Hope
Per un'Europa
più unita e giusta.

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Appello
Il 26 maggio la sfida è cruciale: votiamo contro l'odio, per un'Europa più unita e più giusta.
Mi impegno a votare il 26 maggio e a votare solo candidati che si schiereranno con chiarezza per un'Europa più unita, uguale, solidale e verde.

A un mese dalle elezioni del Parlamento europeo del 26 maggio, che uniranno mezzo miliardo di cittadini di paesi diversi in un voto transnazionale, è chiara la posta in gioco. Da un lato, un’Europa divisa, chiusa, diseguale, ingiusta, senza futuro. Dall’altro, la speranza di un’Europa più unita, più uguale, più solidale, più aperta, più verde.

È possibile muovere il mondo nella direzione indicata dai nostri valori e dalle nostre idee. Possiamo farlo diventare più simile a come lo vorremmo, non rassegnarci a come altri hanno deciso di renderlo. Per riuscirci, dobbiamo sconfiggere cinismo e sfiducia.

Vogliamo dare vita a un movimento di attivisti che sia capace di generare una nuova cultura europeista e progressista, per condizionare dal basso la politica organizzata. Così potremo affermare i nostri valori e invertire l’avanzata in Europa di culture e pratiche nazionaliste e reazionarie.

Il problema è sotto gli occhi di tutti: la crisi—una metamorfosi che si trascina da così tanto tempo da essere l’unica realtà conosciuta dai più giovani tra noi europei—, ha creato un vuoto. La democrazia stessa è logorata.

Al centro di questa metamorfosi si trovano le crescenti disuguaglianze. In questa globalizzazione, infatti, l’umanità ha realizzato importanti passi in avanti, ma allo stesso tempo sono aumentati a un livello indegno i divari che separano le persone, tra chi ce la fa e chi no, tra chi ha e chi non ha, in un sistema economico improntato ai caratteri predatori e antidemocratici del capitalismo avanzato.

Un numero sempre crescente di persone in Europa si trova relegato in una situazione di minoranza, di emarginazione: chi è giovane, chi è donna, chi è LGBTQI, chi è anziano, chi ha delle disabilità, chi non appartiene al gruppo etnico dominante, chi è straniero, chi risiede in zone periferiche o minacciate dal cambiamento climatico. La nuova povertà non è eccezionale né marginale, ma fluida, trasversale e sempre più diffusa. Non mera mancanza di denaro, ma incapacità di realizzare il proprio pieno potenziale come persona. Le prospettive di realizzazione personale sono divenute evanescenti per tanti, perché tipicamente legate al lavoro che ha perso centralità. Ha ceduto quel senso di un destino comune, quell’impegno condiviso a estendere opportunità ed equità, che definisce la cittadinanza in democrazia.

Le sedicenti forze europeiste e progressiste sono arretrate perché non sono state capaci di generare una nuova cultura per rispondere alla metamorfosi in corso. Ne hanno approfittato movimenti nazionalisti e reazionari, razzisti e anche fascisti. Questi movimenti sono agenti della crisi: lontani dal voler risolvere le ingiustizie di fondo della società, approfittano delle circostanze per imporre un arretramento. Dobbiamo impedire che possano accrescere il loro potere in Europa oltre il punto di non ritorno.

Adesso, tocca a chiunque si riconosca nell’idea dell’Europa unita e nei valori di uguaglianza, solidarietà, apertura ed ecologismo dare il proprio contributo, per fare la differenza. Con la consapevolezza che nessun progresso è facile, né irreversibile, ma che, allo stesso tempo, nessuna ingiustizia può resistere all’impegno appassionato e costante di tanti che si battono insieme per un comune ideale.

Partiamo da Genova, perché proprio qui, già nel 2001, furono contestate le scelte politiche che ci hanno condotto a questo punto. Perché è una città che ha subito tutte le conseguenze più gravi della metamorfosi in corso, una città in declino, sempre più diseguale, divisa, povera di opportunità; una città periferica da cui i giovani scappano, in cui solo pochi privilegiati trovano benessere mentre tutti gli altri sono lasciati indietro. Genova è il luogo da cui partire perché ha dimostrato di avere le forze per reagire, con le recenti manifestazioni che hanno portato decine di migliaia di persone in piazza a sfilare per una società diversa.

Vogliamo portare a compimento il processo di costruzione dell’Europa unita pensata a Ventotene durante la seconda guerra mondiale. I confini sono un limite all’uguaglianza e gli stati nazionali ci dividono e indeboliscono: l'Unione è per noi, per le più giovani generazioni, l’unica speranza di rispondere alle questioni che abbiamo dinanzi e che hanno una dimensione mondiale. L’Unione è lo strumento a nostra disposizione per affermare pace e democrazia, guidare una diversa globalizzazione e organizzazione del potere nel mondo, lottare per l’uguaglianza, difendere il pianeta nell’era del cambiamento climatico e i nostri diritti nella rivoluzione digitale. Per questo, puntiamo a una vera unione politica federale con un governo europeo sovranazionale, democratico, dotato di risorse proprie e responsabile dinanzi ai cittadini, con un Parlamento europeo più forte e governi nazionali privi di poteri di veto.

Vogliamo un’Europa dove tutti abbiano le stesse opportunità di realizzazione personale e sviluppo delle proprie aspirazioni, senza che le condizioni sociali ed economiche di partenza possano dividere sin dalla nascita chi è destinato al successo e chi alla sconfitta. Dobbiamo sostenere la conoscenza e la scuola, che ne è l'istituzione fondamentale, affinché nessuno sia lasciato indietro e tutti possano partecipare in modo attivo e consapevole alla società. L’Unione deve favorire la scuola in Europa, nella sua funzione di ascensore sociale, con una specifica strategia, risorse adeguate e progetti concreti.

Vogliamo un’Europa accogliente verso coloro che cercano un futuro migliore. Condividiamo tutti lo stesso percorso di vita e le stesse aspirazioni, da una parte all’altra del mondo: ciascuno di noi cerca allo stesso modo una prospettiva, una realizzazione e benessere per sé e per i propri cari. Negare questo tratto fondamentale che ci accomuna, negare un principio di solidarietà universale, significa negare le basi della nostra convivenza sociale. Le politiche migratorie e per l’inclusione devono fare capo all’Unione, andando oltre le attuali regolamentazioni improntate alle divisioni e agli egoismi nazionali.

Vogliamo un’Europa verde, sostenibile, cioè che promuova l’uguaglianza e la solidarietà tra parti del mondo, tra generazioni presenti e future, tra esseri umani e pianeta. È urgente contenere l’aumento della temperatura terrestre entro gli 1,5º C, promuovere una strategia per l’uso responsabile delle risorse, determinare la conversione verde dell’economia. L’Unione deve deliberare una strategia verde efficace, che non si limiti a dettare agli stati generici obiettivi da raggiungere, ma predisponga regole vincolanti, progetti e risorse.

Crediamo che su questi quattro punti—Europa, uguaglianza, solidarietà e ambiente—sia possibile costruire una nuova cultura europeista e progressista.

Con il nostro impegno possiamo fare la differenza.

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