Nel 2015 ha votato il 51,2% degli aventi diritto. Solo un quartiere ha superato il 60%: Crevari col 66,1%; sei quartieri sono scesi sotto il 45%: San Bartolomeo, Morego, Prè, Ca’ Nuova, Marassi e Maddalena (col 42,3%). È uno schema controintuitivo rispetto alla distribuzione dei quartieri più benestanti e istruiti, in particolare la costa dal Lido a Prè non supera mai il 50% di votanti e segna nel Centro storico i minimi cittadini.

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Tuttavia, si può ritrovare uno schema provando a stimare quello che si può chiamare il ‘voto d’opinione’. Il coefficiente di determinazione è debole, quindi la correlazione non è forte, comunque esiste una relazione positiva. Ipotizzando che gli elettori d’opinione si rechino più facilmente alle urne per le elezioni nazionali, più politicizzate, e senza tenere conto del progressivo calo di votanti negli ultimi anni che ha riguardato ogni genere di consultazione, possiamo stimare il voto d’opinione a Genova come la differenza tra i votanti alle politiche del 2013 e la media dei votanti alle comunali, regionali ed europee del 2012, 2015 e 2014.

Il voto d’opinione tende così a essere più rilevante nei quartieri più benestanti. Sfuggono allo schema, da un lato, i quartieri della zona di Sturla-Quarto, Castelletto e Pegli—che però già tendono a votare di più—, e, dall’altro, quelli di Sant’Agata-Marassi-Fereggiano—forse per un effetto legato alle alluvioni.

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Lo studio di “Prossima Genova” consiste in elaborazioni sui dati dell’Ufficio di statistica del Comune di Genova (calcolo 2014, salvo la pubblicazione sulle dichiarazioni del redditi 2011) e dell’ISTAT (censimento 2011).