Relazione

Il 2-XI-2015 l’Unione europea ha celebrato—per così dire!—la Giornata europea della parità retributiva. La disparità salariale tra donne e uomini è tanto ampia che le lavoratrici si trovano in modo virtuale a svolgere le loro occupazioni gratis da quel giorno fino alla fine dell’anno, in confronto coi colleghi.
La disparità salariale non è altrettanto acuta in Italia come in altri Paesi europei, ma s’inserisce in un contesto ben noto e negativo per la piena parità di diritti e dignità tra donne e uomini, fatto di più bassa occupazione femminile, discriminazioni e abusi. Dare una vera applicazione al principio dello stesso stipendio per lo stesso lavoro è uno dei tanti passi necessari per risolvere finalmente una questione di disuguaglianza che affonda l’Italia.
Uno strumento efficace può essere intervenire nel sistema degli appalti, delle concessioni e dei benefici erogati dalle pubbliche amministrazioni.
Un intervento netto, con la previsione di un’apposita clausola d’esclusione, è stato ipotizzato dal Parlamento europeo con la Risoluzione del 24-V-2012. Anche se non prevede un obbligo di esclusione necessario per violazione della parità salariale, la nuova Direttiva 2014/24 in materia di appalti impone agli Stati membri l’adozione di misure adeguate per garantire la parità salariale nell’esecuzione degli appalti (Articolo 18, paragrafo 2) e in aggiunta consente alle amministrazioni aggiudicatrici di stabilire un’esclusione, oppure agli Stati membri d’imporla di diritto, quando sia dimostrabile con qualunque mezzo la violazione della parità salariale (Articolo 57, paragrafo 4, primo comma, lettera a)).
La normativa vigente in Italia (in particolare il Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE, che guarda ancora alle precedenti Direttive europee) non prevede alcuna misura adeguata per far rispettare l’obbligo della parità salariale nello specifico campo dell’esecuzione degli appalti. In generale, l’Articolo 28 del Codice delle pari opportunità prevede un generico divieto di discriminazione retributiva, non sanzionato in alcun modo. In modo ingiustificabile, il disegno di legge S. 1678, Delega al Governo per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, non contempla alcuna misura per dare attuazione all’obbligo di parità salariale e, addirittura, un emendamento in questo presentato alla Camera da Luca Pastorino (emendamento 1.940) è stato respinto col parere contrario del Governo.
Va ricordato che l’obbligo della parità salariale deriva dalla Convenzione numero 100 sull’uguaglianza di retribuzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), fatta nel 1951, per l’Italia come per l’UE (infatti, la citata Direttiva 2014/24 vi fa riferimento).
La presente proposta di Legge andrebbe a colmare la lacuna nei limiti della competenza regionale, come delimitata tra l’altro dalla giurisprudenza costituzionale con le sentenze numero 401 e numero 431 del 2007.
L’Articolo 1 prevede un obbligo di assegnare punteggi premianti agli offerenti che rispettano o s’impegnano a rispettare l’obbligo di parità retributiva tra donne e uomini.
L’Articolo 2 stabilisce una generale esclusione da tutti i benefici erogati dalla pubblica amministrazione regionale e locale.
L’Articolo 3 disciplina l’approvazione di un regolamento.
L’Articolo 4 determina una durata decennale della Legge.
L’Articolo 5 reca la clausola d’invarianza finanziaria.

 

Proposta di legge regionale: Misure a sostegno della parità salariale tra donne e uomini

Articolo 1: Concessioni e appalti
1. Le amministrazioni pubbliche della Regione e degli Enti locali, inclusi i rispettivi enti strumentali, hanno, nelle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, l’obbligo di assegnare punteggi premianti agli offerenti che rispettano o s’impegnano a rispettare il divieto di discriminazione retributiva tra donne e uomini stabilito dall’Articolo 28 (Divieto di discriminazione retributiva) del Decreto Legislativo 11 aprile 2006, numero 198, Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell’articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246.

Articolo 2: Contributi e benefici
1. Sono esclusi da qualunque contributo o altro beneficio economico assegnato dalla Regione e dagli Enti locali, inclusi i rispettivi enti strumentali, tutti i soggetti che, avendo titolo di accedervi in qualità di datori di lavoro, violano il divieto di discriminazione retributiva tra donne e uomini stabilito dall’Articolo 28 (Divieto di discriminazione retributiva) del Decreto Legislativo 11 aprile 2006, numero 198, Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell’articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246.

Articolo 3: Regolamento
1. La Giunta regionale approva il regolamento per l’applicazione di questa Legge, entro un mese dall’entrata in vigore.
2. La competente Commissione permanente dell’Assemblea legislativa può prorogare due volte, fino a un massimo di due mesi, il termine di un mese previsto dal comma 1, su richiesta motivata della Giunta regionale.

Articolo 4: Durata
1. Le disposizioni di questa Legge hanno efficacia fino al 31 dicembre 2026.

Articolo 5: Verifica e revisione
1. La Giunta regionale, dopo due anni dall’entrata in vigore di questa Legge e ogni biennio seguente, presenta all’Assemblea legislativa una relazione sulla sua applicazione, in particolare evidenziandone gli effetti sul divario retributivo tra donne e uomini in Liguria, anche tramite uno studio controfattuale.
2. La Giunta regionale presenta all’Assemblea legislativa delle proposte di revisione di questa Legge, incluso in merito alla sua durata, se opportune in conseguenza dei risultati delle verifiche periodiche previste dal comma 1.

Articolo 6: Disposizione finanziaria
1. Questa Legge non determina nuove o maggiori spese a carico del bilancio regionale.