KUWAIT 1982

MONDIALE CHE VAI, KUWAIT CHE TROVI

Il 21 giugno 1982 a Valladolid è una giornata afosa, il sol leone schianta i suoi raggi sulle tribune dello Stadio José Zorilla che, normalmente, ospita le partite della squadra di casa, il Valladolid appunto, appena piazzatosi nono nella Liga.

La Spagna nell’estate del 1982 ospita la Coppa del Mondo di Calcio, i Mondiali per intenderci, e le squadre in campo non sono per nulla iberiche: la Francia di Michel Platini sta conducendo per 3-1 contro il Kuwait, alla sua prima partecipazione a una Coppa del Mondo.

Il Kuwait è un piccolo emirato del Medio Oriente, ricco di petrolio e decisamente povero di tradizione calcistica. Eppure, complice qualche annata favorevole o particolari allineamenti astrali, dal 1976 al 1982 la nazionale di questo staterello desertico riesce prima a conquistare un secondo posto nella Coppa d’Asia del 1976, e poi a vincere l’edizione successiva, giocata in casa, nel 1980.

Kuwait - 1982

Alle qualificazioni Asia e Oceania pre-Mondiali il Kuwait è incredibilmente tra i favoriti e si conferma corazzata da battere: 6-0 contro la Tailandia, 4-0 con la Malaysia e 2-0 con la Corea del Sud. 12 goal segnati e 0 subiti. Le successive fasi finali confermano il trend positivo: 2-1 e 2-2 con la Nuova Zelanda, 0-3 e 1-0 con la Cina, 1-0 e 2-0 a regolare i cugini dell’Arabia Saudita. La nazionale di calcio del Kuwait è qualificata per la sua prima e unica volta alla Coppa del Mondo di Calcio.

Ad attenderla il Girone D, tutt’altro che abbordabile, con Francia, Inghilterra e Cecoslovacchia. In un calcio che intravedeva solo da lontano la globalizzazione e l’immenso giro d’affari e di denaro che sarebbe diventato, le apparizioni di squadre esordienti ai Mondiali erano oggetto di interesse, di curiosità e di culto. Il 21 giugno 1982, dopo un incoraggiante pareggio per 1-1 con la Cecoslovacchia, più di 30.000 spettatori si presentano sugli spalti di Valladolid per sperare nel miracolo dei kuwaitiani, contro la Francia di Michel Platini.

La partita, come prevedibile, è facilmente messa in ghiaccio dai transalpini, tra i quali va ovviamente a segno Le Roi. Al ’75esimo accade l’incredibile, il Kuwait accorcia le distanza con il centrocampista Al Buloushi: qualcuno crede nell’impresa, nel miracolo sportivo a cui ogni tifoso neutrale spera sempre di assistere. Invano.

Pochi minuti dopo la squadra esordiente al Mondiale regala finalmente lo spettacolo che tutti aspettano: i kuwaitiani sentono un fischio e smettono di giocare, pensando a un intervento arbitrale, ma il suono giunge dalle tribune e Giresse insacca il 4-1 per la Francia. È l’inizio di un’interminabile discussione tra l’arbitro russo Stupar e i calciatori del Kuwait, alla quale giunge a partecipare, dagli spalti, anche lo sceicco Fahd Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, il Presidente della Federcalcio kuwaitiana.

Sul campo da gioco si comincia ad assistere a una scena indimenticabile, i kuwaitiani circondano l’arbitro, Fahd Al-Ahmed scende dalla tribuna e raggiunge il manto erboso, minaccia ripetutamente Stupar di ritirare il Kuwait dal Mondiale e, alla fine, lo convince incredibilmente a non convalidare la rete. Il goal di Bossis all’89esimo riporterà il punteggio sul 4-1 e, dopo la successiva sconfitta per 1-0 contro l’Inghilterra, si concluderà senza vittorie e con una sola rete segnata l’unica Coppa del Mondo di Calcio del Kuwait.

Nel 1988, sei anni dopo la debacle contro i galletti transalpini, forse per senso di colpa, o per alimentare quel senso di ineffabile mitologia che caratterizza ogni esordiente di Coppa del Mondo, Michel Platini giocò la sua ultima partita di calcio proprio con la maglia del Kuwait, quando scese in campo per 21 minuti in un’amichevole contro l’URSS. Neppure la discesa in campo di Le Roi risparmiò il Kuwait, che perse 1-0.

La storia calcistica del piccolo emirato lasciò spazio a ben altre vicende che lo videro protagonista negli anni successivi. L’estate del 1990 portò con sé l’invasione del Kuwait per mano dell’Iraq e la cosiddetta Guerra del Golfo, che si abbatté con terribile violenza sul territorio costiero, sulla sua economia e sull’ecosistema ambientale circostante. Le immagini dei pozzi petroliferi dati alle fiamme, delle bombe saudite e dei carri armati nel deserto segneranno l’opinione pubblica per gli anni a venire.

Il miracolo calcistico del Kuwait al Mundialito del 1982 è solamente un ricordo sbiadito, ma resta indimenticabile il siparietto messo in scena nella sfida contro la Francia. L’arbitro Stupar venne sospeso dalla Fifa dopo l’incomprensibile scelta di non convalidare il goal transalpino, e la convincente diplomazia kuwaitiana nelle vesti di Fahd Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah si dissolverà come sabbia tra le dune desertiche con la sua morte, nell’agosto del 1990.

Fahd Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah

Nella memoria degli appassionati di calcio, però, i Mondiali hanno sempre scandito epoche e momenti storici. Quello del 1982 verrà sempre ricordato per i goal di Paolo Rossi, l’Italia Campione del Mondo per la terza volta, l’esultanza e l’urlo di Tardelli, ma anche per l’incredibile partecipazione del pressoché sconosciuto Kuwait, dei suoi due milioni abitanti gettati sul deserto e sulla costa del Golfo Persiano, circondati dalle potenze militari dell’Arabia Saudita e dell’Iraq.

Ci sono eventi, dinamiche, che non possono essere spiegati del tutto dalle statistiche e dai numeri. Possiamo affidarci ai goal fatti e subiti, al possesso palla, all’afa spagnola, ai decibel degli spettatori, ma ogni quattro anni, ad ogni Mondiale, accade qualcosa di imprevisto e incomprensibile: una squadra che sconvolge i pronostici, un’esordiente che rivela gesti e campioni destinati a rimanere nella memoria. Il Kuwait ne è stato un celebre esempio.

Ai Mondiali di Russia 2018 potremo contare su due nazionali che partecipano per la prima volta a una Coppa del Mondo di Calcio: Panama e Islanda. Se l’Islanda è già nota alle scene calcistiche internazionali per lo spettacolare tifo dei recenti Campionati Europei del 2016, lo stesso non si può dire della nazionale panamense, che si è qualificata a questi Mondiali per il rotto della cuffia. La vittoria per 2-1 contro la Costa Rica, in rimonta, è stata ampiamente viziata da un cosiddetto “goal fantasma”, convalidato.

Senza la partecipazione dell’Italia, noi tifosi neutrali diventiamo i più affamati di momenti memorabili e, quest’anno, possiamo contare su un ampio parterre di nazionali interessanti. Complice l’utilizzo della tecnologia della VAR, per la prima volta in una Coppa del Mondo di Calcio, si prospetta un Mondiale indimenticabile, tra esordienti e fenomeni.

Non ci resta che sederci in poltrona e armarci di telecomando e pop corn.