Genova che osa

Le periferie a Genova. Una città a rischio disgregazione.

III La concentrazione di migranti


Il 9,5% dei residenti a Genova è costituito da migranti; il valore mediano dei quartieri si colloca ben più in basso al 5,6%, a segnalare una diffusione molto squilibrata in città. Infatti, la mappa che individua le unità urbanistiche dove l’incidenza supera il 10% ritaglia 21 quartieri con valori dal 10,3% di Belvedere fino al 30,5% di Sampierdarena, 30,7% di Campasso e 33,6% di Prè. Va notato che in città si trovano quartieri in cui l’incidenza di migranti si potrebbe definire trascurabile, coma Bavari (1,7%), Castagna (2,2%) o Pegli (3,5%).

I quartieri ad altra incidenza di migranti disegnano tre zone urbane: la Val Polcevera, la medio-bassa Val Bisagno e il Centro storico. Tra queste, abbiamo già citato la Val Polcevera come una zona di crisi con forti elementi di disagio sociale, in cui il fenomeno migratorio non può che accuire il malessere. La medio-bassa Val Bisagno ha più le caratteristiche di un’area residenziale, ma presenta tuttavia elementi di degrado. I tre quartieri del Centro storico sono l’unica area che accoglie migranti, pur con livelli molto alti (il valore minimo del Molo è pari al 17,5%), a fronte di una maggiore solidità sociale, secondo vari indicatori dall’istruzione al reddito. Molo, Maddalena e Prè hanno la caratteristica, su tutta Genova e in particolare rispetto alle unità urbanistiche di che potremmo definire benestanti, di presentare una quota enorme d’immobili degradati (rispettivamente, il 25,3%, 25,7% e 50,9%), eredità di un crollo demografico del 61% dal 1951 a oggi.


Lo studio consiste in elaborazioni sui dati dell’Ufficio di statistica del Comune di Genova (calcolo 2014, salvo la pubblicazione sulle dichiarazioni del redditi 2011) e dell’ISTAT (censimento 2011).


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