La manifestazione di ieri pomeriggio a Ventimiglia é stata caratterizzata fin dall’inizio da un pesante clima di accerchiamento e di repressione. Infatti, a differenza delle altre aseemblee e sit-in organizzate dai No-borders, la presenza di rifugiati era assai esigua e alle circa 300 persone accorse per protestare é stato subito chiaro il perché: i migranti ospiti del centro d’accoglienza della stazione sono stati trattenuti all’interno dei locali, probabilmente perché gli é stato fatto presente che, se avessero partecipato alla manifestazione, non sarebbero più potuti rientrare se non si fossero fatti identificare ( e questa é il peggior ricatto a cui possono essere sottoposti migranti nella loro situazione, perché un’identificazione cancellerebbe ogni possibilità di richiedere asilo in un altro paese).

Si é deciso di andare comunque avanti con l’assemblea in una piazza della stazione completamente militarizzata e dove ogni via d’accesso era bloccata dalle forze dell’ordine, che hanno deciso di fermare sul nascere il corteo che si sarebbe dovuto svolgere fra le vie cittadine, chiedendo i documenti a chiunque volesse uscire dalla Piazza.

Il peggio però é accaduto alla sera, quando i manifestanti rimasti hanno deciso di dar luogo ad un sit-in con le tende, sgomberato dopo pochissimo tempo dalle forze dell’ordine. Si sono viste manganellate a freddo e veri e propri inseguimenti ai No-Borders fra le vie cittadine.

A tutto questo si aggiunge che il centro d’accoglienza é sovraffollato (mancano le bradine, ci si aggiusta con le tende) e in generale la stazione sembra ripiombata nella situazione di 4 mesi fa.

Insomma é stato sgomberato il Presidio ma la questione migranti a Ventimiglia é ben lontano dall’essere risolta.

Jacopo Colomba, candidato Rete a Sinistra elezioni regionali