RECUPERO DEGLI SPAZI

Una proposta che riguarda il censimento degli spazi e degli immobili presenti in città per caratteristiche, condizioni e proprietà; al fine di creare, in una prima fase, un database digitale e pubblico e, successivamente, un piano di pedonalizzazioni, recuperi e demolizioni volto a restituire respiro a una Genova soffocata dal cemento.

La nostra città infatti eredita una struttura urbana spesso opprimente, figlia del periodo industriale e non adatta ad ospitare condizioni di vita migliori. L’attuale tessuto urbano non è funzionale in termini di benessere generale, e lo stesso vale per fasce generazionali più specifiche: scarseggiano prospettive e opportunità occupazionali per i giovani, e non viene promosso il profilo determinante dell’invecchiamento attivo (il 28,1% della popolazione ha 65 anni o più).

 

1. Una zona pedonale per ogni quartiere 

Le pedonalizzazioni sono volte alla creazione di spazi di vita per le persone, in una città che ha pessimi indicatori di vivibilità, se messa a confronto con altri grandi comuni.

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Le pedonalizzazioni devono essere accompagnate da patti concreti tra l’amministrazione e i cittadini, per promuovere servizi ed eventi caratteristici.

Una proposta molto simbolica, per quanto molto centralizzata, può riguardare la chiusura al traffico privato del sistema di Piazza e Via Colombo, e dell’ideale quadrilatero tra Via Brigata Liguria e Mura di S. Chiara, Via XX Settembre, Via Roma, Via XV Aprile, Piazza Fontane Marose e Piazza Sarzano.

 

2. Spazi a nuove realtà creatività e imprenditoriali 

Il recupero d’immobili pubblici non destinabili ad alloggi, gestiti anche da società partecipate e loro derivate (solo nel 2016 SPIM, cioè la società immobiliare del Comune, ha messo in vendita immobili per un valore complessivo di 2,3 milioni; IREN ha ottenuto immobili per il valore di 10 milioni di euro dalla ex SportInGenova), è un’ulteriore parte di questa proposta legata agli spazi, volta principalmente alla creazione di opportunità lavorative per i giovani.

Secondo il modello di molte città dall’importante storia industriale (Essen, Berlino, Manchester), l’amministrazione comunale deve essere capace di mettere a disposizione di attività creative e imprenditoriali un vasto numero di spazi a canone quasi simbolico, e senza filtri in accesso. Attraverso adeguati sistemi di bandi e progetti, il comune deve creare condizioni favorevoli che permettano lo sviluppo di attività produttive e di posti di lavoro in settori qualificati e competitivi. Inoltre, rivolgere questa proposta in particolare alla creatività giovanile avrebbe un valore simbolico importante per la città del presente e del futuro.

L’incremento dei livelli di disoccupazione nell’area metropolitana si è infatti concentrato in particolare nelle fasce più giovani.  L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno tipico dei paesi più benestanti e un effetto positivo dell’innalzamento della qualità della vita. A Genova, come in altre poche aree dell’Unione Europea, a questa prima situazione si è sovrapposta una grave riduzione dell’insieme di residenti di giovane età. La cronica mancanza di opportunità in città sta impoverendo il sempre più ristretto gruppo della popolazione giovanile, nella misura in cui il numero di quelli più istruiti e benestanti fugge in maniera sempre più consistente all’estero. 

Questa seconda parte della proposta sul recupero degli spazi è strettamente legata alla prima sulle pedonalizzazioni, laddove in un’ottica di riqualificazione dei quartieri, gli spazi vuoti devono ospitare le cosiddette “attività intelligenti”: in primis iniziative culturali ed imprenditoriali, a fronte della diversa evoluzione del tessuto commerciale, che tende a seguire e non precedere i movimenti della popolazione. 

 

3. Zero case vuote, recuperiamo 33mila alloggi 

La terza e ultima parte di questa proposta riguarda il recupero degli alloggi pubblici e privati oggi vuoti, attraverso un impiego concentrato di risorse economiche europee.

Il criterio guida di questa azione riguarda un diverso modo d’intendere la funzione dell’amministrazione comunale, come un soggetto che non si limiti a gestire l’ordinario, ma metta in sinergia le forze cittadine, l’amministrazione regionale, le associazioni dei proprietari immobiliari e i singoli proprietari.

La funzione è triplice: la ristrutturazione degli alloggi è volta a renderli conformi ai più avanzati standard ambientali, e persegue uno scopo ambientalista, dando allo stesso tempo nuova linfa al settore edilizio, creando posti di lavoro qualificati e, infine, recuperando un numero ingente di spazi a fini abitativi. Infatti, parte della proposta prevede accordi coi privati per garantire affitti a canone concordato.

La proposta s’inserisce in un contesto di disagio abitativo, di abbandono e degrado edilizio (oltre 30.000 alloggi vuoti, 51% di case in cattive condizioni a Prè), e di crollo dei valori immobiliari (fino a 10, 15% in un anno a seconda dei quartieri), cui l’edilizia popolare non dà adeguata risposta, soprattutto per le fasce d’età più giovani che cercano casa. 

Lavorare sugli affitti serve anche a riformare, almeno a livello locale, una consolidata politica di sostegno all’acquisto degli alloggi, generalmente fondata sul mito degli italiani proprietari della casa. Questa pratica non solo ha un maggiore costo in rapporto ai benefici per le casse pubbliche, ma soprattutto incentiva i cittadini all’indebitamento, tendendo a favorire più le banche di chi cerca alloggio. 

 

4. Facciamo respirare di nuovo la città, demoliamo quello che è di troppo 

Un’ulteriore evoluzione necessaria, laddove possibile, riguarda le demolizioni. In questo ambito il Comune ha acquisito esperienza con i casi di Via Giotto e Brignole, dimostrando che le demolizioni possono essere l’unica via praticabile per ridare fiato ai quartieri più oppressi dal cemento, per restituire spazi alla cittadinanza, e mitigare il rischio idrogeologico.

Questa fase d’interventi non può costituire il fulcro principale della proposta sugli spazi, ma deve essere un elemento essenziale in una pianificazione precisa. 

Nell’insieme delle nostre proposte questa legata agli spazi è quella che più organicamente risponde alle tre crisi contestuali di Genova (del lavoro, della popolazione e delle periferie) perché riguarda uno sforzo di rimodellamento del tessuto urbano, secondo un modello di sviluppo sostenibile sotto differenti profili, incluso quello idrogeologico, che da sempre è prioritario per Genova.

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