Seafuture: a Spezia la fiera dell'usato militare

Seafuture: a Spezia la fiera dell'usato militare

Lorenzo Azzolini


Jun 19, 2018

Vendere una nave da guerra si capisce che non è una faccenda semplice, anche se usata. Eppure il metodo è piuttosto simile a quello di tanti altri settori industriali o artigianali, si promuove una fiera e si presentano i prodotti a un pubblico di interessati. Nel caso specifico ci si organizza un salone, una specie di versione militare del più noto salone nautico di Genova.

SeaFuture 2018 partirà tra qualche giorno a Spezia, ospitata ovviamente nell’Arsenale Militare. L’evento sarà corredato da alcune interessantissime conferenze per dare all’evento un valore storico-culturale. La mia preferita, se ve lo chiedeste, è certamente “Da Noè alle portaerei” (evoluzione del rancio a bordo delle Unità Navali).

Si tratta però di vendere navi usate, anzi usatissime. E questo spiega lo strano parterre internazionale invitato a partecipare all’evento: dall’Angola al Mozambico, dall’Oman alla Nigeria. Più di 60 marine militari di tutto il mondo, 26 appartenenti però a paesi non democratici. E qui iniziano i problemi.

E’ giusto vendere armi a regimi autoritari? O anche senza voler dare a questa scelta un valore morale è almeno strategicamente intelligente vendere armi a regimi autoritari quanto instabili con il rischio che vengano poi utilizzate da chissà chi per chissà quale scopo (difficilmente qualcosa di buono)?

La nuova ministra della difesa Elisabetta Trenta dovrebbe conoscere bene il tema visto che qualche anno fa la ONG che gestiva ha pagato mezzo milione di euro a un contractor per recuperare delle armi di Gheddafi che erano andate perse.

Abbiamo mappato gli stati che sono stati invitati a SeaFuture e abbiamo scoperto un mix esplosivo di mancanza di democraticità, elevate spese militari e scarsità di risorse per il benessere dei cittadini. Una serie di dati che stride davvero con la retorica dell’aiutarli a casa loro che va tanto di moda. Stiamo vendendo armi a paesi in cui si muore di fame e che sono in mano a regimi autoritari.

1. L’indice di sviluppo umano

Abbiamo mappato gli stati invitati a SeaFuture 2018 per indice di sviluppo umano. Indagare la povertà e il disagio sociale è sempre complesso e difficilmente si può identificare un unico indicatore esaustivo. In questo caso però le differenze tra i paesi partecipanti saltano all’occhio con grande facilità. A La Spezia si vendono armi a paesi in cui si muore di fame.

2. Democrazie VS regimi

Il democracy index eleborato dal The Economist analizza una molteplicità di aspetti per definire la democraticità di uno stato, contano la presenza di libere elezioni così come la possibilità di espressione e la libertà di stampa. In base al punteggio i paesi sono divisi in quattro categorie, i regimi autoritari, quelli ibridi, le democrazie deboli e quelle piene.

3. Bilanci militarizzati

Abbiamo confrontato la struttura dei bilanci degli stati divisi in base alla classificazione del The Economist. Gli stati autoritari investono di più in militare rispetto a quello che spendono in educazione e salute mentre più la forma di governo diventa democratica più la quota destinata al militare decresce. Da questa valutazione abbiamo creato un indice che misura la militarizzazione dei bilanci degli stati e l’abbiamo applicato ai partecipanti a SeaFuture, generando una nuova mappa.

Riferimenti

UN DP - Human development report www.undp.org

The Economist - EIU - Democracy Index www.economist.com

CIA - The world factbook www.cia.gov