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Genova che osa

DATI, RISULTATI E TEMI DELLE ELEZIONI USA

La lezione americana:
come hanno vinto i democratici.

Nella foto: Beto O'Rourke, protagonista di una delle sfide chiave delle elezioni. Nonostante la vittoria dei Repubblicani testimonia la capacità dei Democratici di mettere in difficoltà gli avversari anche nelle roccaforti storiche.

DATI, RISULTATI E TEMI DELLE ELEZIONI USA

La lezione americana: come hanno vinto i democratici.

I democratici hanno vinto le elezioni di metà mandato. Gli elettori Statunitensi sono stati chiamati a rinnovare per interno la Camera dei Rappresentanti, circa un terzo del Senato, e la gran parte dei Governatori e delle Assemblee legislative statali. In aggiunta, come capita sempre in occasione delle elezioni generali, hanno votato per una quantità di referendum statali e locali.

Queste elezioni interrompono, come peraltro è consueto nella pratica politica americana, il controllo dei Repubblicani sul sistema istituzionale che, grazie all’elezione di Trump nel 2016, potevano contare sulla presidenza (il governo federale), le due Camere del Congresso, la maggior parte dei Governatori (per un numero di Stati pari al 58% della popolazione) e delle Assemblee legislative. Seguendo le previsioni quasi concordi degli esperti, i Democratici ottengono la maggioranza della Camera con un margine nel voto popolare che potrebbe aggirarsi, alla fine dei conti, sui sette punti percentuali, guadagnano sette Governatori, estendono il loro governo al 53% della popolazione, e di diverse Assemblee legislative.

LA CAMERA I democratici riconquistano la maggioranza

La vittoria tra luci e ombre

Camera e Senato

La vittoria dei Democratici non è in discussione e vale in particolare come indicatore il risultato nella competizione della Camera, l’unica nazionale, ma non si presta a una lettura univoca e soprattutto non si tratta di un trionfo inarrestabile. Innanzitutto, i Repubblicani mantengono il controllo del Senato. Come dicevamo, il Senato si rinnova per un terzo ogni biennio e quest’anno erano in gioco i Senatori eletti nel 2012, in occasione della rielezione di Obama. I Democratici dovevano difendere ben 26 seggi, di cui ben 10 in Stati vinti da Trump nel 2016, contro appena nove per i Repubblicani. Il risultato finale molto probabilmente parlerà di un guadagno di due seggi per i Repubblicani. Questa per Trump è senza dubbio una vittoria, visto che in campagna elettorale ha investito per portare al voto la gran parte dei suoi elettori in quegli Stati maggiormente rurali e conservatori, con temi e toni che hanno costato seggi nella Camera. Per lo stile di governo di Trump, che non ha promulgato più di un paio di leggi chiave nel corso degli ultimi anni e ha investito soprattutto su provvedimenti esecutivi e sulle nomine giudiziarie, il controllo della Camera alta riveste un ruolo strategico.

Le sfide per i governatori

Una cattiva notizia per i Democratici viene anche per le sconfitte di misura nelle competizioni governatoriali in tre Stati solitamente in bilico alle elezioni presidenziali: Florida, Ohio e Iowa. Il partito dell’asinello avrebbe potuto festeggiare un bottino ben più ricco se fosse riuscito a prevalere in queste competizioni (questi stati cumulativamente ospitano un decimo della popolazione degli USA) e si sarebbe potuto sentire più sicuro in vista delle elezioni presidenziali tra due anni.

STATO PER STATO I governatori dopo le elezioni di midterm

Verso le presidenziali 2020

Se i Democratici potevano vincere di più, resta che hanno vinto e bene, e anche in prospettiva, guardando al 2020, possono trovare in questi risultati elettorali delle rassicurazioni sulle loro possibilità di sconfiggere Trump. Trump per conto suo esce sconfitto ma tutt’altro che condannato; anche per come ha impostato la campagna elettorale, puntando sul Senato, ha un controllo sempre più forte sul Partito repubblicano e potrà continuare ad applicare la sua agenda politica incentrata su interventi esecutivi e nomine di giudici di provata fede conservatrice nelle Corti federali.

Il miglior risultato dal 1974

Lette da questa parte dell’Oceano, le elezioni di metà mandato possono darci degli elementi di riflessione? Di certo, in un momento dove pare, qui in Europa, che i progressisti siano incapaci di vincere, il Partito democratico ha dato prova di grande vitalità. Allo stato attuale, i risultati parlano di una progressione di 36 seggi nella Camera (contando i seggi dove hanno già vinto o sono in vantaggio): si tratta del miglior risultato per i Democratici dalle elezioni del 1974. Non solo, questo risultato si realizza in un contesto di grande incremento dell’affluenza, che tocca il massimo se calcolata sulla popolazione in età per avere il diritto di voto, dal 1970. È noto come l’affluenza elettorale negli Stati Uniti sia storicamente bassa e ancora di più alle elezioni di metà mandato. La percentuale potrebbe anche crescere, mentre si contano ancora i voti postali sulla costa occidentale: il dato attuale del 40% segna un incremento di nove punti percentuali sulle precedenti elezioni di metà mandato del 2014.

STORICO La partecipazione al voto alle midterm negli anni

STORICO Seggi persi e guadagnati dai democratici negli anni

Un partito in rinnovamento

Volti nuovi e proposte chiare

La capacità di rinnovamento del Partito democratico è rappresentata plasticamente da tutti i neoletti, tante donne e persone diverse che indicano un partito plurale, largo e scalabile. Certo è un rinnovamento anche cercato, in un partito che ha saputo reagire alla sconfitta lavorando sui temi e sull’organizzazione. Rispetto ai temi, è interessante leggere gli exit poll della CNN: la sanità, su cui i Democratici hanno investito con la riforma Obama e si sono giocati decine di eletti nelle successive elezioni di medio termine è divenuta oggi è il tema prevalente per il 41% degli elettori, dopo una pressante campagna dei candidati dell’asinello.

EXIT POLL 2018, midterm election

DEMOCRATICI REPUBBLICANI NON RISPONDE
41% HEALTH CARE 75% 23% 2%
23% IMMIGRATION 23% 75% 2%
22% ECONOMY 34% 63% 3%
10% GUN POLICY 70% 29% 1%

Fonte: Exit poll CNN

Note: 18778 risposte

EXIT POLL 2016, presidential election

CLINTON TRUMP NON RISPONDE
52% ECONOMY 52% 41% 7%
18% TERRORISM 40% 57% 3%
13% IMMIGRATION 33% 64% 3%
13% FOREIGN POLICY 60% 33% 7%

Fonte: Exit poll CNN

Note: 245588 risposte

L'organizzazione sul territorio

Sull’altro fronte c’è il fattore dell’organizzazione. L’importanza data al lavoro sul territorio per reclutare i migliori candidati ed estendere la rete di relazioni con i cittadini è ben rappresentato dalle parole di Nancy Pelosi, capo dei democratici alla Camera, che ha incessantemente ripetuto un mantra ad attivisti ed eletti dall’inaspettata sconfitta del 2016: «Non tormentarti, organizza».

Un elettorato in evoluzione

Il successo dei Democratici però sta nell’essere stati capaci di definire un messaggio politico che parla a un elettorato in evoluzione. Se è vero, come nota Nate Silver, che la mappa dei risultati del 2018 assomiglia molto alla mappa della rielezione di Obama del 2012, con una serie di stati manifatturieri centro-occidentali ritornati nel campo dell’asinello dopo aver determinato l’elezione di Trump (Pennsylvania, Michigan e Wisconsin) si registrano delle correnti sotterranee che hanno modificato profondamente il panorama politico statunitense. Queste correnti definiscono forse la chiave di lettura generale di queste elezioni di metà mandato, il nuovo profilo del Partito democratico e danno elementi di studio anche alle forze progressiste al di qua dell’Oceano.

Le elezioni del 2018 sembrano proseguire quella ricalibratura elettorale che si è resa evidente con l’elezione di Trump. Negli Stati Uniti non è probabilmente in corso una fase di riallineamento elettorale pari a quello in corso in larga parte d’Europa, tale cioè da alterare in modo drastico le coalizioni di elettori che sostengono i partiti tradizionali in conseguenza di sconvolgimenti socio-economici oppure dell’emergere di nuove priorità nelle agende politiche. Piuttosto, il sistema politico americano è rigido nell’offerta politica data agli elettori ma sembra in qualche modo capace di assorbire, in questa fase, i mutamenti di orientamento dell’opinione pubblica. I partiti, in questo caso a noi interessano i Democratici, danno segnali di capacità di trasformazione. Il partito dell’asinello sta evolvendo sempre più nei tratti di un partito urbano capace di declinare in maniera innovativa e dare nuova evidenza a una parte di quel patrimonio di contenuti che ha sempre fatto parte del suo sistema di pensiero e che oggi incontra l’interesse e intercetta i bisogni di coalizione di elettori tradizionali ma in trasformazione (diritti civili, parità di genere, ambientalismo, salute, tolleranza, cosmopolitismo). Queste trasformazioni accompagnate, più o meno consapevolmente, dai partiti politici, consentono una sorta di tenuta del sistema politico complessivo pure in cambiamento.

Dalla campagna alla città

Le ricalibrazioni del sistema politico statunitense, accompagnate da una trasformazione demografica in corso in ampie parti del paese, spiegano il progressivo slittamento del Partito democratico sempre più verso i centri urbani. Nel 2008, anno dell’elezione di Obama alla presidenza e momento di più larga espansione della maggioranza democratica alla Camera, il gruppo di Nancy Pelosi controllava il 52% dei seggi completamente rurali, oggi il 12. Al contrario controllava il 47% dei seggi nei sobborghi sparsi, oggi il 59. Resta solido il perno urbano.

I SEGGI Dal 2008 al 2018, dove eleggono i democratici

Il successo dei Democratici a queste elezioni passa quindi per i collegi urbani e suburbani, in particolare le aree periferiche contano complessivamente quasi i due terzi dei seggi vinti.

IL PESO DELLE AREE URBANE I 36 collegi vinti sono così distribuiti

La percentuale media dei Democratici cresce progressivamente all’urbanizzarsi dei collegi, dal 39% di quelli esclusivamente rurali all’82% di quelli completamente urbani.

RISULTATI Le percentuali dei democratici a seconda della tipologia di collegio

In questa evoluzione urbana del Partito democratico si ritrovano molte delle sue difficoltà. Il sistema politico americano sovrarappresenta infatti le aree rurali per l’elezione di tutti gli organi principali. Ma nella sua capacità di camminare coi cambiamenti elettorali si ritrova una grande forza di flessibilità e rinnovamento, di impostare i discorsi programmatici e l’uso ai giusti strumenti di organizzazione, che sembra mancare al di qua dell’Oceano.


La fonte dei risultati elettorali è la compilazione di David Wasserman, House Editor di The Cook Political Report. Per i risultati del 2018 sono indicati i risultati provvisori raccolti dal New York Times, aggiornati al 9-XI-2018.

Le tipologie (“cluster”) dei collegi elettorali per la Camera dei Rappresentanti sono definite da uno studio svolto da CityLab, che ha organizzato i 435 collegi in sei gruppi (urbani, misti urbani-suburbani, suburbani densamente abitati, suburbani sparsamente abitati, misti suburbani-rurali e rurali) in base alle caratteristiche prevalenti dei rispettivi territori.

Per quanto riguarda l’affluenza storica alle elezioni di metà mandato si fa riferimento ai dati pubblicati dallo U.S. Census Bureau, calcolando il tasso di votanti sulla popolazione in età da acquisire il diritto di voto. Per le elezioni 2018 è indicata una stima provvisoria in base al numero di voti raccolto dal New York Times, aggiornato al 9-XI-2018.

La variazione storica dei seggi dei Democratici è determinata sui dati pubblicati dalla Camera dei Rappresentanti (Election Statistics – Office of the Clerk).

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