Stefano Quaranta e Luca Pastorino hanno presentato un’interrogazione alla Camera al Premier Renzi e ai Ministri dell’ambiente Galletti e dei beni culturali Franceschini sul piano casa della Liguria. I due deputati della Rete a Sinistra hanno chiesto al governo di impegnarsi per verificarne la costituzionalità anche riguardo ai comuni di cui violerebbe l’autonomia.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, AL MINISTRO DELL’AMBIENTE, AL MINISTRO DEI
BENI E ATTIVITA’ CULTURALI

Premesso. Per sapere che:
– giovedì 17 dicembre la maggioranza di centrodestra della Regione Liguria ha approvato il piano casa, contingentando il dibattito e decidendo unilateralmente di non procedere con la discussione degli emendamenti presentati dalle opposizioni;

– l’epilogo del voto ha visto però un dibattito molto acceso nella società civile riportato dai media locali: domenica 18 ottobre 2015 il Secolo XIX titolava in prima pagina “Piano casa. In Liguria via libera al cemento”. L’articolo faceva riferimento ad una prima lettura della bozza del Piano Casa che la giunta regionale di Toti avrebbe presentato nei giorni successivi. All’interno del quotidiano si legge: “Le principali novità, in un territorio così sensibile, dopo i ripetuti disastri alluvionali, faranno molto discutere. Perché l’impianto riprende e “potenzia” non poco le facoltà – in teoria provvisorie, studiate per contrastare la crisi – concesse dalla norma del 2009. Come? Estendendo le possibilità di costruzione nei Parchi naturali, ad esempio, e cancellando alcuni vincoli che erano diventati un incubo per i costruttori liguri”. Viene poi evidenziato i cospicui incrementi volumetrici concessi in caso di riqualificazione e l’impossibilità dei sindaci di opporsi;

– pochi giorni dopo, il Piano Casa viene approvato in Giunta con qualche modifica all’impianto originale. Un testo che il Secolo XIX giudica “spregiudicato” (Secolo XIX di martedì 20 ottobre). Quello che è evidente è che il Piano Casa riprende e potenzia quello della precedente giunta Burlando del 2009 a favore di una maggiore deregolamentazione: possibilità di costruire nei parchi, concede a chi riqualifica edifici residenziali un aumento dei volumi del 35%, per quelli non residenziali ancora superiore, sparisce il vincolo di destinare il 20% dei nuovi alloggi al social housing, possibilità di cambiamento di destinazione d’uso, i comuni e i sindaci avranno solo armi spuntate dal momento che tra le disposizioni che decadono c’è anche la facoltà dei Comuni di potere individuare aree nelle quali le norme non si applicano;

– molte le critiche che da giorni accompagnano il disegno di legge. Tra i primi ad esprimersi è Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte che su Repubblica del 23 ottobre dichiara: “Fare un Piano casa del genere in una regione martoriata come la Liguria, con un eccesso di costruito e con un dissesto idrogeologico che la rende fragilissi- ma, e che ha già prodotto purtroppo una sequenza di eventi luttuosi, la ritengo un’azione semplicemente irresponsabile” e invoca l’intervento di Renzi per impugnare l’atto. Dello stesso avviso è il presidente dell’Ente Parco delle Cinque Terre Vittorio Alessandro che così si esprime: “Il mio timore è che in quella legge il pregiudizio sia a favore del cemento. Temo che quel Piano non tuteli né riqualifichi la casa di tutti, inteso come bene comune, ma appesantisca soltanto il carico di cemento che la Liguria sopporta” (La Repubblica 21/10/15); Santo Grammatico presidente regionale di Legambiente sottolinea invece il carattere speculativo che il Piano Casa, se mantenesse queste caratteristiche, avrebbe: “Il piano casa non è lo strumento col quale si possa rilanciare l’edilizia, nella nuova legge è assente uno studio sullo stato del patrimonio edilizio e abitativo e per come è formulato risulta solo uno strumento per aggredire i territori di maggior pregio lungo la costa, favorendo le rendite e la speculazione. Per questo la novità più significativa è la forzatura sulle aree protette vista mare” (La Repubblica 25/10/15);

– particolarmente significativi risultano i dati contenuti nel report dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la protezione Ambientale che evidenziano come nell’area comunale genovese, il suolo consumato ha raggiunto il 20,4% del territorio. I dati di territorio cementificato della Liguria sono leggermente superiori alla media: tra il 5,9 e l’8%. Alla domanda se è ipotizzabile pensare a un ulteriore sviluppo edilizio della regione, Michele Munafò, ricercatore responsabile del rapporto così risponde al giornalista: “Se si parla di nuovo suolo sicuramente no, il territorio è saturo. Si può invece intervenire con piani di riqualificazione e rigenerazione urbana”;

– nel cosiddetto piano casa appena varato dalla giunta Toti che sostituisce la precedente legge regionale del 3 novembre 2009 n.49 della giunta Burlando in scadenza il 31 dicembre 2015, non è segnata alcuna data di scadenza;

– un piano casa così dettagliato e specifico che indica persino i volumi precisi e deroga alla legge urbanistica generale sembra un’intrusione illegittima nella potestà amministrativa dei comuni, riconosciuta dall’art. 118 della Costituzione, senza contare che in questo caso verrebbe a mancare l’aspetto di leale collaborazione a cui le regioni sono tenute rispetto ai rapporti con i relativi comuni;

– negli ultimi anni la Liguria ha fatto fronte a due alluvioni che ne hanno profondamente segnato il territorio. E’ stato inoltre evidenziato come i danni sono stati amplificati dalla cementificazione selvaggia presente su tutto il territorio regionale:-

se i Ministri interessati:

– il piano casa con le caratteristiche fino a qui descritte andrebbe in conflitto con gli articoli 9 e 32 della Costituzione che tutelano le aree naturali protette, mentre aumentando le aree edificabili metterebbe a rischio centinaia di persone che vivono in aree già fortemente segnate dal dissesto idrogeologico, con l’articolo 117, terzo comma tra le altre cose violando la normativa quadro dello Stato in materia di parchi naturali, con la Strategia “Europa 2020” che pone obiettivi specifici nel campo dei cambiamenti climatici e della sostenibilità energetica e con la Direttiva europea 2012/27/UE in materia di efficienza energetica in quanto nel piano non sono indicati una serie di obblighi a proposito di riduzione dei consumi energetici ed efficientamento dell’edilizia pubblica;

– intendano porre in atto un’azione incisiva di pressione politica nei confronti della Regione Liguria, nell’ambito di un principio di leale collaborazione tra gli Enti della Repubblica e di rispetto delle reciproche competenze, affinché modifichi il Piano casa anche rispetto agli orientamenti della politica statale in materia di tutela del territorio che dovrebbero tradursi secondo le costanti dichiarazioni del Ministro Galletti in una legge contro il consumo di suolo;

– possano garantire il più rigoroso esame della nuova normativa ligure in sede di Consiglio dei Ministri, anche arrivando a impugnare la legge regionale dinanzi alla Corte costituzionale qualora siano confermate tutte le scelte sopra indicate, in violazione dei principi costituzionali e degli obblighi dell’ordinamento europeo.