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Genova che osa

Spese militari e cooperazione.

L'impegno militare italiano in Iraq e Afghanistan

L'Italia in guerra da 17 anni

Spese militari e cooperazione.

L'impegno militare italiano in Iraq e Afghanistan

L'Italia in guerra da 17 anni

Nelle ultime ore 68 missili di vario tipo sono stati scagliati su alcuni obiettivi in Siria. Una estesa operazione militare per colpire il regime di Bashar al-Assad. Si tratta solo dell’ultimo atto di una guerra che è iniziata dal 2001 quando gli Stati Uniti hanno deciso di invadere l’Afghanistan e, poco dopo, l’Iraq. Una serie continua di azioni militari che ha definitivamente destabilizzato un medio oriente già precario.

Questo tipo di azioni militari non solo non serve ma è davvero dannoso. Per provarlo abbiamo raccolto alcuni dati, con particolare riferimento all’impegno dell’Italia in questi scenari dal 2001 ad oggi. L’enorme divario tra le spese militati e gli aiuti allo sviluppo evidenzia le scelte politiche degli ultimi anni: fondate su un approccio militarista e che non ha prodotto risultati.

All’alba di quella che potrebbe essere una nuova esclation militare in medio oriente ha senso avere il quadro della situazione.

Le missioni italiane. Rapporto tra le spese

IRAQ.

AFGHANISTAN

Afghanistan

Dopo più di 17 anni di guerra in Afghanistan Stati Uniti e alleati hanno il controllo su circa la metà del territorio e larghe zone del paese sono in mano ai talebani. Dai dati raccolti dal comando USA si vede come i bombardamenti nel 2017 siano tornati quasi ai livelli dell’inizio della guerra.


I distretti contesi. La mappa delle aree sotto controllo dei talebani

A fine novembre 2017 secondo il SIGAR (Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction) il governo afgano controllava o influenzava poco più del 50% dei distretti del paese contro il 72% del novembre 2015. Nell'ultimo rapporto, pubblicato a gennaio 2018 si legge che il Dipartimento della Difesa ha ordinato al SIGAR di non divulgare il dato aggiornato sul controllo dei distretti.


I bombardamenti. Il numero di bombe sganciate è aumentato

Dall'ultimo rapporto dell'AFCENT(United States Air Forces Central Command), aggiornato al 31 gennaio 2018, si vede come, solo nel primo mese di quest'anno sono già state sganciate 321 bombe, più del triplo di quanto avvenuto negli anni passati. Un'altro indicatore di una situazione tutt'altro che pacificata o risolta.


I nostri soldati in Afghanistan. Il numero è tornato a crescere.


L'impegno dell'Italia in Afghanistan. Spese militari e spese in cooperazione.

L’Italia ha sempre mantenuto un contingente militare in Afghanistan, dal 2001 ad oggi, con un impegno costante e crescente. A fronte delle spese militari però il contributo economico allo sviluppo del paese è stato veramente esiguo.

Iraq

In Iraq l’intervento militare unito a una pessima gestione della fase successiva ha completamente stravolto gli equilibri in tutta la regione. L’ISIS ha approfittato del vuoto di potere e delle tensioni tribali per creare un nuovo stato a cavallo tra Iraq e Siria, uno scenario complesso, un rebus geopolitico di cui ancora oggi non si vede la soluzione.

Iraq e Siria. Chi controlla il territorio tra il 2015 e oggi.

La mappa della BBC consente di comprendere la grande instabilità dell'area e come l'ISIS abbia potuto radicarsi indipendentemente dei confini tra Iraq e Siria


I nostri soldati in Iraq. I nostri militari sono di nuovo più di 1000.

L’impegno militare dell’Italia in Iraq è stato fluttuante. Dopo aver ritirato completamente il contingente per alcuni anni oggi la presenza è di nuovo rilevante, con più di 1000 uomini impegnati.


L'impegno dell'Italia in Iraq. Spese militari e spese in cooperazioneI.


Il perché delle missioni all'estero

«Le attività destinate all’addestramento avanzato, alla preparazione e alla prontezza del personale e delle unità saranno sostenute, pressoché nella loro totalità, con le risorse allocate per le missioni internazionali e potranno, pertanto, assicurare la necessaria prontezza operativa delle sole unità destinate a tali attività»

Documento Programmatico Pluriennale della Difesa 2014-2016

Come sempre dietro agli interventi militari all’estero si nascondono altre esigenze. L’Italia oggi schiera quasi 8mila militari in 25 paesi per un costo annuo di 1,2miliardi. Un impegno apparentemente incomprensibile se non fosse diventato essenziale per coprire i costi di esercizio, la manutenzione dei mezzi e l’addestramento del personale. Il gran numero di missioni all’estero, di fatto, serve a coprire i costi in patria di una macchina bellica elefantiaca e poco efficiente.

Aiutiamoli a casa loro

Uno degli slogan più abusati dalla politica negli ultimi anni nasconde una bugia e grande ipocrisia. Le risorse per la cooperazione internazionale infatti sono formalmente aumentate ma quello che non viene detto è che vengono spese principalmente in Italia. I fondi utilizzati per l’accoglienza ai migranti vengono prelevati proprio da qui e una volta scorporati emerge che gli stanziamenti per la cooperazione sono stati ridotti negli ultimi anni e non aumentati.

Cooperazione internazionale. L'Italia usa i fondi per pagare le spese dei rifugiati.

Dati in milioni di euro. Elaborazione OpenPolis e Oxfam Italia su dati Ocse.



L'articolo e le elaborazioni sono basate sugli studi dell'osservatorio Mil€x: Iraq, quattordici anni di missioni italiane; Afghanistan, sedici anni dopo; Rapporto spese militari 2018. I dati sulla cooperazione internazionale provengono dal dossier "Il budget oscuro tra cooperazione e migrazione" realizzato da Open Polis e Oxfam Italia. Ulteriori informazioni sono state raccolte dai rapporti del SIGAR e dell'AFCENT.


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