Lavoriamo insieme per il futuro della città

Il mio invito a Maurizio Maggiani: anche io sono molto tentata di unirmi al suo invito al dolore e di non regalare la mia sovranità a nessuno di coloro che si presenterà a marzo per le politiche -perché credo che nulla di sensato potrà nascere dal partito della nazione e nemmeno dalle frattaglie della sinistra, unite per tentare di superare lo sbarramento ma senza un progetto e un’anima comune - lavoriamo insieme, anche sul locale, per rimettere al centro le idee per il futuro di Genova, sfidando la politica al confronto con i tanti cittadini che ha deciso di perdere.

L'articolo è stato pubblicato sul Il Secolo XIX

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Lavoriamo insieme per il futuro della nostra città

In questi anni ho avuto la fortuna, o forse la sfortuna, -devo ancora capirlo- di frequentare luoghi sconosciuti alla stragrande maggioranza delle ragazze e dei ragazzi della mia età: le assemblee di partito o quello che ne resta. Ho imparato a leggere tutte le liturgie, le frasi di rito che devono sempre stare a inizio e fine degli interventi, gli intercalari -compagne e compagni- che non possono mai mancare. Ed arriva sempre un momento in cui qualcuno, sul finire ma prima della conclusione, con tono indignato e voce alta, dopo una breve pausa, esclama: “perché dobbiamo andare a recuperare gli astenuti, i tanti che non si recano più alle urne e che dobbiamo convincere a tornare a votare!” Quest’affermazione garantisce sempre vigorosi assensi e, se pronunciata con la giusta verve, scroscianti applausi. Come, infatti, non condividerla?

Maggiani, nei suoi ultimi articoli, lucidi e spietati, dice: “avessero davvero la smania di portarci al seggio avrebbero cercato di capire, sarebbero venuti a parlarci, a starci a sentire, si sarebbero messi a suonare a milioni di campanelli.” La penso esattamente come lui.

Per questo sono ormai anni che, assieme ai ragazzi con cui faccio politica, proponiamo campagne di ascolto per le strade e sulla rete per decidere le priorità su cui impegnarci, attività di porta a porta per presentare le nostre proposte ai cittadini, la mappatura e un calendario di incontri con tutte le associazioni e singoli individui che si impegnano per il loro quartiere, telefonate a tutti gli ex iscritti e per comprendere come mai non abbiano rinnovato il loro impegno e per farci carico della loro delusione, critiche e rabbia. Ma ogni volta, di fronte a queste proposte, ho assistito pressappoco alla stessa identica reazione: sconcerto, risolini, sviamenti del discorso, imbarazzo, giustificazioni sul poco tempo e sulle poche risorse.

Come spiegarsi quindi l’incoerenza tra le affermazioni e le azioni? La verità é che hanno tutti una paura becca del confronto. Uscire dai 140 caratteri di un tweet o dalle stanche assemblee che coinvolgono sempre meno persone e sempre le stesse, implicherebbe farsi carico della rabbia e del giudizio di chi non ti vota più. Presupporrebbe avere delle risposte ai loro problemi, avere delle idee e delle proposte. Ascoltare ed entrare in relazione con cittadini arrabbiati, ex militanti delusi, associazioni abbandonate dalle istituzioni, vorrebbe dire assumersi la responsabilità di quello che si é sbagliato e tirare le fila, e per la classe dirigente locale e nazionale che ci ha governato fin ora, prendere atto della propria inadeguatezza.

E allora, di nuovo, Maggiani coglie il punto: i politici oggi vogliono farsi eleggere, non farsi non votare. Alla fine questa nuova democrazia per pochi conviene a tutti i protagonisti attuali, che sembrano dirsi: non mettiamoci mai in discussione, trucchiamo le sfide, parliamoci sempre e solo tra noi, l’importante é la nostra personale sopravvivenza al giro successivo. E se la conservazione la posso comprendere dalla destra, l’autoperpetuazione e la paura del cambiamento che caratterizza la classe dirigente a sinistra, la mia parte politica, proprio la trovo delittuosa.

Per questa ragione, senza ansie elettorali e con spirito di servizio, assieme a giovani e meno giovani, come Genova che Osa stiamo proponendo a tutti coloro che ci vogliono stare un percorso di studio sulla città, di formazione politica e di ascolto delle comunità dei diversi quartieri.

E qui il mio invito a Maurizio Maggiani: anche io sono molto tentata di unirmi al suo invito al dolore e di non regalare la mia sovranità a nessuno di coloro che si presenterà a marzo per le politiche -perché credo che nulla di sensato potrà nascere dal partito della nazione e nemmeno dalle frattaglie della sinistra, unite per tentare di superare lo sbarramento ma senza un progetto e un’anima comune - lavoriamo insieme, anche sul locale, per rimettere al centro le idee per il futuro di Genova, sfidando la politica al confronto con i tanti cittadini che ha deciso di perdere.

Scriviamo insieme un’agenda di obiettivi e vediamo davvero chi si impegna a realizzarli.

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  • commented 2018-01-16 23:04:54 +0100
    Gentile Marianna, ho sempre votato, qualche volta con titubanza e poca convinzione e credo lo farò anche questa volta. Certamente a sinistra, non so quanto, ma non è sempre facile far rientrare i ns. partiti nelle definizioni. Sono abbastanza vecchio da aver capito che non esiste il partito come lo vorrei e anche che probabilmente è giusto così. Ho avuto la fortuna di vedere molta parte del mondo e vederne pregi e difetti, vivo circa due mesi all’anno all’estero e mi serve per avere coscienza che in Italia dobbiamo e possiamo migliorare. Ci manca tanto senso civico, ci avanza tanto egoismo che a volte spacciamo per un banale egocentrismo, ma altri popoli sono capaci di una solidarietà sociale maggiore e intrinsecamente diffusa, e hanno un senso dello stato che per ora per noi è ancora un miraggio. la politica fa cose buone e cose pessime sotto ogni latitudine, credo si debbano isolare gli estremismi, i radicalismi e gli integralismi e lavorare sul resto cercando di credere nelle nostre idee, ma tenendo in considerazione quelle altrui con uno sforzo di comprensione che mi pare sia più difficile in Italia rispetto ad altri paesi. Vorrei una UE delle regioni con gli stati che abbiano in comune, sul modello americano, la difesa, l’istruzione, il fisco e l’interpol (che c’è già), vorrei un UE che fosse più rigida sui principi etici e più aperta (intelligentemente) su quelli economici. Vorrei amministratori onesti, certo, ma anche colti, capaci di conservare ed innovare insieme, di pensare in grande vedendo lontano e di scontentare nel breve gli elettori per farli poi ricredere nel medio termine.
    Tutte cose non facili affatto e che chiedono capacità sacrificio, squadra, amore. Abbiamo una società opaca, bisogna rischiararla alla svelta, bisogna fare festa finita con i grandi ladroni fiscali, ma anche con i piccoli, io faccio parte di quelli che non ci vedono nessuna differenza.
    Anche questa non sarà la volta buona ma (forse sarai poco d’accordo) a mio parere abbiamo avuto un governo sopra la media e possiamo sperare che si riesca a procedere con persone (serie) simili; siamo una nazione con tanti problemi, molti che potevano essere già risolti e non lo sono o lo sono a metà, ma bisogna muoversi per costruire una società più giusta, che non dimentichi gli ultimi, ma non sprechi il merito e l’eccellenza sono tutti e due delitti contro la nazione. A Genova bisogna uscire dai veti incrociati, saper mettere sul piatto gli interessi, smascherare chi non lo fa, senza però criminalizzare il fatto che esistano, bisogna conoscere, capire e decidere abbandonando le sicurezze del passato e/o del fallimentare “si è sempre fatto così”. Il mondo cambia molto ogni giorno, una sola cosa credo sia stata detta giusta in un non recente passato: . Serve capacità di analisi, onestà intellettuale e saper fare i conti della serva, magari qualcosa di più, insieme ad idee che spesso confondiamo con le illusioni quando non ci facciamo irretire dai miraggi delle campagne elettorali. Ci sono progetti di riqualificazione specifici, ne servono altri per ripensare una città che ha almeno il 30% delle case vuote, potremmo essere un polo tecnologico, ci sono gli embrioni, c’era l’industria (ne ho fatto parte) bisogna far rinascere tutto questo di concerto con l’Università. Il futuro non è preservare i posti di lavoro dell’ILVA, che comunque meritano tutto il nostro rispetto, il futuro sono le tecnologie energetiche – generazione sostenibile e innovativa e risparmio – gli stabilimenti robotizzati i sistemi di trasporto pubblico efficienti e puliti (non i bus AMT che fanno più fumo nero di un traghetto Tirrenia).
    Mi fermo, sono certamente stato noioso (ma sono un ingegnere) quindi politica, partecipazione, capacità di capire i problemi e di migliorare le cose con i piedi per terra, bisogna puntare in alto, ma ricordare che il meglio è nemico del bene.
  • commented 2017-12-19 15:47:19 +0100
    Cara Marianna, si parla molto di obiettivi per i cittadini e alcune cose sono fattibili anche con poco ( mi sa che tu lo sai davvero bene) . però questo famoso ascolto non è così scontato, non sono scontate le “reti” di cui avremmo invece bisogno ..anzi direi che ora c’è ancora meno ( di entrambe le cose ) . Chi sale la scala della politica magari per lanciarsi dal trampolino della politica locale a quella nazionale , non ascolta più di tanto ma parte col crearsi soprattutto occasioni di visibilità . Spot ..oppure vere occasioni ? Non è facile capirlo se il tema della privatizzazione sta al centro di molte ipotesi e non solo di quelle della destra ! Sempre meno stato, sempre meno servizi dunque …e , penso ..sempre meno civiltà ! Tutto è confuso in un magma indistinto .. e forse perfino i più poveri e bisognosi di servizi si augurano che non sia più quello attuale il modo di " essere stato" , magari senza capire che "qualcuno ci marcia " !
    Ma il tema secondo me è uno solo : dove si crea un contraddittorio che possa produrre e , soprattutto, conservare ,democrazia ? I rimasugli di sinistra dove stanno mentre c’è chi non si cura di chi non va alle urne e anzi lo spera ? Chi chiede conto di quanto viene fatto da chi ha il potere e le redini di una città ? .. Ora i cittadini si incantano davanti agli alberi di Natale ,seppure si respiri ancora un’aria di Quaresima ma ..tutto è davvero cambiato e non abbiamo idea di quanto ! Tutto è tornato nell’alveo degli slogans in modo prepotente e di un’ideologia che è più forte ..dei rimasugli di sinistra ! Il cambiamento non è nei miglioramenti sostanziali come qualcuno crede ..ma nei silenzi sostanziali , in un dialogo sempre più affievolito per alcuni e sempre più possibile per altri ..
  • commented 2017-12-19 09:37:18 +0100
    Nel tuo articolo, nemmeno troppo implicitamente, confermi quanto si sapeva già: che la politica, in questo sistema finto democratico, è un affare di pochi, che pochi vogliono continuare a gestirselo, per i loro interessi. E se lo confermi tu, che hai vissuto “le assemblee di partito”, se ne possono convincere pure i dubbiosi.
    Quindi, laconicamente, al tuo appello rispondo che la partecipazione, sin dalla realtà locale, va bene, anzi benissimo, ma assolutamente fuori da questo sistema che deve prima crollare con tutti i potenti marci e corrotti che lo fanno sopravvivere con le leggi elettorali che si fanno ad hoc.
    Nessuna partecipazione al voto di marzo, pertanto, promuovere piuttosto la partecipazione popolare nell’amministrazione della cosa pubblica dal locale al “nazionale”, in una prospettiva di democrazia diretta che renda inutile anche lo Stato, sul modello della Commune e, ben più attuale, del Rojava.
    E sono convinto che scrivendo queste parole sono molto meno utopico di te!