Appello

Per una Liguria più eguale e solidale

Ci impegniamo a sostenere il centrosinistra e chiediamo a Sansa e alle candidate e ai candidati della sua coalizione di impegnarsi a lottare contro le disuguaglianze.


Le diseguaglianze dividono la Liguria. Troppe e troppi vivono nel bisogno: il 4% dei liguri si trova in gravi condizioni di deprivazione materiale. Si tratta di persone che non riescono a scaldare adeguatamente la loro abitazione o a potersi permettere, letteralmente, un pasto decente. Una persona su cinque è a rischio di povertà o esclusione sociale (Eurostat, 2018). La crisi, però, è più ampia di così. E la povertà non è solo mancanza di mezzi materiali.

La povertà che dobbiamo combattere è l’incapacità di avere autonomia, di poter indirizzare liberamente i propri sforzi verso ciò che si sceglie e non ciò che è imposto dalla lotteria del destino. Il rischio è trovarsi poveri, non solo di denaro ma soprattutto di strumenti, di risorse, di relazioni. Ed è un rischio concreto per la maggior parte di noi, anche solo per una fase della propria vita e a causa di eventi che non hanno nulla di eccezionale.

Oggi figli e nipoti sanno che staranno peggio di nonni e genitori. Non potranno vivere quella stessa tangibile progressione sociale e di ricchezza sperimentata da chi li ha preceduti. Il tema delle diseguaglianze riguarda dunque in particolare le generazioni più giovani.

In particolare rispetto alla gran parte di giovani che sono più fragili. Qui le disuguaglianze scavano i solchi più profondi, tra una minoranza che ha e una maggioranza che non ha. Basta poco per ricevere una condanna che sarà tendenzialmente a vita: nascere in una famiglia con meno possibilità, crescere in un luogo periferico, non trovare insegnanti e adulti che investano su di te. Una situazione acuita dalla difficoltà della scuola di continuare a essere uno strumento di progresso sociale. In Liguria, tra 20 alunni di prima elementare appena 7 riusciranno a immatricolarsi all’università nei tempi, 13 resteranno indietro.

La crisi del coronavirus ha messo in evidenza le fragilità di una società dove le reti di sostegno alle persone sono sempre più indebolite, ha allargato ulteriormente le disuguaglianze.

Vogliamo impegnarci nelle elezioni regionali di settembre, per una Liguria più egualitaria e solidale.

Le disuguaglianze sono al centro della crisi della Liguria. La questione delle disuguaglianze deve guidare la lettura dei problemi che abbiamo di fronte e la loro riduzione ispirare tutte le politiche della regione.

La miseria crescente è un’emergenza. Troppe e troppi vivono nel bisogno: una persona su ventitré si trova in gravi condizioni di deprivazione materiale in Liguria (Eurostat, 2018). La crisi, però, è più ampia di così.

La povertà che dobbiamo combattere è l’incapacità di avere autonomia, di poter indirizzare liberamente i propri sforzi verso un impegno, un contributo alla società liberamente scelto, non imposto dalla lotteria del destino. Il rischio di trovarsi poveri, di denaro, di strumenti, di risorse, di relazioni, anche solo per una fase della propria vita e a causa di eventi che non hanno nulla di eccezionale, è concreto per la maggior parte di noi. Una persona su cinque è a rischio di povertà o esclusione sociale in Liguria (Eurostat, 2018).

La Liguria, così, è una regione divisa. È divisa soprattutto da una questione generazionale.

Si pone una questione in generale legata al nostro modello di sviluppo. Oggi, infatti, figli e nipoti sanno che staranno peggio di nonni e genitori. Non potranno vivere quella stessa tangibile progressione sociale e di ricchezza sperimentata da chi li ha preceduti.

In particolare, si pone una questione rispetto alla gran parte di giovani che sono più fragili. Qui le disuguaglianze scavano i solchi più profondi, tra una minoranza che ha e una maggioranza che non ha. Basta poco per ricevere una condanna che sarà tendenzialmente a vita: nascere in una famiglia con meno possibilità, crescere in un luogo periferico, non trovare insegnanti e adulti che investano su di te. Viceversa, chi riesce è avrà dimostrato bravura, certo, ma avrà anche avuto la sua quota di fortuna in un territorio che nega sistematicamente opportunità ai giovani.

La crisi del coronavirus ha messo in evidenza le fragilità di una società dove le reti di sostegno alle persone sono sempre più indebolite. I processi in corso ci spingono nella direzione di una società individualizzata, dove grandi progetti di cooperazione come l’Unione europea sono aggrediti, muri alle frontiere sono innalzati, è negato aiuto a chi scappa da fame, guerra e povertà, crescono nazionalismo e razzismo. La destra di Toti persegue un chiaro disegno in questa direzione. Lavora per una Liguria che esclude, per pochi, dove può prosperare solo una minoranza di privilegiati.

È per questo che la sinistra deve esprimere una nuova cultura ancorata all’egualitarismo ed è per questo che in tale direzione rivolgiamo il nostro impegno. È uno sforzo che a livello nazionale vede impegnato il forum “Disuguaglianze e diversità” che ha presentato quindici proposte per la giustizia sociale in cui ci riconosciamo.

Pertanto, chiediamo a Ferruccio Sansa e alle candidate e ai candidati della coalizione che lo appoggia di impegnarsi a lottare contro le disuguaglianze con progetti radicali, innovativi e coraggiosi, in particolare chiediamo un impegno su queste tre priorità:

L’attuazione in Liguria, in via sperimentale, del piano sull’eredità per l’autonomia dei giovani.

L’eredità è parte del programma di Sansa. È un investimento urgente sul futuro di tutte e di tutti in Liguria. Consiste infatti di una strategia per sostenere quelle giovani e qui giovani su cui altrimenti non punterebbe nessuno. L’eredità si compone di un assegno progressivo e incondizionato dato alle maggiorenni e ai maggiorenni nel momento critico d’ingresso nell’età adulta, di percorsi nella scuola per valorizzare l’autonomia e d’investimenti strategici per recuperare spazi per la vita e le attività dei giovani.

La realizzazione di politiche ambientali e di contrasto ai cambiamenti climatici finalizzate a un nuovo modello di sviluppo ancorato alla promozione della giustizia sociale.

La questione ambientale non può essere scissa da un obiettivo di giustizia sociale. La transizione ecologica infatti deve consistere di un processo di trasformazione del nostro modello di sviluppo per ridurre le disuguaglianze e la sperequazione di opportunità tra le generazioni presenti e future, ma anche tra le persone che abitano la terra oggi. Dobbiamo favorire un progresso socio-ecologico, come l’ha definito Fabrizio Barca, affinché la transizione urgente verso la giustizia ambientale tenga sempre conto dei suoi effetti sociali, per evitare che siano le persone più fragili a pagarne i costi. Spesso, invece, le politiche ambientali vanno in direzione diversa e sono pensate, come i vari sistemi di deduzioni fiscali, per aiutare chi ha già maggiore sicurezza economica e sociale. È necessario cambiare logica. Le politiche ambientali della regione devono essere accelerate e devono essere rivolte prioritariamente a favorire un riequilibrio che sia allo stesso tempo ambientale e sociale, intervenendo innanzitutto a favore di quei territori e quelle persone che hanno pagato e stanno pagando maggiormente i costi della transizione ecologica, in particolare nelle vecchie aree d’insediamento industriale.

La costruzione di un nuovo sistema di welfare inteso come politica generativa a sostegno dell’autonomia delle persone.

Le politiche di welfare pensate e realizzate dalla sinistra mezzo secolo fa, benché sempre attuali nella filosofia, sono superate dal mutare dei bisogni e dall’emergere di nuove forme di povertà, che non sono più né marginali né occasionali. Inoltre, le antiche politiche di welfare sono state smantellate dalle amministrazioni statali, regionali e locali più recenti, di ogni colore politico. Quello che ci resta è un sistema residuale che non è capace di aiutare tutte le persone che ne avrebbero bisogno, marcato da una sempre crescente, inaccettabile, filosofia della carità verso le persone fragili. È necessario costruire un nuovo sistema di welfare regionale e locale che restituisca prioritaria importanza alle politiche sociali. Le politiche di welfare devono essere intese come strumenti al servizio delle singole persone e della regione nel suo insieme, perché volte a promuovere l’autonomia delle persone, mediare le tensioni tra individui e collettività, favorire la convivenza nelle differenze e accrescere la coesione sociale.

Sottoscrivendo questo appello ci impegniamo a sostenere il centrosinistra alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre, con il suo candidato Ferruccio Sansa. Chiediamo a Sansa e alle candidate e ai candidati della coalizione che lo appoggia di impegnarsi a lottare contro le disuguaglianze lungo le linee d’azione prioritarie indicate in questo appello. Ci impegniamo a favorire l’elezione in consiglio di quelle candidate e di quei candidati che si esprimeranno con maggiore chiarezza e nettezza a sostenere il nostro appello.

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Per una Liguria più eguale e solidale. Chiediamo a Sansa e alle candidate e ai candidati della sua coalizione di impegnarsi a lottare contro le disuguaglianze.

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