La nostra
valutazione

Tutte le proposte sui singoli punti sono estremamente articolate, e diverse innovative rispetto agli altri candidati. Spiccano in particolare la proposta d'imposizione diretta fiscale europea per finanziare un Welfare comune e quella d'istituire la figura del rifugiato climatico. Manca, per una valutazione più alta, un migliore inquadramento dei punti trattati.

4.25/5

Le risposte
della candidata

Per un'Europa più unita

Una vera unione politica federale si potrà ottenere avviando un’azione costituente che può trovare solo all’interno del Parlamento europeo la sua sede naturale di esplicazione e strutturazione. Una riforma che abbia come presupposti un rapporto fiduciario tra Parlamento e Commissione, la piena capacità legislativa del Parlamento europeo, la strutturazione del Consiglio come seconda Camera legislativa (Senato dei governi nazionali), un costante collegamento tra Parlamento europeo e Parlamenti nazionali attraverso una Commissione permanente mista con 3 membri del PE e 3 deputati scelti da ogni Parlamento nazionale (in totale 87 membri, che guarda caso è lo stesso numero dei membri pensati per la Assemblea ad hoc che nel 1952 redasse lo statuto della Comunità politica europea). Solo un passaggio di riforma profonda dei Trattati, dando vita a un processo costituente, potrà inverare la possibilità di trasformazione in senso federale. Si dovrebbe inoltre partire anche dal presupposto che la ratifica di questo nuovo testo dovrebbe essere valida se ottenuta in almeno 7/28 dei Paesi membri: si parte con chi ci sta.

Per un'Europa più eguale

L’Unione ha un bilancio che non le permette di raggiungere pienamente i suoi obiettivi né di affrontare adeguatamente le sfide poste dall’aumento delle diseguaglianze. La mia proposta è di incrementare il bilancio almeno fino al 3% del PIL e – a fronte di una convergenza delle aliquote fiscali – stabilire un arretramento della imposizione fiscale degli Stati a favore di una imposizione diretta sul reddito da parte dell’Unione. Ogni Stato potrebbe cedere fino al 2% del suo introito fiscale (IRPEF e IRAP) a favore di una imposta federale. Per i cittadini non cambierebbe nulla, per l’Unione sarebbe un cambio di passo notevole. Questo permetterebbe misure di welfare di tipo “federale”, soprattutto sul piano di integrazione delle indennità di disoccupazione e di sostegno alla formazione professionale per quanto riguarda le nuove professioni e la trasformazione delle attività produttive nonché sostegno a cultura e ricerca.

Per un'Europa più solidale

La migrazione in atto dal sud del mondo dipende da un insieme di fattori complessi e non più rappresentabili con gli strumenti in uso, risalenti alla seconda metà degli anni Cinquanta. Oltre ai rifugiati per motivi bellici abbiamo anche figure non note nel passato: ad esempio i rifugiati per catastrofi naturali o desertificazione. Il che pone il problema di affrontare questo problema globale con strumenti adatti a considerare anche figure come il rifugiato climatico oltre che il migrante economico, il profugo, il richiedente asilo. Il mio impegno è quello di procedere a una integrazione degli strumenti normativi dell’Unione in merito, sollecitando che su temi globali di tale complessità gli Stati non possano invocare una decisione all’unanimità ma valga il principio di solidarietà e condivisione scritto nei trattati. Bisogna anche lavorare sulla definizione di ricongiungimento familiare per motivi umanitari, visto che al momento la normativa è la stessa sia per il professore di Yale che passa un anno a Parigi e vuole la famiglia accanto sia per il profugo dal Bangladesh che scappa da uno tsunami che gli ha tolto tutto. Bisogna infine stabilire rotte e porti di entrata controllati e gestiti sia dallo stato membro coinvolto sia dall’Unione.

Per un'Europa più verde

L’Unione è una realtà più sensibile alle questioni ambientali rispetto ad altre realtà continentali restie ad accettare i costi della riconversione a economie sostenibili e pulite. Dobbiamo essere di esempio con l’introduzione di imposte sulle emissioni di CO2 e sull’utilizzo della plastica in maniera estensiva, proponendo al contempo normative che scoraggino l’uso della plastica (ad esempio il Mater-Bi, plastica compostabile e biodegradabile deve essere per legge proposta come opzione conveniente per quegli usi domestici e industriali più comuni, rendendo poco conveniente l’uso della plastica con un prezzo più elevato). L’Agenzia dell’Ambiente europea funziona bene ma al contempo dovrebbero essere inserite in tutti gli accordi commerciali di nuova stipulazione – per gli altri, al rinnovo – delle clausole sull’adeguamento alle norme europee per quanto riguarda le emissioni con effetto serra. Chi vuole commerciare con noi deve accettare di farlo con una attenzione costante all’ambiente. Infine, promuovere finanziamenti dell’Unione per il passaggio all’energia solare per le costruzioni civili, finanziando l’impiantistica e proponendo detassazioni significative.

Commento libero

Gli Stati Uniti d’Europa forse suonano oppressivi. Alcuni candidati parlano di una federazione “leggera”, che si occupi di “sei o sette questioni”. Sono già troppe: una federazione vera si occupa di quei problemi che i singoli stati non possono affrontare: politica estera, difesa, politica economica, ambiente, moneta. Il resto deve restare competenza degli stati membri. QUESTI sono gli Stati Uniti d’Europa: una ripartizione di competenze fondata su sussidiarietà e interdipendenza.

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