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  • Il nostro piano per dare libri di scuola gratis a metà degli studenti liguri

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    Il nostro piano prevede di istituire un sistema di comodato d’uso (cioè un prestito gratuito) dei libri di scuola. La misura consente di coprire 25.700 studenti il primo anno di applicazione e 51.400 entro il terzo, immaginando, per esagerazione, che addirittura un terzo dei testi acquistati per i comodati debba essere sostituito ogni anno e senza considerare eventuali economie di scala. In tre anni 1 studente su 2 in Liguria avrà i libri gratuitamente garantendo un consistente risparmio alle famiglie.

    La misura costerebbe circa 5,4 milioni di euro. Di questi 2,6 milioni sono già a disposizione della regione e vengono forniti, ogni anno, dallo stato. Gli altri 2,8 milioni sono da reperire grazie all’impegno di risorse proprie della regione, l’esatta cifra che invece stanno regalando alle scuole private.

    Il piano non è nuovo, l’avevamo già avanzato 5 anni fa ed era stato portato in consiglio da Gianni Pastorino. Allora prevedevamo di reperire i 2,8 milioni necessari tagliando gli stipendi dei consiglieri regionali. La proposta venne respinta proprio dalla giunta Toti. Oggi però i soldi ci sono, solo che la giunta li vuole regalare alle scuole private.

    Il meccanismo del comodato d’uso è già sperimentato con successo proprio a Genova, alla Don Milani. Lì ogni alunno riceve i libri di testo gratuitamente all’inizio dell’anno e li riconsegna cercando di mantenerne invariato lo stato prima dell’estate. Su larga scala il meccanismo è applicato nel comune di Bari.

     

    Quanto spendono le famiglie per i libri

    Tra qualche settimana ogni famiglia che ha almeno un figlio si troverà a spendere, in media, tra i 180 e i 230€ per l’acquisto dei libri di testo. Complessivamente le famiglie liguri spendono ogni anno circa 20 milioni di euro in libri di scuola.

     

    La dispersione scolastica

    Una ricerca svolta anni fa proprio dalla Regione Liguria dimostra come la dispersione scolastica sia direttamente collegata alle difficoltà economiche delle famiglie. Il rischio dispersione infatti aumenta in relazione all’indice di deprivazione delle famiglie e alla necessità immediata di reddito dallo studente. L’ultimo rapporto del MIUR arriva alle medesime conclusioni mettendo in correlazione i dati sull’abbandono complessivo degli alunni con alcuni dati presi dal Rapporto BES dell’Istat (livello culturale e del grado di istruzione raggiunto dalle famiglie, capacità reddituali e il benessere economico del territorio, grado di partecipazione al lavoro della popolazione e delle donne con figli).

    Sono dati a cui Giovanni Toti ha accesso e che ha scelto di ignorare deliberatamente, perché questa è la sua idea di Liguria. Una regione in cui se hai mezzi vai avanti e se, invece, ti trovi in difficoltà, vieni abbandonato e lasciato indietro.

     

    La petizione contro il finanziamento alle scuole private

    Giovanni Toti ha deciso di regalare 2,8 milioni di euro alle scuole private. Non è la prima volta che la giunta sceglie di concentrare le risorse per favorire le private. Così come è accaduto nel caso del bonus per l’acquisto di tablet che era iniquamente diviso e garantiva 1milione di euro agli studenti delle scuole paritarie a fronte di 1,5 milioni per gli studenti delle scuola pubbliche. Peccato che a fronte di 9550 iscritti alle paritarie ce ne siano 152953 iscritti alle scuole pubbliche.

    Si tratta di scelte precise e ideologiche. Toti investe nelle scuole private perché preferisce e promuove un sistema in cui i servizi sono privatizzati e non pubblici.

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  • Il piano dirompente di Genova che osa per favorire l'autonomia dei giovani

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    L’eredità per l'autonomia dei giovani è una misura contro le diseguaglianze. Vuole far uscire da una condizione di minoranza chi, oggi, escluso da qualsiasi misura di welfare, è costretto a ridimensionare la portata dei propri sogni, o ha smesso addirittura di averne.

    Il nostro piano prevede una dotazione monetaria progressiva e incondizionata, attribuita a ogni 19enne. Si tratta di un sostegno rilevante nell’età in cui si compiono scelte di vita fondamentali, per favorire la realizzazione personale e la partecipazione sociale dei giovani.

    La proposta di legge

    Centrosinistra e 5 stelle uniti per sostenere l'eredità per l'autonomia

    Luca Garibaldi, consigliere regionale del Pd, ha presentato in consiglio la proposta di legge “Norme regionali per favorire l’autonomia delle nuove generazioni”. La proposta è stata sottoscritta dai consiglieri dell’opposizione progressista e pentastellata: Barbagallo, Lunardon, Righello e Rossetti del Pd, Pastorino e Battistini, di Linea condivisa, Tosi e Melis del M5S, Michelucci e Ferrando di Italia Viva.

    La proposta, che abbiamo seguito assieme a Garibaldi, è la prima declinazione in un atto legislativo del piano sull’eredità per l’autonomia dei giovani. Per questo riteniamo sia un importante risultato nella nostra campagna di stimolo e pressione.

    L'appello

    Contro le diseguaglianze: un piano per dare opportunità ai giovani

    Genova è una città divisa, la Liguria è una regione divisa. Le disuguaglianze tagliano la nostra società tra chi ha e chi non ha, lasciando indietro tanti mentre pochi, fortunati, vanno avanti. In particolare, tante ragazze e tanti ragazzi, oggi, non riescono a costruirsi in autonomia un percorso di vita soddisfacente. Le generazioni dei nonni e genitori hanno sperimentato con chiarezza un balzo in avanti: per loro maggiore ricchezza e progresso sociale si sono materializzati in modo tangibile. Le nuove generazioni, figli e nipoti, sanno che staranno peggio, che non potranno vivere quella stessa progressione sociale.

    Il percorso di studi è un indicatore: di una prima elementare di 20 alunni in Liguria sappiamo che appena 7 riusciranno a immatricolarsi all’università nei tempi, invece 13 resteranno indietro. Qualcuno dirà che falliscono perché non meritano. Eppure, è vero il contrario. Basta poco per trovarsi dalla parte sbagliata delle fratture che tagliano la società. Lo può testimoniare chiunque: chi sta studiando o ha da poco terminato gli studi pensando alla sua classe, chi è più grande ricordando la storia dei compagni di figli e nipoti.

    Il futuro dei giovani è abbandonato al caso. Non stupisce che, a Genova, 3 scuole professionali e tecniche su 5 presentino un livello sociale basso delle famiglie dei loro studenti, contro soltanto 1 liceo su 4.

    Nascere in una famiglia fragile, crescere in un luogo periferico, avere la sfortuna di non trovare insegnanti e adulti che abbiano voglia di investire su di te sono generalmente condanne a vita. Viceversa, chi riesce è stato bravo, certo, ma avrà avuto la sua quota di fortuna in un territorio che nega sistematicamente opportunità ai giovani.

    Questa divisione è iniqua ed è anche insostenibile, perché rende sempre più squilibrato il nostro territorio. Infatti, i giovani liguri più fortunati scappano altrove appena possono, gli altri restano qui impantanati; chi poi nasce fuori, molto difficilmente considera di venirsi a stabilire qui.

    Sappiamo che il nostro futuro è indissolubilmente legato al progresso delle nuove generazioni. In particolare, misura di questo progresso è quanto riusciremo a portare avanti chi resta indietro. Per contrastare la crisi, è necessario invertire rotta. Dobbiamo lottare contro le disuguaglianze che colpiscono i giovani. Dobbiamo costruire un sistema che crei e ridistribuisca opportunità.

    L’obiettivo è ambizioso: serviranno un lavoro lungo e una strategia fatta di studio e numerose iniziative, ma dobbiamo attivarci subito ed essere incisivi. Perciò, in vista dell’elezione regionale di primavera, chiediamo alle forze politiche progressiste di sostenere l’adozione in Liguria, in via sperimentale, dell’eredità per l’autonomia dei giovani, proposta nazionalmente dal Forum Disuguaglianze Diversità.

    Nell’ipotesi di Genova che osa, l’eredità per l’autonomia dei giovani consiste di una dotazione monetaria progressiva e incondizionata, attribuita a ogni 19enne. Si tratta di un sostegno rilevante nell’età in cui si compiono scelte di vita fondamentali, per favorire la realizzazione personale e la partecipazione sociale dei giovani. La dotazione è accumulata di anno in anno con l’accantonamento di risorse regionali, ma anche dei comuni e private, in uno specifico fondo vincolato e gestito secondo criteri di finanza etica. L’importo massimo della dotazione è di 40 mila euro per chi proviene da famiglie meno abbienti; il costo complessivo a regime sarà di 120 milioni, cioè appena un cinquantesimo della spesa effettiva della regione, che supera i 5,5 miliardi.

    L’eredità deve essere parte di una strategia più ampia di costruzione di un nuovo welfare per combattere le disuguaglianze. Perciò, con le scuole dovranno essere istituiti percorsi di affiancamento dei beneficiari, rispetto all’impiego della dote. Inoltre, il fondo vincolato potrà essere impiegato per altri interventi diretti al contrasto delle disuguaglianze tra i giovani, come il recupero di alloggi e di spazi per attività imprenditoriali, sociali, culturali e creative.

    L’eredità è un investimento di tutta la regione sul futuro. È un investimento su quei giovani su cui altrimenti non punterebbe nessuno.

    L’eredità vuole far uscire da una condizione di minoranza chi, oggi, escluso da qualsiasi misura di welfare, è costretto a ridimensionare la portata dei propri sogni, o ha smesso addirittura di averne. Per questo avrà un effetto dirompente: investire sul futuro dei giovani significa investire sul futuro e il benessere di tutti.

     

    Primi firmatari

    Lorenzo Azzolini, Maddalena Bartolini, Brando Benifei, Viola Boero, Luca Borzani, Rosaria Carcassi, Giuliano Carlini, Barbara Carpanini, Luca Cavalieri, Alessandro Cavalli, Leonardo Chessa, Domenico Chionetti, Pietro Ciuffardi, Sergio Cofferati, Paolo Cortigiani, Simone D’Angelo, Alberto Diaspro, Sandro Frega, Stefano Gaggero, Luca Garibaldi, Antonio Gibelli, Paolo Giovannini, Carla Grippa, Lorena Lucattini, Andrea Massera, Arcangelo Merella, Marco Montoli, Giorgio Pagano, Marianna Pederzolli, Stefano Petrella, Paolo Pissarello, Stefano Poli, Angelica Radicchi, Emilio Robotti, Guido Rodriguez, Daniele Salvo, Stefano Sarti, Francesco Surdich, Alessandro Terrile, Sebastiano Tringali, Claudia Vago, Giacomo Zolezzi.

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