Omicidio nel Mediterraneo: Italia e Libia sotto accusa

Il 6 novembre 2017 morirono 50 persone tra le violenze della Guardia Costiera della Libia e la responsabilità dell’Italia.
Andrea Massera

Dec 29, 2018

6 novembre 2017, Italia e Libia complici dell’omicidio nel Mediterraneo

Il 6 novembre 2017 nel Mar Mediterraneo morirono 50 persone tra le violenze della Guardia Costiera, se così si può chiamare, della Libia, e la responsabilità dell’Italia e dei governi europei: un omicidio. Il New York Times ha denunciato la vicenda di più di un anno fa in un interessante articolo corredato da video e immagini inconfutabili. La cosiddetta Guardia Costiera battente bandiera della Libia rispose alla chiamata di un gommone in difficoltà e si avvicinò all’area interessata con un’imbarcazione che era anche stata visitata dall’allora Ministro Marco Minniti per celebrare il patto delittuoso tra le due nazioni, Italia e Libia. La Ras Jadir. Una nave ben più grossa e ingombrante di quelle che si dovrebbero utilizzare in situazioni simili che sollevò onde insostenibili per il gommone. Alcuni marinai libici insultavano chi rischiava la vita a poca distanza da loro, altri filmavano la scena con il proprio telefono.

Ogni omicidio ha dei colpevoli: Libia, Italia e governi europei si assumano le proprie responsabilità

Desertum fecerunt et pacem appellaverunt. In un recente articolo su Robinson, la giornalista di Repubblica Elena Stancanelli, che è stata a bordo della Mare Jonio Mediterranea durante una delle sue ultime missioni, rievocava il detto latino per celebrare la triste e disumana scelta politica dell’Italia e dei governi europei. Il patto stipulato con la Libia ha legittimato torture, violenze e massacri, compreso l’omicidio del 6 novembre 2017. La cosiddetta dottrina Minniti, radicalizzata dagli slogan e dalle decisioni del Ministro Matteo Salvini, ha naturalmente portato una riduzione degli sbarchi contemporaneamente a un vertiginoso aumento di persone torturate e uccise sulle coste africane, libiche nello specifico.

L’Italia non può più restare indifferente, l’Europa prenda provvedimenti nei confronti della Libia

L’inchiesta del New York Times tradotta ottimamente dal Post deve necessariamente essere un principio di presa di coscienza dei governi europei, dell’Italia nello specifico, su ciò che accade non solo in Libia ma anche nel Mar Mediterraneo. Continuare a sventolare slogan porti chiusi-porti aperti non solo è inutile, ma disumano, barbaro. Prima di essere migranti, coloro che rischiano di naufragare e morire sono esseri umani in pericolo di vita che cercano di attraversare il mare per sfuggire all’inferno. Riconsegnarli nelle mani dei loro carnefici non ci rende migliori, solo complici.