorato) Marta Vincenzi perde quasi 100 voti su Prodi, con 142 mila voti Musso (27% dell’elettorato) ne perde 20 mila su Berlusconi. Il non-voto diventa il primo schieramento in città, con 215 mila persone: è il 30% dell’elettorato. Marta Vincenzi quindi diventa sindaca di misura: in un contesto di insoddisfazione verso il governo Prodi, i livelli del non-voto crescono, alimentati dalla brusca contrazione dello schieramento di centrosinistra.

2006

PRODI BATTE BERLUSCONI

a Genova il centrosinistra è il primo schieramento e raccoglie il 49% dei consensi dell’elettorato, il non-voto raccoglie un rilevante ma minoritario 19%.

Si vota per il parlamento italiano: il centrosinistra consiste di una coalizione di liste a sostegno di Romano Prodi, il centrodestra di una coalizione di liste per Silvio Berlusconi. A livello nazionale vince Prodi; è l’ultima elezione nazionale che vede vincere una coalizione di centrosinistra all’interno del sistema pressoché bipolare iniziato nel 1994 (cioè con una coalizione di centrosinistra che si contrappone a una di centrodestra, sempre guidata da Silvio Berlusconi). A Genova, nel voto per la camera dei deputati, con 252 mila voti lo schieramento di centrosinistra ottiene il consenso del 49% dell’elettorato; sono ben 90 mila di meno i voti del centrodestra (che si ferma a 162 mila, il 32% dell’elettorato). Il non-voto si colloca sotto le 100 mila persone, un significativo, ma minoritario, 19% dell’elettorato.

Silvio Berlusconi e Romano Prodi

DEFINIZIONI

ELETTORATO

Sono tutte le persone che hanno diritto di votare in un’elezione. L’elettorato cambia di elezione in elezione per ragioni tecniche e legali, ma, di base, spetta a tutte le persone maggiorenni con la cittadinanza italiana. Le più grandi differenze riguardano i casi in cui l’elettorato all’estero vota nel comune oppure no. A esempio, per le elezioni della camera del 2018 a Genova si contavano 455 mila elettori (l’elettorato all’estero vota separatamente) ma 480 mila per le comunali 2020 (quando l’elettorato all’estero è contato nel comune e si aggiungono anche gli altri cittadini europei).

SCHIERAMENTO

È un’area politica ideale, che alle elezioni si può anche essere presentata frammentata ma è ricostruita per i fini di questo studio. Distinguiamo innanzitutto lo schieramento di centrosinistra e quello di centrodestra, che riuniscono le forze politiche rispettivamente da una parte e dall’altra del centro, le quali, anche se si sono presentate in competizione alle elezioni, potrebbero sul lungo periodo coalizzarsi insieme. A esempio, nel 2015 Luca Pastorino (sinistra) e Raffaella Paita (PD) danno luogo a due coalizioni differenti, le cui forze politiche erano però alleate nella stessa coalizione negli anni precedenti e torneranno a esserlo in quelli successivi, di conseguenza i voti dell’uno e dell’altra sono riferiti tutti allo schieramento del centrosinistra.

"ALTRI" E "NON VOTO"

Identificano gli schieramenti politici che non fanno riferimento al bipolarismo centrosinistra-centrodestra. “Altri” riunisce quelle coalizioni e forze politiche che, occasionalmente nella singola elezione o in maniera anche più strutturale, su più elezioni, hanno rifiutato di rispondere alla logica bipolare, cercando di scardinarla. A esempio, la coalizione di Mario Monti nel 2013 ha cercato di dare luogo a un terzo polo centrista prima di disgregarsi, come pure il M5S ha cercato di costruire un fronte post-ideologico. Il “non-voto” invece è il fronte eterogeneo di chi, per apatia, affaticamento, impossibilità o anche errore nel compilare la scheda elettorale non esprime un voto, include quindi i numeri dell’astensione e quelli, minori ma non irrilevanti, delle schede bianche e nulle.

COALIZIONE

Le coalizioni sono i raggruppamenti formali di forze politiche che partecipano in alleanza alle elezioni. Una coalizione può coincidere con uno schieramento quando comprende tutte le forze politiche che lo compongono si alleano tra loro. A esempio, nel 2010, Burlando e Biasotti riunivano nelle rispettive coalizioni tutte le forze politiche degli schieramenti di centrosinistra e centrodestra; nel 2015, lo schieramento di centrosinistra era diviso in due coalizioni. Se le coalizioni sono alleanze formali che possono cambiare di elezione in elezioni, in funzione degli accordi tra le forze politiche e anche delle diverse leggi elettorali, gli schieramenti sono il tentativo di questa ricerca di dare stabilità, al fine di svolgere comparazioni, alle principali aree politiche.

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