«Apprendendo le notizie che piovono in Regione durante le votazioni del Growth Act, comprendiamo ancora di più l’imbarazzo dimostrato da tutte le forze politiche (escluso il Movimento 5 Stelle) di fronte alla nostra proposta di sottoscrivere il Codice Etico per la Buona Politica». A dichiararlo il consigliere di Rete a Sinistra Gianni Pastorino, commentando il rinvio a giudizio degli esponenti di maggioranza Rixi, Bruzzone e Rosso, nell’ambito del processo per le “spese pazze”.
Bisogna fare un passo indietro, esattamente alla seduta del consiglio regionale della scorsa settimana: «Rete a Sinistra presenta una mozione affinché Regione Liguria firmi senza indugio la Carta dell’associazione Avviso Pubblico, come hanno fatto molte altre istituzioni italiane» – ricorda Pastorino. E invece niente da fare: l’aula adotta una strana “cautela”, un accordo “bipartisan” fa propendere per il no. «Per evitare la bocciatura immediata, siamo stati costretti a rinviare il provvedimento in commissione – aggiunge Pastorino – una commissione che, però, non è stata ancora convocata e neppure programmata. Alla luce dei fatti, approvare subito la nostra mozione sarebbe stato un bel segnale. Invece ha prevalso il gioco del rinvio».
A distanza di 7 giorni, l’atteggiamento tenuto in consiglio da quasi tutte le forze politiche trova corrispondenze nella cronaca giudiziaria. Ma Pastorino evita polemiche strumentali e guarda al concreto: «siamo garantisti: non ci piacciono le speculazioni di alcun tipo – sottolinea Pastorino – non crediamo nelle condanne a priori, ma neppure negli atteggiamenti autoassolutori che in queste ore circolano da più parti».
«Secondo noi, in una situazione così complessa e seppure in presenza di un atto non definitivo dell’autorità giudiziaria, sarebbe opportuno che chi ricopre cariche istituzionali così di rilievo valutasse di fare un passo indietro – prosegue Pastorino – sarebbe anzi auspicabile, a garanzia della propria persona e dell’istituzione che rappresenta».
Un fatto, però resta: «se la Regione si dotasse di un codice etico come quello proposto da Rete a Sinistra, verrebbero meno tutti i presupposti che generano queste situazioni, sulle quali, ribadiamo, è la magistratura che ora deve fare coerentemente il suo corso – evidenzia Pastorino -; sta di fatto, comunque, che è meglio disinnescare a priori il problema, applicare regole ferree, essere davvero trasparenti; poter prevenire è meglio che dover curare».
Prioritario mettere nero su bianco cosa un politico può fare o non fare; ma bisogna anche definire chiaramente un perimetro di regole certe nel funzionamento della macchina istituzionale: «oggi possiamo contare su un deciso intervento del collegio dei revisori dei conti – conclude Pastorino -; ma è piuttosto evidente che prima siano mancati indirizzi precisi sulle spese consentite ai gruppi consiliari; questo ha creato inevitabilmente una “zona grigia”».