I resoconti delle discussioni dei tavoli di lavoro del mattino. Grazie a tutti quelli che hanno partecipato portando contributi per allargare e approfondire la nostra discussione.

1. Gestire bene il territorio

Un manifesto per una corretta gestione del territorio e del paesaggio. La nostra contrarietà al piano casa. Investire bene per rigenerare il patrimonio abitativo esistente.

Gianni Pastorino, consigliere regione Liguria per Rete a sinistra

Santo Grammatico, Legambiente

Massimo Quaini, geografo, Università di Genova

Filippo Delle Piane, presidente Ance Liguria

Luisa Calimani, urbanista

Fabio Marante, Fillea CGIL 

Massimo Giacchetta, Casabita

Enrico Pignone, consigliere delegato all’ambiente città metropolitana di Genova

moderatori: Ludovica Schiaroli, Stefano Gaggero

Gli interventi

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra, Consigliere regionale) — Il 9 votazione degli emendamenti in Commissione, il 15 voto definitivo in Assemblea. Il primo Piano Casa è la Legge 49/2009: la proposta di Toti ha molti elementi di continuità. Riflessione della Rete è che non siano possibili emendamenti migliorativi al Piano di Toti, proprio perché è sbagliato l’impianto di base del 2009. La Rete propone un disegno sostitutivo, una controproposta, con un unico emendamento. La scelta è di puntare su una sola carta per proporre alternativa. Filosofia del Piano è che la costruzione per iniziativa privata, fuori da ogni pianificazione e in deroga perenne, abbia un valore positivo in sé. In questo si pongono problemi di costituzionalità sul rispetto della normativa costituzionale in materia di funzioni di programmazione degli Enti locali e competenza per la tutela del paesaggio. Caso tipico è il rischio del Parco di Portofino di essere aggredito da ampliamenti su 400 edificazioni, quando non potrebbe reggere più di 25 cantieri. Piano casa è espressione trasversale del partito immobiliarista. Va notato come già il Piano di Burlando non sia servito a rilanciare il settore edilizio, per ammissione dello stesso nuovo Piano di Toti.

Logica alternativa sarebbe invece partire dal principio del consumo zero di suolo, per investimenti su riqualificazione e rigenerazione del costruito esistente. Tornando sul Parco di Portofino, si mette a rischio un indotto economico da 1 miliardo di euro.

Dobbiamo capire se oltre l’emendamento sostitutivo abbia senso proporne di più limitati su aspetti specifici e portanti dell’impianto complessivo del Piano Casa. [anche emendamenti puntuali]

Cardini dell’emendamento della Rete sono il ruolo di programmazione dei Comuni, il consumo di suolo zero e la delimitazione degli spazi urbani, la riqualificazione e rigenerazione, la partecipazione degli abitanti, l’abrogazione della Legge 49/2009. L’emendamento della Rete sarà poi presentato come proposta di legge.

Enrico Pignone (Rete a Sinistra, Assessore metropolitano) — Il Comune di Genova esce da un percorso per il nuovo PUC che incorpora per la prima volta la VAS, cioè un processo circolare di partecipazione e condivisione per sviluppare una visione strategica per costruire il piano urbanistico. Teniamo presenti le caratteristiche della Liguria che s’innestano sulla pianificazione: in una Regione, lunga, stretta e piccola la conflittualità è accentuata. Concettualmente sbagliato immaginare interventi in deroga a qualunque pianificazione, sulle premesse “data la crisi edilizia, allora…”: si tratta di voler dare risposte a piccole lobby, non soluzioni. Invece di deroghe che esasperano rapporti conflittuali nella gestione del territorio, dovremmo immaginare soluzioni che normalizzano. A Genova è stato problematico uno scontro anche ideologico sulla Linea Verde che ha lasciato da parte altri aspetti importanti che però sarebbero la declinazione anche culturale del concetto di consumo zero di suolo. Nella programmazione è necessario anche fare valutazioni per evitare opere per un lavoro fine a sé stesso, come nel caso del Terzo Valico (inutile per collegare più velocemente Milano a Genova).

Il 9 mozione in Comune contro il Piano Casa e sviluppo in Comune di una proposta di legge, dato che Genova ha potere d’iniziativa legislativa regionale: qual è il Piano Casa possibile per Genova? Si può partire dalla grande riflessione svolta sul PUC.

Resilienza e sviluppo economico possono essere i fili conduttori della discussione del tavolo, i due cardini di una nuova amministrazione.

Santo Grammatico (Legambiente) — Sarebbe stato importante usare un approccio scientifico di studio degli effetti e del contesto in seguito alla Legge 49/2009: quindi, l’approccio del Piano di Toti è ideologico. Quali sono le priorità? Il settore edilizio è importante, ma per fare cosa? Da uno studio del censimento edilizio dell’ISTAT risulta che, nei quatto capoluoghi, su circa 300.000 edifici esistenti 10.000 sono stati classificati in cattive condizioni. Così si vede che i parchi non sono un problema. Tra le righe del Piano Casa, anche con l’attacco ai parchi, si legge una logica antiburocrazia a tutti costi per favorire lo sviluppo di rendite immobiliari: questo spiegherebbe anche il possibile aumento da 170 a 200 mc per i volumi tra i 1.000 e 1.500 mc, cioè 70 mq che con un investimento di 100.000 € danno una rendita in aree pregiate (come appunto i parchi) fino a 700.000 €. La logica è portata all’estremo col riconoscimento degli interventi anche sugli immobili condonati, che laddove siano in aree alluvionabili si porta pure dietro un premio del 50% dell’aumento dei volumi in caso di trasferimento. Va ricordato che per le sue caratteristiche, la Liguria è la Regione con più infrastrutture: ogni 100 kmq, 98 km di strade. Così si spiega l’alto rischio frane.

Il Piano Casa dovrebbe essere il pretesto per ragionare di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Nell’edilizia significa di sicuro immaginare interventi sul costruito per generare ricchezza, ma nella filosofia di un altro modello di sviluppo. Nello sviluppare una proposta alternativa, vanno spiegate le ricadute sociali, economiche e ambientali. Questo anche per condurre una battaglia culturale dove gli abitanti delle città devono recuperare un rapporto ecologico con l’ambiente. [tenere presenti gli aspetti culturali di un nuovo modello]

Massimo Quaini (geologo, UNIGE) — Sul Piano Caso ci chiediamo quale strategia sottenda e quale procedura. La chiara strategia è svuotare la programmazione paesaggistica, che è un problema rispetto agli elementi democratici della pianificazione urbanistica: trasparenza, sussidiarietà e partecipazione. In aggiunta la tendenza ad asservire le autonomie locali alla Regione, maturata già con Burlando. Ci si sarebbe aspettati un’analisi dei risultati del Piano Casa del 2009: i dati sparsi raccontano di un Piano molto applicato (130 interventi nel solo Comune di Lerici, ben 81 a Celle Ligure). Il Piano Casa poi nasce in assenza del Piano paesaggistico, che sarebbe dovuto per la normativa nazionale, e nella conseguente debolezza della legislazione regionale urbanistica. Il Piano Casa e la nuova Legge urbanistica si sposano bene. A confronto, la precedente era volta a potenziare le competenze comunali di governo del territorio, giudicando il Comune come la sede più idonea per scegliere in merito alla pianificazione, raccolto il parere della Regione e i contributi degli abitanti e delle rappresentanze d’interessi locali, con un investimento sugli elementi democratici della pianificazione territoriale. La vecchia Legge urbanistica ha fallito per l’impreparazione dei tecnici del settore (gli urbanisti e architetti) come pure per le resistenze di politici e tecnici della Regione che tendevano a difendere le loro competenze discrezionali rispetto all’assunzione di scelte sulla base di analisi tecniche e scientifiche.

Per le caratteristiche, la Liguria si salva se si salvano assieme città e spazi rurali: servirebbe un ragionamento sull’agricoltura e il recupero del territorio. [agricoltura]

Filippo Delle Piane (ANCE) — È importante seguire un approccio filosofico: cosa fare? dove andare? cosa serve? In particolare è importante sapere che le opere si fanno quando e perché servono. Per il settore edilizio il Piano Casa ha un impatto secondario, in particolare il settore potrebbe lavorare trent’anni senza mai toccare un parco. Va cambiato paradigma perché il mercato oggi non tende più a cambi di destinazione d’uso verso il residenziale: a Genova abbiamo perso 200.000 abitanti e il settore residenziale è risolto per la prima casa e anche per la seconda. [nessuna battaglia ideologica col rischio di combattere brutte pratiche del passato non più attuali] Come si può gestire un bilancio del suolo o anche un bilancio del consumo zero di suolo? Se riteniamo che il suolo consumato adesso sia più che soddisfacente rispetto ai bisogni, come ci muoviamo? Per questo serve ragionare di bilancio, per avere strumenti che diano una giusta flessibilità d’intervento dentro le aree urbane in modo da non costringere a lavorare nelle aree rurali: oggi la sostituzione edilizia non funziona per le regole che non la fanno funzionare. Si pagano più oneri per la sostituzione che non per una ristrutturazione integrale. Se parlare di sostituzione edilizia è complesso, ragionare di rigenerazione è impossibile ragionando di un tessuto immobiliare frammentato spesso anche per colpa di amministrazioni pubbliche che hanno venduto per fare casa il loro patrimonio edilizio alle famiglie che ci vivevano e non possono sopportare, né per motivi economici, né per motivi sociali, interventi di ristrutturazione o addirittura di sostituzione. Se vogliamo intervenire sul territorio, la normativa urbanistica e le destinazioni d’uso negli spazi urbani possono essere messe in discussione? Possiamo trasmettere e rendere attrattivo verso le persone il messaggio che si debba vivere in zone più densamente costruite? In coerenza con questo messaggio possiamo accettare deroghe alla pianificazione urbanistica sugli interventi edilizi nelle aree urbane? Accettiamo norme in deroga su una normativa stratificata e che dobbiamo poter mettere in discussione? [è necessario tenere presente i profili concreti rendendo possibili le cose]In definitiva lasciamo alle prossime generazioni la possibilità di continuare a intervenire nel nostro territorio, salvaguardando il valore del paesaggio che è un valore aggiunto.

Massimo Giacchetta (CASABITA) — In Regione l’assenza d’innovazione tecnologica e di programmazione sono un elemento di continuità tra tutte le amministrazioni. Su tre grandi aree come Prato Zanino, l’ex Ospedale di Quarto e la Tubi Ghisa la Regione è intervenuta per mere cartolarizzazioni senza nessuna strategia. Il ruolo di programmazione innovativa della Regione deve essere recuperato. Il settore edilizio allargato in Liguria coinvolge nel complesso 60.000 persone: metterlo a lavorare a sistema sarebbe vitale. Per questo serve anche un lavoro di riconversione della mentalità nel settore verso nuove tecnologie, nuovi materiali, nuove logiche: va investito anche nella formazione dei professionisti del settore. Altre Regioni si sono poste il problema della sostituzione e riqualificazione sia dal punto di vista normativo, sia della pianificazione: in Liguria il problema non se l’è mai posto la politica. La lobby della riqualificazione del tessuto edilizio deve spingere in quella direzione per superare un’insufficienza mentale dei politici e dei tecnici nell’amministrazione locale e regionale che oggi ci costringe a perdere tempo ed energie dietro un Piano dall’impatto irrilevante; la stessa politica che ha sempre visto i parchi come poltronifici e non risorse economiche. [va recuperato il ruolo della politica per una visione strategica e innovativa]

Fabio Marante (CGIL) — Sviluppiamo tre assunti: il settore dell’edilizia—lavoratori e imprese—non è responsabile della cementificazione, ma l’assenza di pianificazione politica; il settore dell’edilizia esce dalla crisi con nuove parole d’ordine e se tiene assieme imprese e lavoratori in un sistema edilizio qualificato fondato su aziende del territorio, perché la crisi ha spazzato via le imprese che hanno investito nella loro responsabilità sociale; le opere si fanno se sono utili al progresso, si può discutere sulle nozioni di ‘utilità’ e ‘progresso’ ma è superata l’idea che si possa costruire per dare lavoro a dieci edili. Il Piano di Toti esaspera quello già critico di Burlando e nasce senza alcuna analisi. Nel settore 4.000 posti di lavoro persi e 500 imprese uscite dal sistema bilaterale, di cui varie rientrate come false partite IVA o fuori dalla contrattazione collettiva, in un’opera di dumping contro le imprese virtuose che resistono. Se l’edilizia è la leva anticiclica per eccellenza, i 1.250 alloggi pubblici sfitti sarebbero il primo punto d’intervento per dare lavoro a 3.000 persone, riqualificare il patrimonio e intervenire sull’efficienza energetica, ma con un controllo necessario sugli investimenti per evitare l’ingresso d’imprese da fuori che non producono ricchezza sul territorio e portano lavoro malato, magari ricorrendo al caporalato. Dopo gli alloggi sfitti ci sarebbe il patrimonio edilizio scolastico. Per i privati si può dare la facoltà d’intervenire a consumo di suolo zero ricorrendo a risorse pubbliche per premiare chi lo fa secondo criteri di riqualificazione. Nel definire il principio di consumo di suolo zero bisogna spingere sul concetto di deimpermeabilizzazione. Il ragionamento non deve rimanere filosofico, bisogna sapere come investire sul principio del consumo zero possa sviluppare nuove occasioni di lavoro. Per questo serve formazione degli edili che deve acquisire nuove competenze a esempio sull’efficienza energetica. [investire sulla formazione]

Luisa Calimani (collaboratrice Commissioni Ambiente delle Camere) — È tanto opportuno un emendamento del tutto sostitutivo quando alcuni emendamenti specifici che aggrediscano i pilastri del Piano Casa (questioni dei parchi, delle coste, dei beni condonati). Il settore edilizio intende intervenire non nelle aree marginali ma nel tessuto urbano: il mercato è piano d’interventi di lottizzazioni nelle aree rurali incompleti o abbandonati. La battaglia per il consumo di suolo zero nelle aree agricole è ormai superata e tutti sono d’accordo perché a nessuno interessa più speculare lì: andava condotta anni fa. [capire qual è la sfida oggi: salvare le città] Il denaro punta a essere investito in zone sicure dove c’è rendita. L’impegno quindi è per salvare le città: non va bene l’idea della densificazione della città a scapito della città. Le città si salvano con gli spazi pubblici e questa posizione a sinistra deve essere assunta in modo forte e chiaro, per rappresentare un’alternativa alle politiche tipiche di destra; a esempio può essere fondamentale indicare di quanto deve essere ridotto il consumo di suolo e che va sviluppata una cintura verde delle città. [un piano del verde e cinture verdi nelle città] Il Piano Casa deve rientrare in modo organico in un progetto politico integrato che tiene assieme i temi del cambiamento climatico, dell’ambiente, dei bisogni delle persone a partire da quello abitativo. L’emendamento sia manifesto contro il consumo di suolo, partendo dalla definizione di suolo dell’ISPRA come impermeabilizzazione, per salvaguardare gli spazi liberi nelle città nell’ottica di costruire non parchi ma veri e propri boschi urbani e per sviluppare standard urbani adeguati.

Il tema è come sviluppare un piano di riqualificazione a fronte della frammentazione della proprietà immobiliare in Italia? Per questo si possono realizzare commissioni comunali miste per decidere della destinazione degli alloggi vuoti. [come si fanno le riqualificazioni con la proprietà immobiliare frammentata?] E come s’interviene rispetto alle persone che abitano nelle aree soggette a riqualificazione? Gli alloggi vuoti individuati servono anche come riserva per spostare le persone durante gli interventi di riqualificazione e l’amministrazione pubblica potrebbe anche finanziare interventi di riqualificazione degli alloggi. [come si fanno gli interventi di riqualificazione in modo umano?] Su questo va specificato anche nell’emendamento che il 20% dei volumi negli interventi deve essere finalizzato a edilizia sociale. [20% edilizia sociale]

2. Azioni in contrasto ai cambiamenti climatici

Cop 21 Parigi, i governi devono prendere decisioni per fermarne gli effetti negativi. I cittadini, le imprese e gli enti pubblici possono contribuire con azioni quotidiane, optando per un’economia circolare, informandosi e per la partecipazione praticata.

Cinzia Scaffidi, Slow Food

Annalisa Corrado, Green Italia / Possibile

Massimo Maugeri, Green Italia e Legambiente

Marco Furfaro, SEL

Rossella D’acqui, esperta ambientale

Maurizio Ferretti, Unige

Antonio Castrofino, Forum SEL beta

moderatori: Laura Canale, Lorenzo Azzolini

Traccia della discussione

cop21, parigi: i governi devono prendere decisioni per fermarne gli effetti negativi. I cittadini, le imprese e gli enti pubblici possono contribuire con azioni quotidiane, optando per un’economia circolare, informandosi e praticando la partecipazione.

Valutazione del modello e i contenuti per la discussione del transnational trade investment partnership ttip.

Ormai il cambiamento climatico c’è e l’innalzamento di 2 gradi della temperatura ci dicono essere certi. Cop 21 riuscirà almeno ad assumere iniziative per non aggravare la situazione?

Che cosa possono fare i cittadini? Quali comportamenti virtuosi per enti pubblici e cittadini? l’economia circolare può essere uno di questi?vantaggi e svantaggi.

Sintesi della discussione

E’ ormai convinzione comune e condivisa che il cambiamento climatico non sia solo una questione ambientale, ma piuttosto una questione economica e di modello di sviluppo.

Si conviene che ciascuno possa e debba adoperarsi per un contrasto efficace verso la definizione di un modello di sviluppo differente: per questo motivo  risultano indispensabili informazione, educazione, comunicazione. I nuovi media sono fattore di semplificazione, spesso eccessive, dei  messaggi ma possono essere utili se usati nel modo corretto.

Sicuramente rispetto a qualche anno fa c’è maggiore consapevolezza ambientale, cui va fornito un significativo ampliamento, aumentando la consapevolezza dei processi nella loro complessità. Nella piena consapevolezza  che la comprensione e condivisione di questi temi non sfociano automaticamente in consenso politico.

Un obiettivo certamente prioritario è far vincere l’idea che un diverso modello di sviluppo ci consentirebbe di vivere meglio.

in attesa dei risultato di cop21 è evidente quanto sia necessaria la partecipazione del singoli cittadini, delle istituzioni a tutti i livelli. Lo strumento può essere la discussione e la coprogettazione, il dialogo    ed il, anche con il mondo dell’impresa, il parternariato pubblico/privato, con una visione strategica e di sistema complesso.

La ricerca e l’innovazione tecnologica sono fondamentali, per questo vanno svolte in modo coordinato per evitare doppioni e/o carenze.

TTIP è giudicato la negazione di molte buone politiche, proprio perché livella al ribasso in termini di qualità, tutela e sicurezza della salute, con l’aggravante dalla segretezza, dell’opacità del negoziato e dall’incertezza degli obiettivi di crescita    e sviluppo economico che si pone.

Le proposte emerse dal dibattito come buona pratica stanno nella logica dell’economia circolare, che vuol dire risparmio, riuso, riciclo, nel coinvolgimento del cittadino che non è più solo consumatore ma diventa attore di un processo (consumattore).

Il cibo può essere assunto come paradigma di un nuovo modello di sviluppo in quanto consente di superare la frammentazione delle materie (cop21 non parla di agricoltura!!) e trattare il tema da tutti i punti di vista.

La raccolta differenziata dei rifiuti è centrale nel tema dell’economia circolare. La sfida è il coinvolgimento dei cittadini, con risultati molto diversi a seconda delle esperienze in termini di luoghi, pratiche, costi. Indispensabile la consapevolezza che nella diversità delle pratiche messe in campo c’è spazio per ulteriori studi e sperimentazioni e che comunque l’obiettivo il riciclo.

3. Il suolo come risorsa

Cura del suolo, dissesto idrogeologico, aree rurali e aree protette.

Massimiliano Milone, SEL Genova

Ivano Moscamora, AGRINSIEME

Alberto Girani, Direttore Parco di Portofino

Stefano Sarti, Vice-Presidente regionale LEGAMBIENTE Liguria

Giorgia Bocca, Associazione TERRA

Luigi Previati, Progetto di sviluppo rurale in Valpolcevera

Serena Recagno 

Paola Bongiorni, Ass.re Ambiente Comune di Sestri Levante

Nadia Repetto, Slow Food Liguria

Piero Pelizzano, esperto in cambiamenti climatici e resilienza

Eriuccio Nora, esperto in sostenibilità, Forum SEL beta

Anni Valle, Segr. regionale SEL Liguria, ex-Assessore all’Ambiente Comune di Arenzano

modera: Eleonora Righi

Il resoconto del lavoro svolto sarà pubblicato al più presto